(Chiang Mai, Thailandia) L’appuntamento con Ajarn Suea, che tradotto significa Maestro Tigre, è fissato per le sette di sera nel crematorio di Ban Fon, un piccolo villaggio nella periferia di Chiang Mai. Sono stato invitato ad assistere e documentare un rituale magico molto particolare, che si può svolgere solo in alcuni giorni dell’anno.

Il Maestro, che ho conosciuto due anni fa, quando stavo realizzando un libro sui Sak Yant, i tatuaggi magici Thai, è ormai famoso per questo cerimoniale. L’intento del rituale sarebbe quello di far riavvicinare coppie o famiglie che recentemente hanno avuto un distacco.

La magia thailandese, considerata la più potente, è ormai molto famosa non solo in Asia, ma sta prendendo piede anche in Europa e Stati Uniti. Proprio per questo, sono sempre di più le persone che si affidano a monaci o maestri per richiedere vari tipi di rituali, che vanno dagli incantesimi d’amore a quelli per incrementare i propri guadagni o per diventare famosi e popolari.

Un mondo occulto che è un cocktail di animismo, buddismo, induismo, credenze e leggende, fatto di Khata (antiche formule magiche), candele, incensi, ceneri di persone e animali, ossa, piante, offerte e Phi, ovvero i fantasmi.

Quando arrivo sul luogo prestabilito, Ajarn Suea è seduto su una sedia, mi sta aspettando insieme ad alcuni Luksit, i discepoli. “Ciao Fabio, ben arrivato. Appena diventa più buio iniziamo”, mi dice con il suo modo di fare molto gentile, in un misto di thai e inglese. Così, approfittando del tempo a disposizione, gli pongo qualche domanda.

Mi racconta che da quando ha nove anni ha iniziato i suoi studi sulla magia, in particolare si è concentrato su quella Lanna, tipica del nord-est del Paese. Come tutti i maestri, è stato monaco per diversi anni, una clausola obbligatoria per diventare un Ajarn. Il suo percorso è iniziato proprio in questo villaggio, dove tuttora vive con la sua famiglia e dove realizza i suoi riti magici. Come stasera. “Tra poco invocherò i fantasmi per chiedere loro di collaborare e aiutarmi nella realizzazione delle richieste dei partecipanti”.

“Le persone che mi chiedono aiuto lo fanno per diversi motivi”, spiega l’Ajarn. “Solitamente si rivolgono a me sia uomini che donne, dalla Thailandia, ma anche dalla Cina, che hanno avuto problemi d’amore”. Tigre mi dice che accetta di aiutare solamente chi ha dei motivi validi, in particolar modo quando ci sono di mezzo dei figli. “Ascolto e valuto ogni singola storia prima di includerli nei miei rituali”, continua. Se ad esempio fosse una Mia Noi, che letteralmente significa la “moglie piccola”, in pratica l’amante, a chiedergli di far lasciare marito e moglie, lui assicura che non lo farebbe.

Ajarn Suea, tiene anche a precisare un altro concetto. Per avere i risultati magici sperati, una persona deve comportarsi bene e seguire sempre i precetti buddisti: non uccidere, non rubare, non tradire, non parlare male delle altre persone e non assumere droga. “Non importa quanto forte e potente sia un amuleto, un tatuaggio o un rituale di un maestro, se la persona che lo possiede, lo indossa o lo richiede, non è una buona persona, non ci sarà mai una magia che possa servire”.

Il rituale occulto di Ajarn Suea

“È ora di iniziare”, dice il maestro. Sono le 20.30 quando Ajarn Suea si alza dalla sedia e si posiziona in mezzo al crematorio, dove solitamente, dopo tre giorni dalla morte, secondo la tradizione buddista, vengono bruciati i corpi. Ed è proprio il motivo perché è stato scelto questo luogo così particolare. “Qui è pieno di Phi e io, per realizzare questo rituale, ho bisogno della loro partecipazione”.

Le candele e gli incensi vengono accesi, mentre i fantasmi iniziano ad essere invocati da Ajarn Tigre. “Venite qua e mangiate, saziatevi! Quando sarete pieni, in cambio, dovrete lavorare”, dice in modo deciso prima di elencare tutte le offerte che sono state preparate per loro.

Nel banchetto ci sono due teste di maiale, uova, carne cruda, sangue, whisky di riso, dolci, vari tipi di frutta e bevande colorate e gassate. L’altare viene arricchito anche con fiori freschi e piccole decorazioni fatte a mano con le foglie di banano, tipiche in tutto il Paese per le cerimonie religiose e non.

Le preghiere di Ajarn Suea vanno avanti per circa un ora. Cammina attorno all’altare facendo gesti su candele e offerte. Poi, verso la fine, un suo Luksit gli porta un mazzo di fotografie delle coppie che hanno richiesto di partecipare a questo rituale. Il maestro le prende e, una ad una, gli da fuoco. “Vengono bruciate perché così i fantasmi possono vederle in modo chiaro e riconoscerli per aiutarli”.

Terminato il rito, mentre le candele non si sono ancora consumate, ci allontaniamo dal crematorio. “Non possiamo rimanere, perché alcuni spiriti non si sentirebbero a loro agio con noi nelle vicinanze”, mi dice Tigre. “Se noi rimanessimo qui, potrebbero non mangiare fino a saziarsi e la magia non si completerebbe”. Mi spiega anche che i Phi che l’aiuteranno, “sono quelli dimenticati dalle loro famiglie, quelli considerati bisognosi e quelli vagabondi”. Tra loro, a sentire le sue parole, sembrerebbe che ci sia una vera e propria collaborazione.

Prima di salutarlo, ho ancora tempo per porgli alcune domande e chiedo al maestro cosa ne pensa di lui la gente del villaggio. “Chi non mi conosce teme ciò che faccio, si tratta comunque di magia nera, ma poi per passaparola o per racconti vari, tutti comprendono che il mio è solo un aiutare chi ne ha bisogno. Non faccio del male a nessuno e, così, piano piano, molti si avvicinano a me”. Poi passo all’ultima domanda, la più scontata: “Quando si saprà se il rituale è riuscito e le coppie torneranno insieme?”. “La tempistica dipende da vari fattori e, come ho detto prima, anche dal comportamento di ogni singola persona. Solitamente ci vogliono un paio di mesi”.

Che funzionino o no, sono davvero tante le persone che oggi si affidano alla magia thai. Oltre che dalla Thailandia, dove la popolazione ha una forte credenza in queste cose, le richieste arrivano dalla Cina, dalla Corea del Sud, dalla Malesia e dall’Indonesia. Ma non mancano richieste da Europa e Usa, come mi conferma Ajarn Tui, che incontro nel suo Samnak (il luogo dove lavorano i maestri) per farmi assistere alla preparazione delle candele che vengono utilizzate in questi rituali.

Le candele magiche di Ajarn Tui

Anche Tui l’ho conosciuto circa due anni fa, quando cercando degli Ajarn giovani, mi era stato fatto il suo nome. Nemmeno trentenne, è considerato un grande conoscitore della magia rossa e nera, che ha appreso da monaci e altri maestri. Tramite le sue conoscenze, mi racconta che è possibile “ottenere la collaborazione dei Phi per far ritornare l’amato a casa, proteggersi dai malocchi, attrarre e far ritrovare qualcosa che è andata persa o è stata rubata”.

Ma non solo. Tui mi mostra alcuni vecchi manoscritti, dove si trovano formule per ottenere qualsiasi cosa. In una raffigurazione c’è un uomo che dovrebbe essere bruciato nella candela al contrario. Il nome dovrebbe essere inserito sotto le gambe. “Questa magia può essere utilizzata per recare danno ad una persona specifica. Ma io non faccio queste cose, perché sono contrarie agli insegnamenti che ho ricevuto”, mi dice.

“Ora vieni, che ti faccio vedere come preparo le candele per il rituale di questa notte”. Inizia incidendo su un foglio i Khata, con alcuni Yant, rappresentazioni di disegni geometrici che racchiudono significati esoterici, principalmente quadrati o triangoli che rappresentano le forme e le figure dei quattro elementi (terra, aria, acqua e fuoco) e cerchi che possono rappresentare il sole, la luna e la ruota dell’esistenza, la ciclicità della vita e il suo movimento simbolico nel tempo dell’infinito. E ancora, raffigurazioni di animali come il leone, la tigre, la tartaruga, il serpente, o creature mitologiche legate alla simbologia asiatica e altri disegni specifici per il tipo di magia richiesta.

In questo caso, il maestro sta preparando delle candele per un rituale d’amore. E il disegno è composto da due figure, un uomo e una donna, con i loro nomi e le loro date di nascita scritte, oltre che ovviamente alcune formule antiche. “Questo foglio viene messo all’interno della candela e brucerà con lei”, mi spiega. Inoltre, sarà aggiunto il Sai Sin, un filo che viene utilizzato nelle cerimonie e che magari potrebbe essere già stato usato per altri rituali, anche funebri, e la cera che può variare nei colori in base all’incantesimo da realizzare. “Per aumentare l’efficacia del cerimoniale, potremmo inserirci anche un pezzo di indumento dell’uomo o della donna che vogliono tornare insieme”, mi spiega Tui prima di finire tutta la preparazione.

Che si creda o no alla magia, questo mondo occulto, almeno qui in Thailandia, fa parte del buddismo. Un buddismo che sicuramente è stato poco analizzato e certamente differente da quello che conosciamo se ci fermiamo alla lettura dei libri che raccontano la vita di Siddhartha Gautama, l’Illuminato. Per la cultura della popolazione thai, molto superstiziosa, infatti, questi rituali, che sono all’ordine del giorno, vengono considerati un vero e proprio collegamento tra il mondo fisico e quello degli spiriti, in grado di poter determinare o modificare il corso della propria esistenza, proteggendo e dando fortuna.

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