Papa Francesco è il pontefice che ha favorito un “accordo provvisorio” con la Repubblica popolare cinese. Jorge Mario Bergoglio è, per la destra conservatrice statunitense, un “populista di sinistra”, con un pregiudizio anticapitalista. Due affermazioni – una concreta e una dimostrabile – che indicano quale possa essere il giudizio dell’amministrazione americana sull’operato del pontefice argentino. La geopolitica invita la Chiesa cattolica ad una scelta esplicita. Lo stesso vescovo di Roma è consapevole di come il multilateralismo viva una crisi profonda. Il pontefice argentino ne ha parlato con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede qualche settimana fa. Un nuovo bipolarismo cristallizzato, che veda contrapposti due colossi come Cina e Stati Uniti, è più di un’ipotesi.

Ad accorgersene è stato Antonio Socci, che su Libero ha esposto una tesi condivisibile. La visita di questa settimana del vicepresidente Usa Mike Pence in Santa Sede è servita – ha fatto notare il giornalista – ad incalzare la Ecclesia. Il fine dell’incontro tra Pence ed il Santo Padre è stato quello di definire la posizione delle istituzioni ecclesiastiche su quello che, per la visione trumpiana delle cose, è un bivio stretto e ineluttabile: la strada che impone di allearsi o con la Cina o con gli Stati Uniti. Il Papa, tornando dal viaggio in Giappone, ha detto che sarebbe contento di visitare Pechino entro il 2020. Bergoglio, in quella circostanza, ha anche aggiunto di amare la Cina. In questi giorni, poi, in relazione al coronavirus, il vescovo di Roma ha sottolineato l’impegno che il governo cinese sta mettendo in campo per debellare l’epidemia. Sono parole al miele, che seguono un patto che ha consentito al Papa della Chiesa cattolica di essere riconosciuto per la prima volta nella storia quale autorità religiosa legittima nella Repubblica popolare.

L'”accordo provvisorio”, che le parti analizzeranno nel corso del prossimo anno, permette al pontefice di nominare vescovi e d’istituire nuove diocesi. C’è un però: Jorge Mario Bergoglio e i suoi successori devono per necessità passare dal parere di quella che noi chiameremmo Conferenza episcopale cinese. I contenuti del patto non sono pubblici, ma qualche postilla è nota. Il cardinale Zen ed il “fronte tradizionale” segnalano le contaminazioni ideologiche dell’episcopato cinese. Per il Vaticano l’accordo è un trionfo diplomatico. Per i conservatori è una resa al comunismo e alle sue logiche. Un’accelerata diplomatica tra Cina e Santa Sede – questo è indubbio – c’è stata. E la cosiddetta “Chiesa sotterranea”, quella che non è disponibile all’organicità con l’Associazione patriottica cattolica cinese, subisce gli effetti della “sicinizzazione”, ossia dell’adattamento del culto alla dottrina massimalista. E, nonostante il reciproco avvicinamento, si parla ancora di persecuzioni.

La pastorale sui migranti, che è espressione diretta di questo pontificato, separa in maniera nitida il “trumpismo” dal “bergoglismo”. La querelle attorno al muro al confine con il Messico è solo il simbolo dello scontro tra due visioni del mondo che non hanno quasi nulla in comune. Trump e Bergoglio hanno individuato nella globalizzazione esasperata uno degli aspetti problematici dei nostri tempi, ma le ricette rintracciate per sanare la distanza tra élite planetaria e periferie “economico-esistenziali” differiscono molto. Il Papa guarda agli “ultimi della terra”. Il presidente degli Stati Uniti è per il “cristianesimo della prosperità”. Entrambi sono esponenti pro life, ma Bergoglio è sotto attacco per via del presunto ridimensionamento del ruolo di valori non negoziabili nel suo magistero. Trump, per i pro vita e famiglia, è un paladino. 

Marzo è il mese di “The Economy of Francis”, una manifestazione che avrà luogo ad Assisi, dove Bergoglio stipulerà con giovani ed economisti un’intesa complessiva sul futuro del mondo. Dalla “green economy” alla redistribuzione della ricchezza: Francesco, con questo ulteriore passaggio, delimiterà meglio la collocazione geopolitica del Vaticano. E la lontananza con Trump sembra potersi acuire. Nel novembre del 2020, infine, si svolgeranno le elezioni presidenziali americane: un presidente democratico, quasi per paradosso, sarebbe più in linea con la Weltanschauung di Francesco.

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