È quasi arrivato il giorno. Lo Zimbabwe terrà le elezioni presidenziali e parlamentari il 30 luglio. Il presidente Emmerson Mnangagwa  succeduto alla cacciata del 94enne uomo forte Robert Mugabe ha promesso che il voto sarà libero ed equo e monitorato da osservatori dell’Unione europea e del Commonwealth. Ciò in contrasto con quanto avvenuto nel 2013, quando Mugabe e il partito Zanu-Pf hanno ottenuto i 2/3 dei voti. Già nel 2002 gli osservatori avevano sospeso le votazioni per accuse di brogli.

Mnangagwa ha preso il potere dopo il colpo di Stato militare di novembre contro Mugabe. Conta sulle elezioni per rafforzare la sua legittimità. Intanto persegue una rottura con le politiche repressive di Mugabe e vuole far tornare gli investitori internazionali nello Zimbabwe. Se l’elezione sarà approvata dagli osservatori internazionali potrebbe essere un passo importante per sbloccare i prestiti esteri, interrotti per due decenni.

In Zimbabwe il 60% dei 5,4 milioni di votanti ha meno di 50 anni. Il ballottaggio è fissato per l’8 settembre se nessun candidato otterrà almeno il 50% più un voto necessario per vincere. Soprannominato il “Coccodrillo” Mnangagwa è nelle elezioni in vantaggio perché in carica, e ciò gli permette di accedere alle risorse statali per la sua campagna.

Mnangagwa gode del sostegno dell’esercito, che secondo gli analisti è contrario a qualsiasi leader che, a differenza di lui, manchi di un pedigree segnato dalla partecipazione alla guerra di liberazione contro il dominio bianco.

I critici dicono invece che Mnangagwa era il più fedele alleato di Mugabe e lo incolpano di una repressione da parte del governo contro i ribelli fedeli al rivale politico Joshua Nkomo a metà degli anni ’80 in cui sono stati uccisi 20mila civili.

L’Ue e altri governi hanno affermato che elezioni libere ed eque sono una precondizione per un più strette relazioni con lo Zimbabwe, che negli ultimi anni del governo di Mugabe è stato isolato per 37 anni dalle sanzioni e dai debiti non pagati.

Lo Zimbabwe ha urgente bisogno di aiuti finanziari per alleviare una crescente penuria di dollari – la valuta dominante del paese dal 2009 – che sta soffocando la sua economia. Ci sono pochi impieghi nel settore privato e il governo ha faticato a pagare i salari del settore pubblico.

Il più grande partito di opposizione, il Movimento per il cambiamento democratico, e il suo leader quarantenne Nelson Chamisa, hanno utilizzato la crisi economica per guadagnare punti contro Mnangagwa e lo Zanu-Pf. Ma l’MDC è anche indebolito dalla morte del suo leader storico Morgan Tsvangirai a febbraio e da una controversa battaglia interna su chi dovesse succedergli.

Ma ci sono alcune preoccupazioni sul fatto che l’esercito, il cui potere è cresciuto dal colpo di Stato di novembre, consentirebbe all’opposizione di prendere il potere qualora vincesse alle elezioni. Ciò perché le forze di difesa dello Zimbabwe hanno sostenuto l’ascesa di Mnangagwa alla presidenza e alti funzionari militari hanno preso posizioni di vertice nel suo governo, tra cui vice presidente e il ministro degli esteri.