Il presidente egiziano Abdel-Fattah al Sisi ha incontrato al Cairo il leader cinese Xi Jinping, ricevendolo al palazzo presidenziale Ittihadiya, luogo dei principali faccia a faccia istituzionali. Questa visita, che arriva dopo oltre 10 anni, assume un ruolo particolarmente importante in un momento in cui si stanno ridisegnando gli equilibri geopolitici nordafricani e mediorientali. Xi Jinping è stato accolto con i massimi onori previsti dal protocollo egiziano e la stampa locale ha raccontato nei minimi particolari tutte le fasi di questo meeting, compresa la visita di Xi con la moglie al nuovo grande museo egizio della capitale. Pechino ha scatenato un’offensiva diplomatica e politica ad ampio raggio in tutta l’area mediterranea, che si inserisce nel quadro dell’accordo appena firmato per il circuito bancario con gli istituti della Libia con l’obiettivo di arrivare a una lenta, ma inesorabile dedollarizzazione delle transazioni e puntando allo yuan come valuta di riferimento. Il Cairo è uno degli alleati più forti e fedeli a Washington, sia a livello militare che a livello geopolitico. L’aiuto degli Stati Uniti è stato fondamentale anche per l’ottenimento di ingenti prestiti sia dalla Banca mondiale, che dal Fondo Monetario Internazionale, soldi che sono stati determinanti per puntellare la traballante economia egiziana.
Cina, un partner privilegiato
La Repubblica Popolare cinese si sta proponendo come partner privilegiato in alcune aree critiche come la sicurezza del commercio marittimo, nuovi accordi sull’agroalimentare, i trasporti interni, le infrastrutture, l’intelligenza artificiale ed anche la manifattura. La Cina sta cercando di usare l’incertezza globale dovuta ai conflitti per rafforzare la sua posizione, non soltanto nel continente asiatico, ma anche nel Mediterraneo, che non era mai stato una zona di influenza cinese. L’Egitto esercita un ruolo determinante in Libia, dove appoggia il governo di Tobruk con armi e sostegno politico, nella guerra civile sudanese, dove il comandante dei governativi ogni settimana vola al Cairo per prendere ordini dal presidente al Sisi, generale di grande esperienza. Ma il Cairo è stato fondamentale anche a Gaza, agendo come grande mediatore, avendo la fiducia sia di Israele che dei palestinesi.
Pechino ha chiesto ai Paesi della regione di contrastare le interferenze straniere e di puntare su un nuovo sistema di sicurezza per il Medioriente, una mossa di grande valenza tattica che vuole imporre Pechino come leader del Sud globale. Il Dragone non nasconde il suo interesse ad accrescere il peso in Egitto e sul Canale di Suez, vitale via di navigazione fra Asia ed Europa. Il Cairo ha accresciuto il suo interscambio con la Cina, passando dai 4 miliardi di dollari del 2007 agli oltre 10 del 2013 fino a raggiungere i 17 miliardi nel 2025. Nel 2014 i due governi avevano già sottoscritto un accordo tecnico che concedeva al Cairo una linea di credito non rimborsabile pari a 124 milioni di dollari dalla Banca centrale cinese.
Esercitazioni congiunte
Meno di un mese fa, le due nazioni hanno organizzato una serie di esercitazioni militari congiunte, dove sono stati utilizzati J-16 cinesi e Rafale francesi, coordinando operazioni molto specifiche. Ma il leader cinese ha confermato anche l’interesse per la cosiddetta zona economica del Canale di Suez, dove negli anni Pechino ha investito più di 4 miliardi di dollari, mentre sono stati addirittura 10 i miliardi che Pechino ha messo nel progetto per la nuova capitale amministrativa e per il comparto ferroviario nel delta del Nilo. Un ventaglio particolarmente ampio quello degli investimenti cinesi che punta ad incrinare il dominio statunitense in questa area determinante. Pechino investe nel continente africano dall’inizio del nuovo millennio e il FOCAC, il forum fra la Cina ed i paesi africani, è da anni uno dei più frequentati. Molte nazioni sono però ostaggio dei cinesi che grazie alla trappola del debito hanno preso il controllo di tante economie continentali come lo Zambia, l’Angola, ma anche di stati chiave come Etiopia e Kenya che hanno ceduto le loro principali infrastrutture ad aziende asiatiche. Uno schema quasi infallibile che ha funzionato dall’Asia al Sudamerica e soprattutto in Africa e che potrebbe ripetersi anche in un quadrato geopolitico determinante come il Medio Oriente.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

