Da Mosca – La prima edizione degli Zhirinovsky Readings, svoltasi a Mosca il 12 e 13 febbraio 2026 presso MGIMO, nasce come iniziativa accademica e formativa dedicata alla preparazione delle nuove élite diplomatiche russe e alla riflessione sul ruolo della Russia nel mondo contemporaneo.
Una piattaforma che guarda oltre la dimensione strettamente politica per interrogarsi sull’identità del Paese come civiltà storica in un sistema internazionale in trasformazione. La collocazione temporale dell’evento coincide con una fase di intensa attività diplomatica. Pochi giorni dopo la conclusione del forum, a Ginevra è previsto un nuovo round di colloqui di pace tra Russia, Stati Uniti e Ucraina. Una coincidenza che non implica un legame diretto tra le due iniziative, ma che contribuisce a definire il clima strategico entro cui Mosca riflette sul proprio futuro.
L’eredità di Zhirinovsky
Il forum prende il nome da Vladimir Zhirinovsky, storico leader del Partito Liberal-Democratico di Russia (LDPR) e figura tra le più riconoscibili della politica russa post-sovietica. Per oltre trent’anni Zhirinovsky ha incarnato una corrente ideologica capace di unire nazionalismo, visione geopolitica e critica all’unipolarismo occidentale, contribuendo a plasmare la narrazione della Russia come potenza destinata a riemergere dopo la fine dell’Unione Sovietica.
La sua influenza ha operato soprattutto sul piano simbolico e culturale. Zhirinovsky ha insistito sull’idea di una continuità storica russa che attraversa impero, esperienza sovietica e Federazione contemporanea, interpretate non come fratture ma come fasi di un unico percorso civilizzatore. In questa prospettiva, la Russia non è soltanto uno Stato tra gli altri, ma un soggetto storico autonomo, portatore di memoria, valori e missione geopolitica. È questa dimensione profonda, più che la contingenza politica, a costituire oggi il nucleo dell’eredità evocata dagli Zhirinovsky Readings, nel momento in cui l’ordine internazionale appare in ridefinizione.
La linea di Leonid Slutsky
All’interno di questa cornice si colloca la figura di Leonid Slutsky, attuale leader del LDPR e presidente della Commissione Esteri della Duma, tra i promotori centrali del forum. Se Zhirinovsky ha rappresentato la dimensione carismatica di una Russia in cerca di riaffermazione, Slutsky tende a tradurre quell’eredità in linguaggio istituzionale e strategia diplomatica.
La sua impostazione insiste su una Russia capace di coniugare sovranità e dialogo: non isolamento, ma autonomia; non integrazione subordinata, ma riconoscimento reciproco tra poli di un sistema multipolare. La possibile fase negoziale internazionale viene letta non come semplice gestione di una crisi, ma come occasione per ridefinire il ruolo globale di Mosca.
Da qui l’attenzione posta sulla formazione delle nuove generazioni diplomatiche, chiamate a operare in un mondo post-unipolare in cui deterrenza, cooperazione ed equilibrio convivono in forme più fluide.
La prospettiva delineata da Slutsky non è soltanto politica, ma culturale: la Russia viene descritta come partner potenziale in un futuro assetto internazionale fondato sulla pluralità delle civiltà e degli interessi, piuttosto che su contrapposizioni ideologiche permanenti.
Ginevra e i segnali di una possibile riapertura
Il round di colloqui previsto a Ginevra rappresenta uno dei passaggi diplomatici più attesi degli ultimi mesi.
Nella lettura russa, tuttavia, la posta in gioco supera la dimensione immediata del conflitto e riguarda l’equilibrio complessivo dell’architettura di sicurezza europea e globale. In questo contesto, a Mosca vengono osservati con attenzione alcuni segnali provenienti dall’Occidente.
L’evoluzione della posizione italiana sotto la guida di Giorgia Meloni, le recenti riflessioni del presidente francese Emmanuel Macron sulla necessità di ripensare la sicurezza europea e, soprattutto, la prospettiva di un diverso approccio statunitense legato alla leadership di Donald Trump vengono interpretati come possibili indizi di una fase più pragmatica.
Una fase in cui la Russia potrebbe essere considerata non più esclusivamente come avversario strutturale, ma come interlocutore strategico con cui riaprire un dialogo sul futuro equilibrio internazionale.
Oltre lo Stato: la Russia come civiltà
Il messaggio più profondo emerso dagli Zhirinovsky Readings resta però culturale prima ancora che geopolitico. La Russia tende sempre più a definirsi non soltanto come Stato-nazione, ma come spazio di civiltà con una continuità storica che attraversa impero, epoca sovietica e Federazione contemporanea.
Comprendere questa percezione è essenziale per interpretare le scelte strategiche di Mosca, il linguaggio della sua diplomazia e il ruolo che intende assumere nel XXI secolo. Se i colloqui di Ginevra dovessero davvero aprire una nuova stagione negoziale, la posta in gioco andrebbe oltre la conclusione della guerra: riguarderebbe la definizione del posto della Russia nazione, potenza e civiltà, nel futuro equilibrio globale.