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Così come non ci vuole Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. I luoghi comuni, e i proverbi (questo dicono sia cinese ma chissà…) che tra loro sono i più deliziosi, diventano tali perché in ogni caso contengono un nocciolo di verità. Non ci vuole Einstein per capirlo. Come è facile capire che, se oggi i giornali parlavano solo dei vetri rotti alla Stazione Centrale di Milano e dei feriti tra le forze dell’ordine (ai quali va la nostra massima solidarietà), vuol dire che l’operazione saggio-luna-stolto-dito ha funzionato perfettamente. Purtroppo per noi.

E per “noi” intendiamo proprio tutti noi, gli italiani, il Paese e i suoi interessi. Perché un Paese sano, con una classe politica conscia di quel che sta facendo, avrebbe almeno dato un’occhiata ai media degli altri Paesi, che in queste ore parlano – incredibile! – bene dell’Italia e proprio per la mobilitazione pacifica e composta pro Gaza di ieri, con almeno 250 mila persone nelle strade di 80 città. E nello stesso tempo danno notizia del fatto che più di mezza Europa in poche ore ha riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina. Mossa di certo tardiva e se vogliamo pure ipocrita, che però segnala un fatto: persino i politicanti alla Emmanuel Macron sentono il bisogno di prendere una distanza dal genocidio in corso a Gaza. Speriamo che lo facciano per un residuo di coscienza, avendo per decenni taciuto sugli espropri illegali di Israele ai danni dei palestinesi che sono una delle cause delle attuali tragedie. Di certo l’hanno fatto perché in tutti i loro Paesi nei cuori della gente è radicata l’idea che quanto sta avvenendo a Gaza è insopportabilmente crudele, ingiustificabile, ripugnante. E infatti i più recenti sondaggi (per esempio quello YouGov Eurotrack) ci dicono che il consenso netto nei confronti di Israele in GermaniaFranciaDanimarca ha toccato il livello più basso degli ultimi dieci anni mentre in ItaliaSpagna è sceso al minimo storico, prima registrato nel 2021.

Le solite provocazioni

Anche per questo fuori dalle conventicole italiane, dalle trasmissioni Tv con i soliti dieci ospiti, dalle dichiarazioni dei portavoce e dallo spingi spingi delle mezze figure politiche in cerca di visibilità, si parla bene della manifestazione di ieri. Perché ha centrato uno stato d’animo che è molto ma molto più largo del nostro Paese. Che si vede ormai dappertutto, quando si parla di cinema come alla Mostra di Venezia e quando si guarda il calcio, quando i portuali bloccano i container con le armi per Israele, nel modo in cui gli automobilisti sul Raccordo Anulare di Roma hanno applaudito i manifestanti che bloccavano le carreggiate, neo sorrisi sarcastici che ormai accompagnano i titoli dei giornali sull’ultimo massacro, messi in pagina o sui siti un po’ sotto, subito prima della rapina al divo della Tv, forse per paura di offendere Paolo Mieli. Stato d’animo che è emerso durante gran parte della manifestazione, nella serenità del tutto, registrata peraltro da migliaia di fotografie e di video.

Alla fine sono arrivati i provocatori, che chissà perché gridavano “ai treni ai treni”, come se si fosse trattato di prendere la Bastiglia. Un copione così già visto da essere ormai frusto: succede sempre, soprattutto quando si manifesta per qualcosa di buono e giusto. Spiace che le autorità non abbiano saputo prevederlo. E che non abbiamo intercettato prima, e ramazzato via, qualcuno di quei maranza (termine tecnico milanese per giovane teppista, peraltro nel 2023 riconosciuto dall’Accademia della Crusca come neologismo) che quando spaccano vetrine al Ticinese per certi giornali e Tv sono un segno del degrado dei costumi (signora mia, Milano non è più quella di un tempo!) ma quando lo fanno alla Stazione Centrale sono i “finti pacifisti”. Il dito, la luna.

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