Annunciato per settimane nei bisbigli kieviani e finalmente realizzato, è infine arrivato l’ennesimo rimpasto di Governo del presidente Zelensky. I passi principali di quest’ultima decisione sono i seguenti: il premier Denis Shmyhal, vero veterano del Governo essendo entrato in carica il 4 marzo del 2020 (dopo essere stato brevemente ministro dello Sviluppo regionale), passa al ruolo di ministro della Difesa; al suo posto, nella carica di Primo ministro, arriva Yulija Svyrydenko (già vice-premier e ministro dell’Economia). Da non trascurare la nomina della fedelissima Olha Stefanishyna, attuale vice primo ministro responsabile per l’Integrazione euro-atlantica, al ruolo di ambasciatrice negli Usa, al posto di Oksana Markarova, la diplomatica che uscì affranta dal famoso scontro tra Zelensky e Donald Trump alla Casa Bianca ma che, soprattutto, aveva puntato sulla vittoria dei democratici e di Kamala Harris. Questi i pezzi da novanta, quelli che più contano. Ma è logico prevedere che altri alfieri e pedoni si muoveranno presto sulla scacchiera degli incarichi.
Le interpretazioni politiche, anche logiche, già si sprecano. E sono perlopiù superflue, perché la sostanza è chiara. La Svyrydenko, un’economista di 39 anni, diventa premier perché ha due qualità in questo momento fondamentali: è persona di fiducia di Andrij Yermak, capo dell’amministrazione presidenziale e vero uomo forte del potere in Ucraina; e conosce bene gli uomini dell’entourage trumpiano, avendo guidato le trattative (di fronte a lei Scott Bessent, ministro del Tesoro Usa, uno di quelli che hanno contribuito a liquidare Elon Musk) per il famoso accordo sulle terre rare. D’altra parte è proprio Yermak il titolare dei contatti con l’amministrazione Usa, non certo lo sbiadito ministro degli Esteri Andrij Sybiha, e infatti è stato Yermak ad accogliere l’inviato speciale di Trump, Keith Kellogg, attualmente a Kiev. Quindi la quadratura del cerchio è perfetta. Shmyhal va al ministero della Difesa perché è fidato e sa far di conto, mentre la Stepanishina va all’ambasciata di Washington per riannodare il filo del rapporto con la Casa Bianca, nel primo semestre di Trump piuttosto sfilacciato. Tutto questo a dimostrazione di un semplice fatto: Zelensky e i suoi danno per scontato l’aiuto europeo, di cui però ben conoscono i limiti (si vedano, per esempio, le dichiarazioni del ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, che per la milionesima volta ha negato all’Ucraina i missili Taurus), mentre pensano che l’aiuto americano sia da un lato più decisivo ma dall’altro anche legato a dinamiche di potenza in cui l’Ucraina è un tassello. Importante ma non esclusivo.
L’attuale rimpasto, poi, ha anche una valenza di politica interna e illustra molto bene il metodo di governo di Zelensky, che troppi hanno ritenuto, e magari ancora ritengono, un comico prestato alla politica, quando sarebbe ora di considerarlo un politico prestato al cinema. In ogni caso, una personalità di forte carattere e molta astuzia. Dal momento in cui è diventato presidente, il 20 maggio del 2019, il presidente è sempre riuscito a galleggiare sugli insuccessi proprio avvicendando i collaboratori e, di fatto, scaricando su di loro le responsabilità del momento e le attese dei cittadini.
Si comincia il 16 marzo del 2020, quando viene liquidato il primo Governo zelenskiano, una compagine di giovani tecnocrati insediata pochi mesi prima. Se ne vanno il premier Oleksiy Honcharuk e 11 dei 17 ministri. Compaiono qui due figure diventate poi note: il già citato Shmyhal, che diventa premier, e Dmytro Kuleba, che diventa ministro degli Esteri. Per settimane restano vacanti i ministeri dell’Energia e dell’Economia, a conferma della fretta con cui il rimpasto viene varato. Tutto ciò avviene, significativamente, in un momento importante per Zelensky. L’indice di gradimento del presidente e della sua azione è in ribasso (cosa che sarà certificata alle elezioni amministrative dell’ottobre successivo) e l’ombra dell’oligarca Ihor Kolomoi’skij, con il quale Zelensky aveva molto collaborato, diventa sempre più ingombrante. Così viene promosso Shmyhal, che era stato un manager delle aziende dell’altro oligarca Rinat Akhmetov, rivale di Kolomoi’skij. E se gli elettori non sono soddisfatti dell’andamento dell’economia e del fatto che la guerra nel Donbass continua, gli si dà in pasto il governo Honcharuk.
Come un abile pianista, Zelensky da sempre utilizza tutta la tastiera degli incarichi, trovando il modo di restare sempre al centro dello spartito. Appena diventato presidente, nomina capo dell’amministrazione presidenziale (il vero centro del potere operativo) Andrij Bohdan, che era l’avvocato personale dell’oligarca Kolomoi’skij. Lo liquida appena prima del ribaltone del Governo Honcharuk, quello che segna anche il passaggio all’alleanza con Akhmetov. Allo stesso modo, il primo Zelensky si tiene stretto il ministro degli Interni Arsen Avakov, che aveva ricoperto la stessa carica anche con il predecessore Petro Poroshenko, per poi liquidarlo a metà del 2021, dopo le elezioni amministrative che sono state un disastro per Servo del popolo e quando l’indice di gradimento dello stesso Zelensky è ai minimi storici.
Cambiare tutto, o quasi, per non cambiare l’unica cosa che davvero conta: il potere presidenziale. È una tecnica che Zelensky padroneggia perfettamente, agevolato prima dalle leggi di emergenza varate per la guerra in Donbass e poi dalla legge marziale istituita al momento dell’invasione russa. non si creda, però, che tutto dipenda dalla guerra del Cremlino. Nel periodo del Covid, di fronte alle oggettive difficoltà e a una certa confusione nell’azione di governo, Zelensky cambia cinque ministri della Sanità. Figure mediocri, in un paio di casi finite poi in tribunale per malaffare. In ogni caso, l’Ucraina esce dalla pandemia con la più bassa percentuale in Europa di persone vaccinate (35%), cosa che nessuna ha mai rinfacciato al Presidente. Allo stesso modo Zelensky ha cambiato quattro ministri della Difesa prima dell’invasione russa e, più comprensibilmente, tre dal 2022 a oggi. Per non parlare del generale Valerij Zaluzhny, comandante in capo delle truppe ucraine, prima eroe nazionale e, al primo cenno di dissenso sulla strategia generale, spedito a fare il finto ambasciatore a Londra.
I casi sono infiniti e l’elenco degli ex amici spediti nel dimenticatoio sarebbe assai lungo. Come Ivan Bakanov, l’amico d’infanzia diventato prima amministratore di Kvartal 95, lo studio di produzione di Zelensky, e poi, dopo il trionfo presidenziale, nominato capo dei servizi segreti. dura fino al luglio del 2022 quando, passato il grande spavento per l’invasione russa, Zelensky comincia a regolare i conti con chi non ha saputo prevedere e organizzare. Anche se era stato lui stesso a escludere fino all’ultimo la possibilità di un attacco del Cremlino. Allo stesso modo, e nello stesso periodo, salta la testa di un’altra vecchia amica, Iryna Venediktova, già responsabile legale della sua campagna elettorale, dopo la vittoria nominata capo della procura generale di Ucraina, considerata non abbastanza ferma nel perseguire traditori e collaborazionisti filo-russi.
Novello gattopardo, Zelensky ha trovato il sistema per cambiare tutto affinché non cambi quasi nulla. E lo ha trovato verso la fine del 2021, quando ha scoperto il chiavistello del vero potere. In epoca di guerra (allora il Donbass, poco dopo la Russia), tutte le questioni, inevitabilmente, diventano o questioni di sicurezza nazionale. Quindi devono essere esaminate e risolte dal Consiglio di sicurezza nazionale. Consiglio che, guarda caso, ha membri di esclusiva nomina presidenziale. Per questo, anche se non si espongono, molti in Ucraina (fuori meno, perché in realtà degli ucraini se ne fregano un po’ tutti) temono che, una volta arrivata la pace (o qualunque cosa fermi la guerra), non sarà così facile tornare alle normali regole della democrazia. O che, viceversa, trovare un accordo con la Russia sia così difficile anche perché la verticale del potere zelenskiano tira in lungo per garantirsi u “dopo”, magari con l’appoggio di Donald Trump. Una dei tanti, vedi rissa alla Casa Bianca, che ha scoperto a proprie spese che incastrare Zelensky è molto, molto più complicato di quanto si possa pensare.
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