Il Vaticano ha chiesto a due vescovi legittimi di fare un passo di lato per favorire la nomina di altri due presuli, che però risultano essere illegittimi, ma contigui al governo cinese. La notizia è stata rilanciata da Asia News. “Lo scorso dicembre – ha scritto l’agenzia citata – mons. Pietro Zhuang Jianjian di Shantou (Guangdong) è stato obbligato ad andare a Pechino dove “un prelato straniero” del Vaticano gli ha chiesto di lasciare la cattedra al vescovo illecito Giuseppe Huang Bingzhang”. La medesima richiesta, poi, è stata fatta lo scorso ottobre a Mons. Giuseppe Guo Xijin, che da vescovo ordinario dovrebbe diventare l’ausiliare di un illegittimo. L’intento, pare chiaro, è quello favorire il dialogo tra la Chiesa cattolica e l’autorità governativa della Cina accondiscendendo a qualche richiesta proveniente da quest’ultima. Ma non a tutti sta bene. Il governo cinese, d’altro canto, ha tutto l’interesse a rimuovere due vescovi “sotterranei”, cioè due difensori della fede cattolica ostili per dottrina e convinzione all’assolutizzazione ideologica. 

Il cardinale Zen, che è un esponente di spicco della Chiesa cinese, sarebbe stato in qualche modo “esautorato” dal processo decisionale in questione. Il porporato, che è l’arcivescovo di Honk Kong, ha scritto una lettera sul suo blog, che è stata rilanciata da più di una fonte giornalistica. Poche, in realtà, considerando la portata della notizia. “Francesco – ha scritto Sandro Magister sul suo di blog – gli ha risposto d’aver dato ordine di “non creare un altro caso Mindszenty”, alludendo all’eroico cardinale primate d’Ungheria che nel 1971 fu obbligato dalle autorità vaticane a lasciare il suo paese, nel 1973 fu rimosso dalla sua carica e nel 1975 fu sostituito da un nuovo primate gradito al regime comunista”. Zen, insomma, ha sostenuto in qualche modo di essere stato “avvisato” dal pontefice sulle conseguenze di una eventuale e strenua resistenza alle mosse cinesi del Vaticano. Un retroscena che fornirebbe la prova definitiva di un clima molto teso e per nulla dialettico. 

“In questo momento cruciale e a causa della confusione che regna nei media – ha scritto nella missiva il cardinale di Honk Kong – conoscendo in modo diretto la situazione di Shantou e in modo indiretto quella di Mindong, mi sento in dovere di condividere la mia conoscenza dei fatti, affinché le persone sinceramente preoccupate per il bene della Chiesa possano conoscere la verità a cui hanno diritto. Sono perfettamente cosciente che, facendo ciò, sto parlando di cose che tecnicamente sono qualificate come “confidenziali”. Ma la mia coscienza mi dice che in questo caso, il “diritto alla verità” dovrebbe superare ogni “dovere di confidenzialità”. Zen, quindi, ha deciso di “vuotare il sacco”, prescindendo dalla natura confidenziale delle notizie rivelate.

“Nonostante il pericolo di essere accusato di rompere la confidenzialità – ha ribadito il cardinale – ho deciso di dirvi quanto sua Santità ha detto: “Sì, ho detto loro [i suoi collaboratori nella Santa Sede] di non creare un altro caso Mindszenty”! Ero là alla presenza del Santo Padre, in rappresentanza dei miei fratelli cinesi nella sofferenza. Le sue parole dovrebbero essere ben comprese come una consolazione e un incoraggiamento più per loro che per me”. Pur dichiarando assoluta fedeltà al pontefice della Chiesa cattolica, il cardinale Zen sembra non essere intenzionato a “mollare la presa” sulla vicenda Si è dichiarato “fiero”, del resto, di rappresentare “un ostacolo” a quella che ritiene essere una vera e propria “svendita” della religione cattolica al governo cinese. Una specifica posizione assunta da quest’ uomo di Chiesa, infine, è destinata a far discutere più delle altre: per il cardinale Zen, la cosiddetta “Chiesa indipendente”, cioè quella patriottica e resistente al Vaticano, è una realtà scismatica. Bergoglio, insomma, si starebbe appoggiando a quest’ultima persino preferendola a quella riconosciuta dalla Chiesa di Roma. Le conseguenze derivanti da quanto evidenziato potrebbero sembrare banali e circoscritte alla nazione asiatica, ma data la situazione di divisione dottrinale vissuta dalla Chiesa, verrebbe da consigliare di mantenere gli occhi fissi sulla Cina. Un effetto domino, per quanto solo ipotizzabile, non è del tutto escludibile dal paniere delle ipotesi. 

Ma il Vaticano nega

Greg Burke, direttore della sala stampa vaticana, ha però replicato alle notizie sulle presunte difformità di pensiero tra il Papa e i suoi collaboratori sulle questioni cinesi dicendo che il Santo Padre viene da loro informato in materia fedele e particolareggiata sulla situazione della Chiesa Cattolica in Cina e sui passi del dialogo in corso tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, che Egli accompagna con speciale sollecitudine”.