Questa notte a New York è accaduto qualcosa di epocale, sebbene la notizia sia stata vittima del fuoco amico delle tensioni con l’Iran. Zohran Mamdani, esponente dell’ala socialista del Partito Democratico e voce critica dell’establishment finanziario e della politica estera americana, è sul punto di ottenere la nomination democratica per diventare il prossimo sindaco di New York.
Musulmano, immigrato negli Stati Uniti a sette anni dall’Uganda, è nato da genitori indiani, il docente di scienze politiche Mahmood Mamdani e la regista Mira Nair, nominata al premio Oscar per Salaam Bombay e Monsoon Wedding. Anche se potrebbero volerci ancora diversi giorni prima che il risultato finale sia noto, Mamdani ha ottenuto più del 43,5% dei voti con il 93% dei voti scrutinati, mentre il suo più grande concorrente, Andrew Cuomo, ex governatore di New York e precedente favorito, era al 36,4%.
Una vittoria storica
Delle volte questa America ci sorprende. Mostrandosi più progressista di quello che pensiamo. Del resto, va ricordato, che in piena War on Terror, venne eletto un presidente nero di nome Barack Hussein. Al di là dei contenuti programmatici e dell’eredità politica, si trattò di una svolta tutt’altro che simbolica. Era l’America che combatteva contro i suoi fantasmi, i suoi peccati, le sue isterie. Un’operazione a quanto pare storicamente più semplice che eleggere una donna.
Un risultato che potrebbe ridefinire gli equilibri politici a livello nazionale: con New York saldamente orientata verso il Partito Democratico, la candidatura di Mamdani lo mette in una posizione di netto vantaggio per le elezioni di novembre, in cui si deciderà il successore di Eric Adams alla guida della città più grande e strategica d’America. Questa notte, Mamdani ha ottenuto una vittoria clamorosa nelle primarie, superando l’ex governatore Andrew Cuomo, uno dei volti più noti del partito nello Stato. Il suo trionfo ha sorpreso osservatori e addetti ai lavori, scatenando onde d’urto nei circoli finanziari e tra i grandi donatori, incluso il miliardario e gestore di hedge fund Bill Ackman, che aveva sostenuto il candidato rivale.

Il trentatreenne ha costruito la sua campagna su proposte radicali: un aumento della tassazione per i super-ricchi e una ferma condanna dell’appoggio statunitense a Israele nel conflitto a Gaza. Elementi che lo hanno reso un simbolo di rottura tanto per la base democratica quanto per l’élite economica. Un trionfo che ha lo zampino della left wing dei dem di Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders.
“Questa sera abbiamo scritto una pagina di storia”, ha dichiarato Mamdani di fronte a una folla entusiasta raccolta nel Queens. “Sono il vostro candidato democratico per la carica di sindaco di New York” Ha poi aggiunto, con un chiaro riferimento alla posta in gioco nazionale: “Quando perdiamo fiducia nella nostra democrazia, figure come Donald Trump riescono a sembrare credibili, e i miliardari ci convincono che il potere debba rimanere nelle loro mani”. In vista delle elezioni, Cuomo era considerato intoccabile nella politica di New York. Aveva tutto per lui: un super PAC da 25 milioni di dollari, l’appoggio dei principali sindacati ed ex rivali politici e anni di riconoscimento. Eppure non è bastato. Gli elettori, soprattutto i più giovani, hanno respinto quello che vedevano come un tentativo di rimonta radicato più nell’ego che nella visione.
Una strategia non convenzionale
Mamdani ha adottato una strategia elettorale marcatamente non convenzionale, caratterizzata da un’intensa campagna di base supportata da oltre 45.000 volontari, un approccio comunicativo multilingue e una narrativa incentrata sulle pressioni economiche quotidiane, in particolare l’aumento del costo della vita. A differenza di altri candidati dell’area progressista, Mamdani ha esplicitamente cercato di estendere il proprio raggio d’azione oltre l’elettorato democratico tradizionale, coinvolgendo anche segmenti vicini alla base trumpiana. Ha incentivato il confronto diretto con questi elettori, nella convinzione che molte delle loro istanze – economiche più che identitarie – potessero trovare risposte nel suo programma redistributivo. Sul piano politico, ha stretto alleanze tattiche, in particolare con il controllore cittadino Brad Lander, per ottimizzare le dinamiche del sistema a voto preferenziale.

La piattaforma di Mamdani coniuga una visione esplicitamente redistributiva con un’estensione significativa dell’intervento pubblico. Le sue proposte comprendono l’assistenza all’infanzia gratuita, il trasporto urbano senza biglietto, un congelamento generalizzato degli affitti per oltre un milione di unità abitative a canone regolato, la creazione di una rete municipale di generi alimentari e la realizzazione di 200.000 nuove abitazioni a prezzi calmierati entro dieci anni. Il finanziamento delle misure sarebbe garantito da un incremento della tassazione per i contribuenti con redditi superiori al milione di dollari annui, nonché da una revisione al rialzo del carico fiscale sulle imprese.
Un’agenda ambiziosa e un terremoto nei dem
Sebbene l’agenda sia ambiziosa e susciti un consenso rilevante presso un elettorato esasperato da decenni di stagnazione salariale e governance percepita come inefficiente, essa pone notevoli sfide in termini di sostenibilità finanziaria e capacità esecutiva. Tra le iniziative considerate più realistiche figura l’assistenza universale all’infanzia, il cui costo stimato si aggira intorno ai 5 miliardi di dollari l’anno. Secondo il team di Mamdani, si tratterebbe di un investimento ad alto rendimento sociale, potenzialmente in grado di favorire il rientro nel mercato del lavoro per ampie fasce di genitori a basso reddito e di generare un impatto positivo sull’economia cittadina. L’iniziativa, nonostante l’elevato costo iniziale, ha raccolto consenso non solo tra i progressisti, ma anche da parte di alcuni economisti moderati, che la considerano compatibile con un’agenda urbana orientata alla crescita inclusiva.

La vittoria di Mamdani rappresenta un terremoto interno per il Partito Democratico, perché segnala una crescente insoddisfazione della base verso l’establishment moderato e spinge in primo piano l’ala socialista, sempre più organizzata e influente. Questo successo acuisce le fratture ideologiche tra progressisti radicali e centristi pragmatici, mettendo a rischio la coesione del partito in un momento in cui l’unità è cruciale per affrontare Donald Trump. Le posizioni di Mamdani – dalla tassazione dei super-ricchi al sostegno alla causa palestinese – sebbene popolari in certi contesti urbani, sono potenzialmente tossiche a livello nazionale, offrendo ai Repubblicani materiale prezioso per dipingere il partito come dominato da estremisti. Inoltre, la sua ascesa potrebbe spaventare i grandi finanziatori, da Wall Street alla Silicon Valley, minando le fondamenta economiche della macchina elettorale democratica. In definitiva, ciò che è una vittoria storica per la sinistra newyorkese può diventare un serio grattacapo strategico per l’intero carrozzone dem. Che continua a dormire.
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