Nel corso del 2025, in presenza di un accordo di cessate il fuoco, in Ucraina potrebbero tenersi le elezioni presidenziali rimandate nel 2024 a causa del conflitto militare in corso contro la Russia. A far trapelare questa ipotesi, appoggiata dall’establishment della sicurezza statunitense per il contesto europeo, è stato Keith Kellog, generale in pensione e inviato speciale per l’Ucraina dell’amministrazione Trump. Secondo Kellog, intervistato da Erin Banco per l’agenzia Reuters, “la maggior parte delle nazioni democratiche ha elezioni in tempo di guerra” e per questo è importante che si svolgano anche in Ucraina perché si tratta di un “bene per la democrazia”.
Il tutto mentre in territorio ucraino continuano a imperversare bombardamenti e scontri militari e il neo-presidente degli Stati Uniti Trump, parlando con i giornalisti dallo studio ovale della Casa Bianca, ha lasciato intendere che una fase preliminare di colloqui e “serie discussioni” con la controparte russa sul futuro della guerra in Ucraina è già stata “già avviata”. A rispondergli, con un tono di preoccupazione e irritazione, è stato il presidente ucraino Zelensky, dichiarando di ritenere “molto pericolosa” la possibilità che si generino discussioni fra Usa e Russia che escludano l’Ucraina e auspicando che Kiev sia coinvolta in maggiori discussioni con l’alleato statunitense per la preparazione di un piano per il cessate il fuoco.
Il salto da Biden a Trump
Le elezioni per il rinnovo della carica presidenziale e del Parlamento ucraino erano previste per il 2024, ma la legge marziale in vigore nel Paese dall’invasione russa del febbraio 2022 ne ha impedito il regolare svolgimento. Da quel momento in poi, complice anche un più ampio disegno con cui Zelensky ha ridotto gli spazi democratici e di pluralismo interno alla politica ucraina, il tema delle elezioni è stato sempre posticipato per salvaguardare la stabilità del Paese alle prese con lo scontro bellico più mortale sul suolo europeo dalla seconda guerra mondiale in poi. Fra le altre misure prese da Zelensky, nel 2022 il presidente ucraino ha anche firmato un decreto che impedisce di fatto ogni tipo di tentativo negoziale con la Russia finché la struttura di potere presente a Mosca sarà quella legata al presidente Putin, un ostacolo che in ogni caso, se Kiev intende partecipare ai negoziati, dovrà essere rimosso.

Pressioni più lievi per lo svolgimento regolare di elezioni erano arrivate anche dall’amministrazione Biden, ma con l’avvento di Trump la determinazione statunitense a creare le condizioni per una svolta in Ucraina sembra essere notevolmente aumentata. Il piano di pace o cessate il fuoco statunitense è però ancora in fase di elaborazione e non si conoscono dettagli in merito. Di certo la linea rappresentata da Biden, e ricalcata specularmente dall’Unione europea, sembra già essere stata sconfessata come dimostra la recente dichiarazione del segretario di Stato Marco Rubio che ha definito “disonesto” il sostegno all’idea per cui l’Ucraina possa sconfiggere la Russia sul campo.
Sulla vicenda è arrivata anche la lettura fatta da parte del servizio di informazioni estero della Russia (Svr), che ha definito le pressioni statunitensi per le elezioni come un modo “legittimo” per sbarazzarsi di Zelensky, una leadership che ha oltrepassato “ogni limite”, e rimpiazzarlo con una presidenza più incline ad appoggiare un piano negoziale concordato con gli Usa. Non sono mancate però anche le accuse lanciate nei confronti degli Stati Uniti, che secondo Mosca hanno avviato un processo di influenza della politica ucraina nell’ambito delle prossime elezioni finalizzato alla “creazione di un nuovo partito riservato ad una nicchia filostatunitense” in grado di operare un controllo, anche parlamentare, sulle scelte del futuro presidente ucraino.

