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 Si riaccende la fiaccola della speranza per Asia Bibi. Sulla testa della giovane cristiana pakistana, madre di cinque figli dimenticata nel buio del carcere di Multan, pende ormai da sei anni una minaccia tremenda: la pena capitale.La donna è stata condannata a morte nel 2010 dalle autorità pakistane in forza di una legge che punisce con l’ergastolo o la pena di morte il vilipendio all’Islam, al Corano e al profeta Maometto.A riportare l’attenzione sul caso della signora Bibi e sulla necessità di abolire la famigerata “legge nera” è l’iniziativa parlamentare di Antonio Tajani, primo vicepresidente del Parlamento Europeo con delega al dialogo interreligioso, che ha dato impulso alla raccolta delle firme tra gli europarlamentari per la liberazione della donna.“L’obiettivo – spiega Tajani – è quello di raccogliere in tre mesi le sottoscrizioni della metà più uno degli eurodeputati, oltre questa soglia la dichiarazione avrà giuridicamente il valore di una risoluzione votata dall’Aula e sarà inviata all’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione europea e alle autorità di Islamabad”.Per approfondire: il Pakistan assediato dal jihadismoMa l’iter che ha condotto sin qui è stato lungo. La petizione è solo l’ultimo tassello di una vera e propria “crociata laica” intrapresa dal vicepresidente in favore della donna. Tajani la definisce “una lotta che non si deve fermare”. La stessa lotta che è costata la vita a Shabhaz Bhatti, ministro per le minoranze e unico cattolico presente nel governo dell’allora presidente Zardari, freddato nel 2011 a colpi d’arma da fuoco per essersi prodigato in favore della donna cristiana.La dichiarazione scritta si contestualizza nel più ampio quadro di intervento in difesa delle comunità cristiane nel mondo. “In gioco c’è la difesa di una vita e l’abolizione di una legge medievale – precisa Tajani – ma anche la lotta all’odio religioso intesa nella sua accezione più ampia perché Asia Bibi è diventata il simbolo delle persecuzioni che affliggono i cristiani in tutto il mondo”.A render ancora più emblematico il caso della signora Bibi è l’attentato terroristico che, la scorsa Pasqua, ha fatto strage di mamme e bambini nel parco giochi di Lahore, in Pakistan. “Quell’attentato è avvenuto proprio sull’onda di una manifestazione di piazza a favore dell’impiccagione di Asia Bibi – racconta Tajani secondo cui – di fronte ad un episodio simile tutti, cristiani e non, dovrebbero unirsi nel chiedere con ancor più determinazione la liberazione della donna”.L’appello a “tutti gli uomini liberi e di buona volontà, in Europa e nel mondo, a mobilitarsi per scongiurare l’esecuzione della condanna a morte per Asia Bibi” era già apparso su Il Giornale, in occasione di un’interrogazione rivolta dallo stesso Tajani a Federica Mogherini per far luce sulle misure diplomatiche e le iniziative messe in campo dal servizio europeo per l’azione esterna in favore della libertà di religione e di espressione in Pakistan.A quell’interrogazione segue la raccolta firme per porre fine all’assordante silenzio dell’Europa in merito al “caso Bibi”. Nel documento si parla di utilizzo di “tutte le azioni politiche e diplomatiche necessarie per la liberazione di Asia Bibi e per la promozione del rispetto della libertà religiosa in Pakistan” e di considerare la possibilità di inserire una “clausola vincolante sul rispetto della libertà religiosa negli accordi con paesi terzi e a opporsi attivamente alle severe leggi sulla blasfemia”.Insomma, la petizione potrebbe inaugurare un sorta di “modello Bibi” da applicare per analogia a tutti i Paesi che si macchiano di crimini legati all’intolleranza religiosa e che ponga il requisito del rispetto dei diritti umani come condizione irrinunciabile dei negoziati.

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