Attualmente i musulmani in Europa (Paesi Ue più Norvegia e Svizzera) sono circa 26 milioni, pari al 4,9% della popolazione totale. Erano 19,5 milioni nel 2010. Questo significa che in appena 7 anni la popolazione islamica in Europa è cresciuta di oltre il 30%.

I dati emergono da uno studio del Pew Research Center, uno dei più importanti istituti di sondaggi ed analisi socio-demografiche del mondo.

Tre scenari

Lo studio analizza i tre scenari possibili della crescita demografica dell’Islam in Europa, da qui al 2050.

Il primo (irreale) prevede il blocco totale dei flussi migratori da Africa e Medio Oriente. In uno scenario a “migrazione zero”, nel 2050 la popolazione musulmana in Europa salirebbe comunque a 36 milioni (dall’attuale 4,9% al 7,4%).

Il secondo scenario prevede la fine dei flussi di rifugiati ed il mantenimento di una migrazione economica. Questo scenario, definito dai ricercatori “intermedio”, porterebbe i musulmani a circa 58 milioni (11,2% della popolazione europea).

Un terzo scenario definito “alto” prevede l’attuale afflusso record di rifugiati in Europa (quello per intenderci 2104-216) continuare più o meno nel futuro. È lo scenario più stravolgente in cui i musulmani arriverebbero ad essere oltre 75 milioni, vale a dire il 14% delle popolazione europea, triplicandosi nel nostro continente.

Numeri in difetto

Soeren Kern, attento studioso del fenomeno della islamizzazione dell’Europa, ha contestato questo studio dimostrando come i dati Pew siano costruiti in difetto perché il numero di musulmani attualmente in Europa sarebbe molto più alto.

In paesi come Spagna, Austria o Germania i dati ufficiali sono diversi: almeno 1 milione in più i musulmani nella sola Spagna (dati UCIDE, Unión de Comunidades Islámicas de España), e altrettanti in Germania considerando che Pew non ha conteggiato il milione di immigrati che sono in attesa di riconoscimento dello status di rifugiati.

In Francia la cifra di circa 6 milioni di musulmani è solo una stima poiché i censimenti non considerano l’identità religiosa. La cifra si riferisce solo agli immigrati degli degli ultimi decenni e non tiene conto della massiccia immigrazione dalle ex colonie avvenuta tra gli anni ’60 e ’70 del Novecento, che oggi non viene più conteggiata perché composta da islamici di seconda e terza generazione.

Inoltre lo studio non può comprendere le centinaia di migliaia di immigrati passati nella zona grigia della clandestinità illegale: 600.000 nella sola Germania secondo un rapporto della polizia tedesca; persone che fuggono ai riflettori di qualsiasi censimento.

L’impatto della crescita della popolazione islamica in Europa sarebbe diverso da nazione a nazione.

I paesi che hanno adottato politiche di accoglienza indiscriminata vedrebbero stravolta la loro struttura culturale e demografica. È il caso della Svezia che in uno scenario ad alta migrazione, arriverebbe ad avere entro il 2050, il 30% della sua popolazione musulmana. Austria e Germania il 20%, Francia e Belgio 18%. Più contenuta la crescita, in questo scenario in paesi come l’Italia (14%).

Quale integrazione?

Ma la questione più importante non è il dato numerico in sé ma i suoi effetti sociali e culturali.

Come sarà possibile integrare nei valori occidentali, milioni di individui la cui crescita demografica è esponenziale e vertiginosa in pochi anni, ed il cui sistema di valori, la concezione del Diritto, il rapporto con la religione sono in aperto conflitto con l’Occidente e con gli Stati che li ospitano?

Ovviamente i ricercatori del Pew Research Center a questo non rispondono. Anzi, sottovalutano completamente gli effetti che questi fenomeni avranno sulla tenuta sociale, economica e culturale dell’Europa. Loro si limitano alla questione numerica. Il verbo multiculturalista impone il silenzio di fronte all’attuale fallimento dei progetti di integrazione e di quelli di assimilazione. Eppure è questa la vera domanda a cui bisognerebbe rispondere.

Il video che segue è stato girato a Berlino qualche giorno fa; è una manifestazione di islamici europei che protestano contro la decisione americana di spostare l’ambasciata a Gerusalemme.

Questi uomini e queste donne dovrebbero essere l’esempio dell’Islam integrato, laico, perfetto prodotto del multiculturalismo da laboratorio che i tecnocrati europei e l’élite mondialista predicano da anni. Eppure quel grido ripetuto ossessivamente “Allah Akbar, Allah Akbar” riecheggia nel cuore dell’Europa di oggi come un minaccioso tamburo di guerra; e dovrebbe far riflettere le anime candide su ciò che porterà un numero tre volte superiore di musulmani domani nelle nostre città.Saremo ancora Europa o già Eurabia?

@GiampaoloRossi puoi seguirlo anche su Il Blog dell’Anarca