La crisi diplomatica tra Ucraina e Polonia si aggrava. La scintilla è scoppiata il 26 maggio scorso, quando il presidente ucraino Volodymyr Zełensky ha firmato un decreto che conferisce il titolo onorifico di «Eroi dell’UPA» a un’unità delle Forze Armate ucraine. L’UPA – l’Esercito Insurrezionale Ucraino – è un’organizzazione nazionalista della Seconda Guerra Mondiale che in Polonia è considerata responsabile del genocidio di decine di migliaia di civili polacchi, in particolare durante le stragi della Volinia.
Per la storiografia polacca, l’UPA fu infatti responsabile del massacro di circa 100.000 civili polacchi in Volinia e Galizia Orientale tra il 1943 e il 1945. Da molti nazionalisti ucraini, viceversa, l’organizzazione è ancora oggi vista come un movimento di resistenza anti-sovietica che lottò per l’indipendenza dell’Ucraina. Rimane il dato storico: l’11 luglio 1943 è passato alla storia, in Polonia, come la Domenica di Sangue. In un’azione coordinata, reparti dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN-B) e dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), attaccarono simultaneamente 99 villaggi nelle contee di Włodzimierz e Horochów. I massacri, compiuti con estrema ferocia, proseguirono nei giorni e nelle settimane successive, segnando uno dei momenti più tragici del conflitto polacco-ucraino durante la Seconda Guerra Mondiale.
La reazione di Varsavia non si è fatta attendere. Venerdì scorso, il presidente polacco Karol Nawrocki ha annunciato la revoca dell’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza dello Stato polacco, che era stata conferita a Zełenski nell’aprile 2023 dal suo predecessore Andrzej Duda. In un video di tredici minuti pubblicato sui social, Nawrocki ha dichiarato: «Siamo una nazione polacca orgogliosa e abbiamo una soglia di tolleranza. Quel limite è stato superato».
La risposta di Zełenski: «È una battaglia politica interna»
La replica di Zełenski è stata durissima. In un’intervista rilasciata domenica alla televisione ucraina TSN, il presidente ha accusato Nawrocki di aver strumentalizzato la vicenda per fini elettorali interni. «Vedo in tutto ciò esclusivamente un processo elettorale. Il presidente Karol Nawrocki sta lottando per la posizione del suo partito nei confronti del primo ministro Donald Tusk. Non abbiamo niente a che fare con questo, è una loro questione interna» ha affermato. Zełenski ha poi paragonato il comportamento del presidente polacco a quello di Viktor Orbán: «È la stessa cosa che faceva Orbán. È una strada sbagliata. Penso che finirà male». E ha aggiunto: «Sull’odio non si possono ottenere vantaggi politici, perché a lungo termine porta al deterioramento delle relazioni tra i popoli».
Nel corso dell’intervista, Zełenski ha rivelato un episodio mai raccontato prima: durante il loro primo incontro in Polonia, Nawrocki gli avrebbe regalato un libro molto “particolare”. «Sono venuto da lui e il suo regalo di benvenuto è stato un libro sulla tragedia della Volinia. Non ne ho mai parlato. Non ne ho parlato alla gente. Ho convissuto con questo in silenzio. Ora ne parlo apertamente, perché sta intraprendendo azioni che ritengo inopportune».
La «guerra delle onorificenze» si allarga
Sabato Zełenski ha annunciato di aver rispedito a Varsavia l’Ordine dell’Aquila Bianca tramite un corriere. Nella dichiarazione che accompagnava la restituzione, il presidente ucraino ha sottolineato: «Se si ritiene che questo simbolo speciale possa rimanere a Caterina II, Benito Mussolini e Gerhard Schröder, allora noi in Ucraina non discuteremo», riferendosi ad alcuni controversi detentori dell’onorificenza che non ne sono mai stati privati.
Ma la crisi non si è fermata a Zełensky. In segno di protesta, diversi alti funzionari ucraini hanno restituito le loro onorificenze polacche: il ministro degli Esteri Andrij Sybiha, il capo dell’Ufficio del Presidente Kyryło Budanow, il suo vice Ihor Żowkwa e l’ambasciatore ucraino in Polonia Wasyl Bodnar. Anche gli ex presidenti Leonid Kuczma, Viktor Juszczenko e Petro Poroszenko hanno rinunciato alle decorazioni ricevute da Varsavia. La crisi, peraltro, arriva in un momento particolarmente delicato: la prossima settimana la Polonia ospiterà una conferenza internazionale sulla ricostruzione dell’Ucraina, alla quale Zełenski è atteso. Nawrocki ha ribadito che la revoca dell’onorificenza «non è contro il popolo ucraino» e «non significa un cambiamento nella direzione strategica della politica di sicurezza polacca». Sarà, ma la crisi diplomatica sembra essere molto più profonda e radicale di quanto non si voglia ammettere.
C’è poi un altro problema, come osserva la studiosa Marta Havryshko, storica ucraina, ricercatrice e accademica specializzata in storia del Novecento: «Il mito dell’OUN e dell’UPA nell’Ucraina di oggi si basa sulla glorificazione della loro lotta antisovietica. Eppure una parte inseparabile di quella lotta fu l’uso del terrore letale contro civili ucraini.I ntere famiglie divennero vittime di questo terrore sulla base del principio di responsabilità collettiva praticato dalla clandestinità ucraina. I loro obiettivi includevano maestri di scuola, presidenti di fattorie collettive, direttori scolastici, membri del Komsomol, funzionari di partito e politici, così come giovani donne che avevano relazioni romantiche con uomini considerati “nemici” (polacchi, ebrei, ufficiali dell’Armata Rossa, ecc.)». La studiosa aggiunge: «Tra le altre cose, registra che nel villaggio di Uhertsi, regione di Leopoli, nel 1944, i militanti dell’OUN uccisero il capo del consiglio di villaggio, Osyp Kanchir, 39 anni; sua moglie Mariia, 44 anni; e i loro due figli — Mariia di tre anni e Petro di un anno. Quindi, quando celebrate l’UPA, ricordate anche questi bambini innocenti».
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