C’è qualcosa di singolarmente paradossale nella settimana in cui Donald Trump sembra tornare al suo celebre «You’re fired», la frase che lo rese famoso ben prima della politica, quando conduceva il programma televisivo The Apprentice. Martedì 13 ottobre, Katie Zacharia debutta nella sala stampa della Casa Bianca come portavoce del presidente. Tra le prime notizie che comunica c’è la richiesta di dimissioni rivolta a Kimberly Guilfoyle, ambasciatrice americana in Grecia, ex fidanzata di Donald Trump Jr. e figura di primo piano dell’universo trumpiano. «Abbiamo chiesto all’ambasciatrice Guilfoyle di dimettersi», annuncia Zacharia, accompagnando la comunicazione con parole di apprezzamento per il suo servizio.
Venerdì 16 ottobre, appena cinque giorni dopo la nomina, la stessa Zacharia lascia l’incarico. Quello che doveva essere il suo primo briefing si rivela anche l’ultimo. Nel suo caso, però, Trump non usa pubblicamente parole di condanna. Al contrario, esprime apprezzamento nei suoi confronti e lascia intendere di averle suggerito di valutare se valesse la pena affrontare l’ostilità mediatica associata a un ruolo tanto esposto.
Diverso il caso di Paolo Zampolli, imprenditore italiano e storico amico del presidente, che nella stessa settimana conclude il proprio incarico al Dipartimento di Stato. In un messaggio sui social precisa di non essere stato licenziato: il mandato di inviato speciale per le partnership globali, già prorogato di sei mesi oltre il limite previsto, è semplicemente scaduto. Zampolli annuncia inoltre nuovi progetti.
Kimberly Guilfoyle: l’annuncio che inaugura la conferenza
La decisione su Guilfoyle arriva dopo indiscrezioni sulla sua condotta professionale e sui rapporti con alcuni finanziatori politici. Secondo la stampa americana, l’ex ambasciatrice sarebbe stata coinvolta in controversie riguardanti richieste di denaro e presunte promesse di accesso a esponenti dell’amministrazione. I suoi legali hanno respinto le accuse. La comunicazione ufficiale arriva proprio da Zacharia, durante un briefing durato appena una quindicina di minuti.
Un debutto dal significato quasi cinematografico: la nuova voce della Casa Bianca annuncia la fine dell’incarico di una figura vicina al presidente senza sapere che, tre giorni dopo, anche la propria esperienza sarebbe terminata.
Zacharia, la portavoce che si presentava come avvocato
La breve permanenza di Zacharia è stata segnata dalla controversia sulle sue qualifiche professionali. Laureata in Giurisprudenza alla Pepperdine University, si era presentata per anni come avvocato anche nei commenti politici trasmessi da Fox News. È emerso però che non aveva mai ottenuto l’abilitazione necessaria per esercitare la professione forense. Di fronte alle domande dei giornalisti, circa l’albo di ammissione, Zacharia ha inizialmente risposto «Cina», in un passaggio apparso confuso e non pertinente. In seguito ha distinto tra attorney e lawyer, sostenendo di non essere una attorney, ma una lawyer. La distinzione non risolveva il problema: nell’inglese americano entrambi i termini possono indicare chi esercita la professione legale, mentre Zacharia non era mai stata abilitata a farlo.
La questione non riguardava il requisito formale per diventare portavoce della Casa Bianca, ruolo per il quale non è necessaria un’abilitazione forense, ma il modo in cui aveva descritto pubblicamente la propria esperienza. Zacharia ha poi sottolineato di essere stata assunta come press secretary, non come consulente legale del presidente. Una precisazione formalmente corretta, ma insufficiente a cancellare le dichiarazioni precedenti e la confusione generata dalla sua risposta.
La polemica ha finito per oscurare le competenze comunicative per le quali era stata selezionata. Trump ha espresso apprezzamento personale nei suoi confronti e ha sottolineato la difficoltà di sostenere una pressione pubblica tanto intensa. La sua uscita non è stata dunque un pubblico «You’re fired», ma una separazione professionale preceduta da dichiarazioni presidenziali concilianti.
Paolo Zampolli: mandato concluso, non licenziamento
Paolo Zampolli, naturalizzato americano e noto per aver presentato Melania a Donald Trump negli anni Novanta, ha respinto l’interpretazione secondo cui sarebbe stato licenziato.
Nel messaggio pubblicato sui social ha spiegato che il suo incarico di inviato speciale per le partnership globali era già stato prorogato di sei mesi oltre il limite previsto. La conclusione rappresentava quindi la naturale scadenza di un mandato temporaneo. Ha inoltre annunciato nuovi progetti, presentando la fine dell’incarico come un passaggio professionale e non come una rottura con l’amministrazione o con il presidente.
Il ritorno di «You’re fired», tra politica e realtà
La tentazione di raccontare la settimana come una nuova puntata di The Apprentice è forte. Ma la sequenza rivela qualcosa di più complesso di una serie di licenziamenti. Guilfoyle lascia l’ambasciata dopo una controversia sulla propria condotta, pur negando ogni illecito. Zacharia perde il ruolo di portavoce dopo la polemica sulle qualifiche professionali e un debutto mediatico difficile. Zampolli, invece, conclude un mandato già prorogato e precisa di non essere stato licenziato.
La vicenda più emblematica resta quella di Zacharia: la donna che aveva annunciato l’uscita di Guilfoyle si ritrova, appena tre giorni dopo, fuori dalla Casa Bianca. La coincidenza mostra la rapidità con cui possono mutare gli equilibri nell’amministrazione americana. La vicinanza personale a Trump può aprire le porte del potere, ma non garantisce la permanenza nelle sue strutture. Il tratto distintivo della settimana non è dunque soltanto il ritorno del celebre «You’re fired», ma le infinite sfumature della politica
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

