Più di 3mila tonnellate di cibo hanno raggiunto i distretti di Tuhayta e Darahimi, situati nel governatorato di Hodeidah, nel sud dello Yemen, martedì 15 gennaio, secondo quanto riferito dal World Food Programme. Tra furti e ostacoli di ogni genere, l’ultima consegna, avvenuta a Hodeidah, risaliva al luglio 2018. In quell’occasione, un furgone del World Food Programme era stato raggiunto da proiettili: un episodio ancora oscuro, riferito dal portavoce dell’agenzia, Herve Verhoosel, sul quale non erano stati forniti ulteriori dettagli.

Furto di aiuti umanitari

Nei mesi scorsi, l’agenzia delle Nazioni Unite ha ripetutamente accusato i ribelli Houthi di aver deviato la rotta di alcune imbarcazioni che trasportavano generi alimentarli e di averli rubati, sottraendoli alla popolazione civile, ridotta sull’orlo della carestia.

Il World Food Programme afferma di essere in possesso di prove, anche fotografiche, che mostrerebbero alcuni conducenti di furgoni mentre prelevano, in modo illecito, beni alimentari dai centri di distribuzione designati. Non solo: le immagini immortalerebbero anche funzionari locali mentre falsificano i registri e manipolano la lista dei beneficiari dei sussidi.

Anche l’agenzia di stampa internazionale Associated Press, che si è occupata del caso, è giunta alla conclusione che non soltanto gli Houthi, ma anche le forze fedeli al presidente Hadi avrebbero rubato i beni alimentari destinati alle famiglie in difficoltà, in particolare nella città di Taiz.

Hodeidah: principale accesso allo Yemen

Affacciato sul mar Rosso, il porto di Hodeidah è l’accesso allo Yemen più utilizzato dalle Nazioni Unite per la consegna di aiuti umanitari. Da qui, transita circa l’80% delle importazioni e degli aiuti destinati al Paese. Secondo la coalizione araba a guida saudita, Hodeidah costituirebbe anche l’accesso principale per il traffico di armi che l’Iran invierebbe agli Houthi. 

Negli ultimi mesi, il porto è stato il principale fronte del confitto yemenita. Gli scontri si sono intensificati a partire dal 13 giugno 2018, giorno in cui la coalizione araba ha lanciato l’offensiva “Golden Victory”, con l’intento di strappare Hodeidah al controllo degli Houthi.

I negoziati di pace

L’impresa di consegnare aiuti alimentari attraverso il porto di Hodeidah sarebbe stata possibile questa volta grazie alla diminuzione dei combattimenti, resa possibile dai colloqui di pace di dicembre. Il mese scorso, le parti coinvolte nella guerra civile yemenita si erano riunite a Stoccolma per negoziare le condizioni di pace. In questa occasione, si era raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nel territorio, condizione indispensabile per l’invio di aiuti umanitari alla popolazione civile yemenita.

Con la sottoscrizione dell’accordo, gli scontri tra gli Houthi e le forze governative sono diminuiti drasticamente: una svolta nel confitto yemenita e un primo passo verso il raggiungimento della pace definitiva nel Paese. Tuttavia Martin Griffiths, inviato Onu per lo Yemen, pur riconoscendo una netta diminuzione delle ostilità, ha denunciato alcuni episodi di violazione del cessate il fuoco nel territorio di Hodeidah, commessi da parte di entrambi gli attori del conflitto.

Intanto l’assemblea del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, riunitasi martedì 15 gennaio, ha votato la decisione di stabilire una propria missione in Yemen della durata di sei mesi, il cui compito sarà proprio quello di monitorare il cessate il fuoco e sorvegliare il ritiro delle forze.

Proprio in questi giorni, è in corso, in Giordania, il secondo round dei negoziati tra gli Houthi e le forze governative. Questa volta, le trattative dovrebbero concentrarsi su una exit strategy condivisa per lo scambio di prigionieri.

La guerra civile yemenita

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità al potere: i ribelli Houthi, un gruppo zaidita sciita, e le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale.

In sostegno del presidente Hadi, il 26 marzo 2015, è intervenuta nel conflitto la coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti. Gli Houthi, invece, sarebbero sostenuti dall’Iran, che invierebbe segretamente rifornimenti e armi ai ribelli. La coalizione a guida saudita e l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese, ampliando così l’influenza sunnita o sciita nella regione. 

La più grave crisi umanitaria

La situazione dello Yemen è stata definita dalle Nazioni Unite “la più grave crisi umanitaria a livello mondiale”. Secondo i dati forniti dall’Onu, le vittime del conflitto sarebbero circa 10mila e più del 75% della popolazione yemenita, ovvero 22 milioni di persone, necessitano di aiuti umanitari. Di queste, circa 10 milioni sarebbero sull’orlo della carestia.

Nel Paese si è diffusa anche un’epidemia di colera, che ha colpito oltre 1 milione di persone. Stando ai dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, soltanto nel 2018, sono stati registrati 280.198 casi di colera e 372 morti dovute alla malattia. I bambini sotto i 5 anni rappresentano il 32% dei casi di contagio. Oltre al colera si sono verificati casi di difterite, una malattia tossinfettiva acuta e contagiosa, assente nel Paese dal 1982.