Una nuova, grave crisi diplomatica è esplosa negli ultimi giorni – nel silenzio tombale dei media mainstream – tra Polonia e Ucraina dopo che il presidente Volodymyr Zelensky ha firmato un decreto che conferisce il titolo onorifico di “Eroi dell’UPA” al Centro Indipendente di Operazioni Speciali “Nord” delle Forze Armate ucraine. L’UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino) è un’organizzazione nazionalista della Seconda Guerra Mondiale, considerata in Polonia come responsabile di un genocidio ai danni della popolazione civile polacca.
Ucraina-Polonia, scontro sulla Seconda Guerra Mondiale
La decisione ha suscitato una durissima reazione da parte delle autorità polacche. Il presidente Karol Nawrocki, riporta l’agenzia di stampa polacca, parlando ai giornalisti, ha dichiarato di essere «profondamente indignato» e ha annunciato di aver richiesto formalmente l’avvio della procedura per la revoca dell’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza dello Stato polacco, conferita a Zelensky nel 2023 dal suo predecessore Andrzej Duda. «La riunione del Capitolo dell’Ordine dell’Aquila Bianca si terrà l’8 giugno, e ho proposto che uno dei punti all’ordine del giorno sia la revoca dell’Ordine al presidente Zelensky», ha affermato Nawrocki.
Secondo il presidente polacco, la glorificazione dell’UPA «ha fornito ampio materiale alla propaganda russa per la disinformazione». Nawrocki ha tuttavia ribadito che il sostegno all’Ucraina nella sua difesa dalla Russia rimane una priorità strategica per la Polonia, pur sottolineando che «non è così che si costruiscono le relazioni tra le nazioni». Al suo fianco, il primo ministro Donald Tusk ha definito il gesto dell’omologo ucraino «offensivo per la nostra sensibilità storica e preoccupante per le nostre relazioni». Tusk ha poi aggiunto, tentando di gettare acqua sul fuoco: «Se litigheremo sul passato, qualcun altro vincerà il futuro. Il Presidente dell’Ucraina dovrebbe finalmente capirlo. Anche quello polacco. Prima che sia troppo tardi!»
Due memorie in conflitto
La mossa di Kiev, avvenuta mentre il Paese cerca di rafforzare l’unità nazionale nel quarto anno di guerra, ha riaperto una delle pagine più buie e controverse della storia dei due Paesi, mossi certamente da una comune avversione verso Mosca ma non certo «amici». Per la storiografia polacca, l’UPA fu responsabile del massacro di circa 100.000 civili polacchi in Volinia e Galizia Orientale tra il 1943 e il 1945. Da molti nazionalisti ucraini, viceversa, l’organizzazione è ancora oggi vista come un movimento di resistenza anti-sovietica che lottò per l’indipendenza dell’Ucraina.
Rimane il dato storico: l’11 luglio 1943 è passato alla storia, in Polonia, come la «Domenica di Sangue». In un’azione coordinata, reparti dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN-B) e dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), insieme a numerosi civili locali, attaccarono simultaneamente 99 villaggi nelle contee di Włodzimierz e Horochów. I massacri, compiuti con estrema ferocia, proseguirono nei giorni e nelle settimane successive, segnando uno dei momenti più tragici del conflitto polacco-ucraino durante la Seconda Guerra Mondiale.
L’indignazione non riguarda solo la Polonia ma anche l’opposizione – nella società civile – a Zelensky. Marta Havryshko, storica ucraina specializzata nello studio dell’Olocausto e delle violenze sessuali durante la Seconda Guerra Mondiale, ha espresso pubblicamente la sua vergogna in un post su X.
«Mi vergogno profondamente. Non avrei mai potuto immaginare che nel mio Paese – il Paese dove i nazisti uccisero 1,5 milioni di ebrei, il Paese di Babyn Yar, il simbolo stesso dell’Olocausto nell’Unione Sovietica – un collaborazionista nazista e leader dell’OUN come Andriy Melnyk venisse sepolto con tutti gli onori militari», ha scritto la studiosa. Havryshko ha ricordato che gli uomini sotto il comando di Melnyk servirono nella polizia ausiliaria sotto il regime nazista, dando la caccia agli ebrei e sorvegliando ghetti e campi di sterminio. «Oggi – ha aggiunto – il presidente del mio Paese, un uomo i cui parenti furono uccisi dai nazisti, si inginocchia davanti alla bara di questo collaborazionista. Non si potrebbe immaginare una maggiore umiliazione per gli ebrei».
La vicenda rivela il prezzo delle concessioni che Zelensky, in una fase tanto drammatica, è costretto a fare ai nazionalisti ucraini che lo sostengono. Un prezzo che il presidente ucraino accetta di pagare, scommettendo sul fatto che la Russia rimanga il nemico numero uno tanto per la Polonia quanto per l’Ucraina. Il resto viene dopo. Tuttavia, di fronte alle vibranti proteste di Varsavia, colpisce il silenzio dell’Unione Europea e dei grandi media: un silenzio che sa di imbarazzo.
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