Il cattolicesimo in Brasile sta vivendo una crisi senza precedenti. Sebbene resti il Paese con la più alta concentrazione di cattolici nel mondo – il 13% del totale globale – il Brasile ha visto negli ultimi anni, almeno a partire dalla fine del secolo scorso, un lento ma inesorabile declino del numero di fedeli, con una crescita parallela di altre denominazioni cristiane, per lo più evangeliche. È quanto riporta uno studio pubblicato pochi giorni fa dall’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (Ibge), che ha rilevato come i cattolici rappresentino oggi soltanto il 56,7% della popolazione complessiva del Brasile, contro l’89,2% del 1995. Un crollo di più di trenta punti percentuali, che ha portato i cattolici brasiliani ad essere oggi circa la metà della popolazione totale, concentrati soprattutto nelle grandi città e nel Nord-Est del Paese, lontano dalle aree più vicine all’Amazzonia. A insidiare il predominio religioso della Chiesa di Roma nella regione sono soprattutto le varie denominazioni protestanti evangeliche, che sono passate a rappresentare il 9% della popolazione nel 1995 al dato odierno del 26,9% dei brasiliani.
Gli evangelici come fenomeno di massa
«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescente presenza di evangelici che emergono e si affermano gradualmente nella società, prendendo posizione, esprimendo i loro valori, le loro idee e la loro fede», ha dichiarato un’analista dell’Ibge, Maria Goreth Santos, che identifica la crescita di questa denominazione religiosa come un fenomeno di massa dovuto a una serie di fattori concomitanti, che si innestano nella crisi di rappresentanza della Chiesa Cattolica percepita come una istituzione lontana dai bisogni della gente, soprattutto delle fasce più povere della popolazione.
Innanzitutto, il lavoro missionario degli evangelici si è sviluppato negli ultimi decenni secondo precise direttrici: da un lato sono state fondate comunità religiose nelle zone più remote del Paese, privilegiando i contesti di disagio sociale; dall’altro, la costruzione di mega-chiese nelle principali città, centro dell’emigrazione interna di migliaia di brasiliani. Così si è creato un sistema che agisce in profonda continuità fra centri e periferie: le migliaia di contadini poveri che si spostano, ad esempio, dallo Stato del Mato Grosso o di Minas Gerais verso una città come Rio de Janeiro, troveranno in città chiese simili a quelle che hanno imparato a conoscere nei centri rurali da cui provengono, e potranno così costruire un senso profondo di comunità in una società moderna percepita come atomizzata e individualista. Le mega-chiese evangeliche, infatti, non sono soltanto luoghi di culto, ma rappresentano anche il centro di una rete di relazioni che permette di integrarsi nel nuovo tessuto sociale nel quale ci si è inseriti per necessità di lavoro.
Il successo mediatico degli evangelici brasiliani
Ci sono anche altri elementi che hanno garantito il successo delle denominazioni protestanti in Brasile, e il più rilevante di questi è l’esposizione pubblica di questa comunità. I cantanti gospel e i pastori delle mega-chiese sono superstar televisive e sui social, come è accaduto l’anno scorso a padre Renato, il pastore del Tempio di Salomone di San Paolo del Brasile. Costruita nel 2014, la chiesa è costata quasi 300 milioni di euro, può contenere 10mila fedeli ed è sede di funzioni trasmesse in mondovisione. La denominazione evangelica, poi, è ormai sdoganata ampiamente in televisione, con la telenovela Vai na Fé che vede per protagonista una donna che frequenta una chiesa neo-pentecostale: una vera e propria rivoluzione nella televisione brasiliana, che finora aveva rappresentato gli evangelici come personaggi negativi. Memorabile, in questo senso, il personaggio di Soninha Catatau in Avenida Brasil, telenovela del 2012 in cui Paula Burlamaqui interpretava una ex-prostituta senza scrupoli e dai modi volgari convertita alla religione evangelica.
Il successo mediatico della denominazione evangelica passa anche attraverso i libri. Non solo case editrici religiose, ma anche aziende leader nel settore come Rocco, stanno lavorando alla creazione di collane che abbiano come prodotti di punta testi evangelici venduti non tanto come libri religiosi, quanto come opere di auto-aiuto o self-coaching, molto di moda nel Brasile contemporaneo. È il caso, ad esempio, del bestseller Caffè con Dio Padre, scritto da Junior Rostirola, pastore evangelico nello Stato di Santa Catarina, che ha venduto milioni di copie e viene continuamente ristampato dal 2020. Il libro in questione, percepito innanzitutto come testo di self-coaching, è stato utilizzato perfino in uno dei più popolari show televisivi su Netflix. Leonardo Plácido, uno dei protagonisti di Casamento as Cegas (edizione locale de L’amore è Cieco), ha usato alcuni passi del libro per chiedere a Vanessa Kurashiki di sposarlo, il tutto in diretta televisiva. Peraltro, il libro ha avuto numerose imitazioni che tentano di cavalcare il successo ottenuto da questo genere letterario: titoli come Un Caffè con Gesù, Conversazione con Dio Padre o Diario dell’Incontro con Dio sono esposti nelle vetrine delle librerie di tutto il Paese.
Le implicazioni politiche
Negli ultimi anni, gli evangelici sono emersi anche come una forza preponderante a livello politico, capace di orientare il voto di milioni di persone all’interno del Paese sudamericano. Questa crescita si è manifestata in modo particolarmente evidente durante gli anni di governo di Jair Bolsonaro, leader dell’estrema destra filo-trumpiana, che ha saputo costruire un rapporto solido con molti leader evangelici e con le loro congregazioni. Il suo discorso, incentrato sui valori tradizionali, la difesa della famiglia, l’opposizione all’aborto e la retorica contro l’egemonia culturale della sinistra hanno fatto breccia tra gli elettori evangelici, che lo hanno sostenuto in massa. In cambio, Bolsonaro ha concesso maggiore visibilità e influenza politica ai rappresentanti evangelici, rafforzandone il peso nel Congresso e nel dibattito pubblico.
Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, tornato al potere nel 2023, ha dovuto affrontare una realtà molto diversa rispetto ai suoi precedenti mandati. Il suo Partito dei Lavoratori (Pt), storicamente più vicino ai movimenti sociali e alla base cattolica progressista, fatica parecchio a conquistare la fiducia dell’elettorato evangelico. Nonostante i tentativi di dialogo e apertura, Lula deve fronteggiare una resistenza culturale e politica consolidata: gli evangelici brasiliani, infatti, oltre alla storica diffidenza per il cattolicesimo progressista e la Teologia della Liberazione, sono visceralmente anticomunisti, e la destra di Bolsonaro ha gioco abbastanza facile nell’indicare in Lula il simbolo di quella sinistra statalista che, a loro dire, minaccerebbe i valori tradizionali, la libertà religiosa, l’iniziativa individuale e l’esistenza stessa delle denominazioni protestanti nel Paese. Questo, nonostante gli sforzi del Pt di riguadagnare voti fra l’elettorato evangelico, ha approfondito lo iato fra sinistra e mondo protestante. I dati recenti mostrano infatti che solo il 30% degli evangelici approva l’operato del governo Lula, contro il 45% dei cattolici. Questo scenario rende evidente quanto gli evangelici siano diventati un blocco elettorale strategico, in grado di influenzare l’esito delle elezioni e di plasmare l’agenda politica nazionale.