“Le richieste dei visti delle famiglie cristiane per scappare dallo Stato islamico vengono appositamente rallentate da parte di funzionari e burocrati di Amman” è la denuncia dei rifugiati cristiani scappati ai tagliagole dell’Isis.
È questo l’allarme che lancia Andreas Thonhauser, responsabile comunicazione di ADF International, un’ONG che si occupa di denunciare e sensibilizzare le organizzazioni internazionali sul genocidio che sta avvenendo contro i Cristiani, Yazidi e altre minoranze religiose in Medio Oriente e nel resto del mondo.“Molti testimoni, che per ragioni di sicurezza non hanno voluto essere citati, ci hanno segnalato come in molti campi profughi, ambasciate e organizzazioni internazionali, i passaporti dei rifugiati cristiani vengano scartati e rimessi nelle infinite pile dei documenti dei richiedenti asilo,” dichiara Thonhauser per Gli Occhi della Guerra.Tutto ciò avviene ad Amman, capitale della Giordania, dove molti Cristiani iracheni si sono rifugiati per scappare al califfato. “Ti crocifiggeremo come il tuo cane Gesù Cristo,” è stata la frase che Jakub (nome di invenzione per proteggere la testimone) si è sentita dire prima di essere torturata per ore davanti ai suoi bambini nella città di Qaraqosh, vicino a Mosul.La famiglia di Jakub, come molte altre, ha così deciso di scappare dal Nord dell’Iraq e di andare ad Amman, capitale del Regno di Giordania, stato riconosciuto per la sua tolleranza nei confronti di religioni diverse rispetto a quella islamica.
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