Yair Lapid, l’ex giornalista televisivo, fondatore del partito centrista Yesh Atid, già ministro degli Esteri e primo ministro per alcuni mesi nel 2022, oggi leader dell’opposizione in Israele, lancia un durissimo attacco contro Benjamin Netanyahu dopo il raggiungimento dell’accordo di cessate il fuoco di due settimane mediato dal Pakistan. In un post su X, Lapid ha definito l’accordo il più grande disastro politico della storia di Israele, affermando che Bibi è il principale artefice di tale fallimento.
«Non c’è stato un disastro politico del genere in tutta la nostra storia» ha affermato. «Israele non era nemmeno vicino al tavolo quando sono state prese le decisioni che riguardano il cuore della nostra sicurezza nazionale», ha scritto.
“Netanyahu ha fallito su tutti i fronti”
Lapid ha sottolineato che, mentre l’esercito ha eseguito tutti gli ordini e la popolazione ha dimostrato grande resilienza, Netanyahu ha fallito su tutta la linea: «Ha fallito politicamente, ha fallito strategicamente, non ha raggiunto nessuno degli obiettivi che lui stesso si era posto».«Ci vorranno anni per riparare i danni politici e strategici che Netanyahu ha causato a causa di arroganza, negligenza e mancanza di pianificazione strategica», ha aggiunto, promettendo di intervenire ulteriormente nel corso della giornata.
Molti analisti e commentatori hanno tuttavia sottolineato la profonda incoerenza e ipocrisia di Lapid, che oggi critica duramente Netanyahu ma fino a ieri ha sostenuto Bibi nella sua guerra esistenziale contro la Repubblica Islamica. Lo scorso 3 marzo, rispondendo a Mark Levin, il giornalista neocon americano pro-Israele, ha ribadito che, dall’inizio della guerra con Teheran, ha dato il sui «pieno sostegno al Primo Ministro e all’intera operazione militare in una serie di interviste e dichiarazioni, sottolineando che quando si tratta della minaccia iraniana, in Israele non esiste coalizione o opposizione. Siamo tutti uniti».
Critiche in Israele al cessate il fuoco
Come sottolinea il Jerusalem Post, molti in Israele considerano il cessate il fuoco un esito negativo. Il presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale della Knesset e membro del partito di estrema destra Otzma Yehudit, il deputato Zvika Fogel, ha reagito all’annuncio del cessate il fuoco fatto da Trump con un post duro su X: «Donald, ti sei davvero tirato indietro», ha scritto, usando la parola ebraica per “anatra” (che in slang implica debolezza o mancanza di spina dorsale) per descrivere il presidente americano.
Il leader del partito Israel Beytenu, Avigdor Liberman, ha avvertito che l’accordo «concede una pausa al regime degli ayatollah e l’opportunità di riorganizzarsi», aggiungendo che «qualsiasi intesa con l’Iran, senza che questi rinunci alla distruzione di Israele, all’arricchimento dell’uranio, alla produzione di missili balistici e al sostegno alle organizzazioni terroristiche nella regione, significherà che dovremo tornare a un’altra campagna in condizioni più dure e pagare un prezzo più alto». Tali dichiarazioni riflettono un sentimento piuttosto ampio, condiviso trasversalmente nello spettro politico israeliano, che vede il cessate il fuoco nella sua forma attuale come un risultato negativo per Tel Aviv.
In particolare, la politica israeliana è focalizzata sul fronte libanese e sulla guerra contro Hezbollah, a cui Netanyahu ha già detto di non voler rinunciare. «Se la guerra in Libano contro Hezbollah dovesse cessare, si tratterebbe di un fallimento etico, morale e di sicurezza di prim’ordine», ha dichiarato Moshe Davidovich, capo del Consiglio regionale dell’Alta Galilea, secondo quanto riportato da N12.
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