La Chiesa polacca, se possibile soprattutto durante il regno di papa Francesco, si è contraddistinta per rappresentare una sorta di baluardo del tradizionalismo. Un elemento caratterizzante – questo dell’ortodossia dottrinale -, che qualche commentatore ha scambiato per un segno oppositivo al pontificato del primo pontefice gesuita della storia. Quasi come se in Polonia non tutti i cattolici avessero abbandonato il binomio Wojtyla-Ratzinger.

Emblema di questa contesto, che è anche socio-culturale, è stato forse il “rosario ai confini”, una manifestazione che ha mischiato messaggio religioso ed istanze politiche, trovando peraltro la contrarietà di buona parte dell’episcopato nazionale. Questo, in estrema sintesi, era quello di cui si ragionava di questi tempi, quando la Polonia veniva citata dalle cronache religiose. Da qualche settimana a questa parte, però, uno scandalo rischia di travolgere tutto, compreso il giudizio su un pezzo di storia che polacchi e non hanno considerato decisivo per il cattolicesimo contemporaneo.

La Santa Sede ha inviato come visitatore apostolico il cardinale Angelo Bagnasco. Lo scopo della missione, come avviene di consueto in casi come questo, era quello d’indagare sulle accuse relative al cardinal Stanislao Dzwisz, ex arcivescovo di Cracovia e, soprattutto, segretario particolare di San Giovanni Paolo II. Non una figura periferica della storia recente della Santa Sede, quindi, ma un consacrato centrale per l’intera durata del regno del pontefice che ha contribuito alla definitiva sconfitta del comunismo. Dzwisz è stato tirato in ballo (ha fatto molto discutere un documentario televisivo) per presunti insabbiamenti relativi ad abusi. Il cardinale polacco si è sempre detto innocente, e questo va rimarcato. L’ex arcivescovo di Genova, come peraltro raccontato dall’Adnkronos, ha il compito di stilare un documento ufficiale su quanto scoperto, dopo una visita densa di verifiche.

Più di qualche commentatore vicino alla cosiddetta “destra ecclesiastica” ritiene che dietro alle accuse a Dzwisz esista un disegno volto a screditare, per vie indirette, il pontificato di San Giovanni Paolo II, che è il pontefice delle radici, dell’identità e della memoria patriottica: tutti concetti che soddisfano poco le esigenze della sinistra della Chiesa cattolica, cioè dei progressisti. Si tratta di una lettura politicizzata, che tuttavia circola in certi ambienti. Al contrario, c’è chi pensa che, durante il pontificato del pontefice polacco, le gerarchie alto-ecclesiastiche, in specie durante le ultime fasi delle malattia di Karol Wojtyla, abbiano fatto il bello ed il cattivo tempo, pure in materia d’insabbiamenti relativi agli abusi. Anche questo tipo di lettura può presentare più di qualche semplificazione.

I fatti ad oggi narrano che Dzwisz deve rispondere di accuse per cui il Vaticano sta indagando, com’è prassi. La vicenda richiama l’attenzione delle cronache internazionali anche per via del ruolo ricoperto dall’accusato: Dzwisz è una figura simbolo della gestione vaticana degli anni che hanno preceduto l’elezione di Benedetto XVI, che ha messo in campo una serie di riforme restrittive in materia di abusi e coperture. Poi Francesco, che ha continuato l’azione del predecessore, inasprendo in talune circostanze la legislazione esistente ed introducendo novità in materia di lotta alla pedofilia ed agli insabbiamenti.

Possibile e anzi probabile che, dopo la relazione del cardinal Angelo Bagnasco, più di qualcosa emerga al livello pubblico. A quel punto, la ricostruzione dei fatti e delle accuse diventerà quantomeno più chiara. Per l’Ecclesia non è un buon periodo in relazione agli scandali legati alle accuse di abusi compiuti da ecclesiastici. La Chiesa cattolica sta già affrontando l’annoso caso dell’Arcidiocesi di Colonia, in un quadro – quello tedesco – peraltro segnato anche dal dibattito attorno al futuro dottrinale ed organizzativo promosso dal Sinodo biennale. Ma l’episcopato polacco, che già non poteva contare su un particolare peso in termini di forza politica durante questo regno, rischia di subire un duro colpo, oltre che una crisi di credibilità. Si dice che Jorge Mario Bergoglio possa procedere a breve con un repulisti.

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