I valori occidentali danneggiano la società cinese. Per questo motivo, in Cina, negli ultimi mesi le autorità ricorrono sempre di più allo strumento della censura come mezzo per evitare che che concetti, principi e pensieri provenienti dall’Occidente possano infettare il nuovo Impero di Mezzo guidato da Xi Jinping. Al primo posto dei valori da tenere sotto stretta sorveglianza ci sono quelli religiosi, in particolare i precetti relativi al cristianesimo; è così che termini altamente sensibili, o potenzialmente pericolosi per la tenuta del sistema politico, sono stati limitati se non, in certi casi, espressamente censurati. Stando a quanto riferito da Asianews, parole come “Dio”, “Bibbia” e “Cristo” sono state bandite da un libro di testo per le scuole elementari con il duplice scopo di ridurre l’adesione alle religioni tra cinesi e sottomettere i vari credo a una sinicizzazione forzata.

I motivi della stretta religiosa

La Cina garantisce costituzionalmente la libertà di culto ai cittadini, a patto però che i fedeli siano iscritti a una delle associazioni patriottiche controllate dallo Stato. Questo organismo intermedio tra il governo e la società è una sorta di filtro attraverso il quale Il Partito comunista cinese adatta i precetti religiosi alla linea politica del paese. Ogni religione, dall’islam al cristianesimo, risponde dunque alla propria associazione patriottica e non ai vertici delle rispettive autorità spirituali. Se l’islam è un problema limitato allo Xinjiang, il cristianesimo è una religione che desta ben più preoccupazioni alle autorità che, conti alla mano, hanno probabilmente scoperto che la Cina rischia di diventare il paese con più cristiani al mondo. Qui ci sono circa 100 milioni di cristiani, di cui solo 36 milioni appartenenti alle associazioni statali; la maggior parte di loro frequenta le Chiesa clandestina, quella che si discosta dalle briglie statali e che per questo è duramente repressa. Facendo una proiezione per il futuro si scopre che entro il 2030 la Cina potrebbe contare su quasi 250 milioni di cristiani, un numero enorme considerando che oggi il Partito conta 90 milioni di iscritti.

Da Robinson Crusoe alla Piccola fiammiferaia: le storie censurate

Pechino teme che il germe occidentale possa propagarsi mediante il culto religioso, e che il virus possa infettare l’organigramma sociale su cui poggia la Cina. Una delle misure per evitare il rischio è applicare un controllo minuzioso sui settori più sensibili, come quello culturale. Un chiaro esempio di quanto raccontato sono i libri pubblicati dall’Editrice per l’educazione del popolo, editore legato al governo cinese che ha dato alle stampe un testo per studenti di quinta elementare contenente una serie di racconti di autori stranieri modificati. Si scopre così che nella storia della “Piccola fiammiferia” di Hans Christian Andersen è stata censurata una frase detta dalla nonna morta alla protagonista. Nella versione originale la nonna a un certo dice alla nipote che “quando cade una stella, un’anima va a stare con Dio”; nella versione cinese la frase diventa “quando cade una stella, una persona lascia questo mondo”. Sorte simile è capitata a “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe, in cui le Bibbie recuperate dal naufrago dalla nave distrutta diventano “pochi libri”; censurata anche la preghiera presente nel racconto “Vanka” di Anton Chekhov, dove la parola “Cristo” è stata cancellata.

Essere impermeabili ai concetti occidentali

La stretta sulle religioni risponde alle direttive di Xi Jinping, che dal 2015 ha predisposto una sinicizzazione delle religioni affinché potessero adattarsi al contesto locale. Chiaramente, nel sinicizzarsi, i culti perdono i loro valori per lasciare spazio al patriottismo cinese e nazionalismo. Il contrasto alle religioni, cristianesimo su tutti, è una strategia per limitare una fede che potrebbe presto travolgere il governo cinese, ma soprattutto un chiaro tentativo di rendere impermeabile la Cina a idee occidentali (e spiegate in senso occidentale) pericolosissime per la tenuta del paese: democrazia, giustizia, diritti umani e stato di diritto.