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Storia

L’isola degli orrori di Tito

L’isola di Goli Otok misura solamente nove chilometri quadrati ed poco più di uno scoglio che spunta dall’Adriatico. È qui, su questa fetta di terra fatta di roccia e poco altro, che Tito, dal 1949 al 1956, spedì oltre 30mila dissidenti politici. È qui che oltre 4mila persone persero la via a causa dei trattamenti disumani a cui furono sottoposte.“Meglio un mese a Dachau che un’ora a Goli”, dichiarò l’italiano Mario Bontempo, che aveva avuto la sfortuna di vivere in tutti e due i lager.La trafila è sempre la stessa: chi sbarca sull’isola viene accolto da una doppia fila di detenuti, che picchia e bastona il malcapitato. Gli aguzzini, spesso refrattari, non possono far trasparire alcun sentimento di pietà. Nessuna compassione. Il rischio è quello di finire pestati a sangue. Di non esser più aguzzini, ma carnefici.Ripresosi dalle botte, il malcapitato viene recuperato. O almeno lo si prova a fare. Ma sempre con la violenza. Molti italiani, spesso comunisti idealisti, finirono in questo vero e proprio lager.È qui che vogliamo andare per raccontare l’orrore di un campo di concentramento poco conosciuto, ma a un passo dall’Italia. Per farlo, però, abbiamo bisogno di te.

Era il 1956 quando venne chiuso, dopo otto lunghi anni, il campo di di Goli Otok, un’isolotto di tre chilometri per tre nel cuore dell’Adriatico. Lo aveva voluto Josep Broz Tito, maresciallo di Jugoslavia, per rieducare i comunisti rimasti fedeli all’Unione sovietica. Finirono internate oltre 30mila persone, 4mila delle quali morirono dopo atroci sofferenze.

L’obiettivo della dirigenza comunista era quello di fiaccare non solo il corpo, ma anche lo spirito di coloro che vi arrivavano. Botte e lavoro estenuante erano la costante di questa isola. Non ci si poteva fermare. Bisognava solamente agire. Era il partito a chiederlo. Era il partito a massacrare.

Cosa vogliamo fare

I nostri reporter partiranno da Milano e, dopo una prima tappa a Trieste, città martoriata al termine della Seconda guerra mondiale, percorreranno tutta la penisola istriana per arrivare infine a Goli Otok dove documenteranno il campo di concentramento degli orrori titini.

A portarci a Goli Otok saranno il fotografo Ivo Saglietti, vincitore di tre World Press Photo e grande conoscitore dei Balcani, e Matteo Carnieletto, responsabile del sito di InsideOver e autore, insieme a Fausto Biloslavo, di Verità infoibate

Perché raccontare Goli Otok oggi

A distanza di oltre settant’anni la memoria pare lontana. I ricordi delle sofferenze titine sbiadite. È per questo che vogliamo tornare su quell’isola fatta di pietra e di sole battente: vogliamo raccontare una storia dimenticata. Che, però, ci parla ancora.

I costi del reportage:

Viaggio in auto: 400 euro
Vitto e alloggio: 1150 euro
Traghetti/imbarcazioni: 200 euro
Pellicola + sviluppi: 450 euro
Assegnato Saglietti: 1600 euro
Post produzione: 200 euro

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CAUSALE: Reportage Goli Otok

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