A Nassiryia, nel sud dell’Iraq, non si fermano le proteste contro il Governo e le autorità locali nonostante le restrizioni imposte per il coronavirus. Da settimane la popolazione è scesa in strada per chiedere le dimissioni del governatore della provincia, Nazem al-Waeli, a causa del deterioramento dei servizi pubblici e in generale delle condizioni di vita, ma le proteste si sono ben presto trasformate in uno scontro con le forze dell’ordine.

Negli ultimi giorni, almeno quattro persone hanno perso la vita, mentre altri 120 manifestanti e 57 poliziotti sono finiti in ospedale a causa delle ferite riportate, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters. Giovedì, i manifestanti hanno cercato di radunarsi intorno al palazzo del governatore lanciando delle pietre contro le forze dell’ordine preposte a difesa dell’edificio, che hanno a loro volta risposto sparando in aria nel tentativo di disperdere la folla. La presenza dei poliziotti non ha però impedito ai manifestanti di organizzare nuove proteste nei giorni seguenti, segno del crescente malcontento della popolazione locale.

Gli abitanti di Nassiriya lamentano principalmente la mancanza di elettricità, disponibile solo alcune ore al giorno, e di acqua potabile, oltre ad un generale deterioramento dei servizi pubblici offerti alla collettività. I problemi relativi alla corrente sono sentiti anche in altre parti del Paese, ma pesano ancora di più nella provincia meridionale di Dhi Qar, nota per i suoi giacimenti petroliferi eppure particolarmente povera.

Eppure non è la prima volta che la popolazione locale protesta contro le autorità locali e le precarie condizioni di vita. Nel 2019 le manifestazioni che portarono alle dimissioni dell’allora primo ministro Adel Abdel Mahdi partirono proprio da Nassiriya, per poi estendersi al resto del Paese e alla capitale Baghdad. Questa volta però non è chiaro quanto successo possano avere i manifestanti nel richiamare l’attenzione della generalità della popolazione irachena, ma le recenti proteste arrivano in un momento particolarmente delicato.

La visita del Papa

Il Governo centrale sta infatti facendo fronte all’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione nel Paese del coronavirus, ma deve soprattutto occuparsi dell’imminente visita di Papa Francesco. Il Pontefice è atteso nel Paese mediorientale dal 5 all’8 marzo e già il 6 marzo dovrebbe recarsi nella Piana di Ur, città considerata il luogo di nascita di Abramo situata nella provincia di Nassiriya.

Proprio per garantire la sicurezza di Papa Francesco, il Governo di Baghdad sarebbe in trattativa con i manifestanti per mettere fine alle proteste ed evitare un aumento dei rischi legati alla sicurezza del Pontefice. Secondo quanto riportato dal sito Asharq al-awsat, il premier Mustafa al-Kadhimi ha già inviato una delegazione a Nassiriya per risolvere la situazione nella provincia, ma ad oggi i manifestanti non sembrano intenzionati a lasciare le strade. D’altronde, non è nemmeno la prima volta che il Governo invia dei propri delegati per trovare una soluzione ai problemi dell’area meridionale dell’Iraq. Già a novembre del 2020 alcuni funzionari si erano recati a Nassiriya per indagare sulle sparizioni e sulle morti di diversi manifestanti, senza produrre alcun risultato.

A pesare sul mancato accordo tra Governo e popolazione locale è anche la mancanza di fiducia di quest’ultima nei confronti dell’autorità centrale, accusata di aver abbandonata la provincia meridionale al suo destino e di star trascurando i bisogni dei suoi cittadini. Come riportato sempre dal sito Asharq al-awsat, diversi manifestanti credono che Baghdad stia intervenendo a Nassiriya unicamente per contenere le proteste in vista dell’arrivo del Pontefice, piuttosto che per porre realmente rimedio ai problemi degli abitanti della provincia.

La visita del Papa rappresenta una sfida che Baghdad non può perdere data l’importanza storica e l’impatto che avrà a livello tanto religioso e sociale quanto politico, eppure molti dubbi rimangono riguardo le effettive capacità dell’autorità centrale di garantire la sicurezza del Pontefice. Nassiriya sarà uno dei primi banchi di prova di Kadhimi e dei suoi ministri.