Si sono incontrati per l’ultima volta a Lima, in Perù, in occasione dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec), e a poche settimane dal probabile avvento di una nuova era di incertezze nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Quello tra Joe Biden e Xi Jinping è stato un faccia a faccia diverso dal solito, preludio del ritorno al potere di Donald Trump e di chissà quali (e quante) sorprese lungo l’asse Washington-Pechino.
In termini concreti, questo meeting è servito a Biden per sbrigare le ultime pratiche e rendere “a prova di emergenza” i legami tra la Casa Bianca e il Partito Comunista Cinese prima della sua definitiva uscita di scena politica. Il vis a vis è però stato molto più utile a Xi. Il presidente cinese ha infatti sfruttato la caratura del suo interlocutore per lanciare messaggi indiretti a Trump e, soprattutto, per tracciare quattro linee rosse sul tavolo, così da far capire ai falchi della prossima amministrazione Usa come comportarsi con la Cina, onde evitare di incorrere in gravi crisi diplomatiche.
L’ultimo accordo di Biden
Biden sa bene che il ritorno in scena di Trump potrebbe cambiare le regole del gioco e sconvolgere – in un senso o nell’altro – le relazioni Usa-Cina. È per questo che il presidente statunitense uscente ha concordato con Xi che qualsiasi decisione di utilizzare armi nucleari dovrebbe essere controllata dagli esseri umani e non dall’intelligenza artificiale.
L’intesa a sorpresa è sostanzialmente servita per mettere sotto controllo delicatissime questioni di sicurezza nucleare e proliferazione. L’accordo impegna entrambi i Paesi a garantire che “ci dovrebbe essere un controllo umano sulla decisione di usare armi nucleari”, come ha spiegato il Consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan.
Dal canto loro, i cinesi hanno ribadito il loro desiderio di avere “maggiore dialogo e cooperazione” con gli Usa e la necessità di evitare una “nuova Guerra Fredda”, avvertendo al contempo che “contenere la Cina è poco saggio, inaccettabile e destinato a fallire”.
Il vademecum di Xi
È proprio da queste ultime parole che invece bisogna partire per analizzare l’atteggiamento adottato da Xi. Il presidente cinese, da un lato ha sfruttato la precaria posizione di Biden per mettere al sicuro sul fronte nucleare i rapporti Usa-Cina, ma dall’altro ha approfittato dell’occasione per parlare a Trump.
La Cina “è pronta a lavorare con la nuova amministrazione statunitense per mantenere la comunicazione, espandere la cooperazione e gestire le differenze, in modo da impegnarsi per una transizione costante delle relazioni Cina-Usa a beneficio dei due popoli”, ha spiegato Xi al termine dell’incontro con Biden.
Nel resoconto fornito dal ministero degli Esteri cinese (consultabile qui) del meeting con Biden, si legge che Xi Jinping ha citato espressamente il concetto di “trappola di Tucidide“, e spiegato al presidente statunitense che i due Paesi dovrebbero avere una reciproca comprensione strategica per evitare, appunto, di cadere in trappole del genere.
Un modo elegante, insomma, per avvertire il governo statunitense che il rischio di un conflitto è da prendere in considerazione, che basta un passo falso per ritrovarsi in situazioni spiacevoli. “La Cina mantiene sempre la parola data, ma se gli Stati Uniti dicono sempre una cosa e ne fanno un’altra, ciò sarà molto dannoso per l’immagine degli Stati Uniti e danneggerà la fiducia reciproca tra le due parti”, è stato il secondo affondo di Xi.
“Negli scambi tra Cina e Stati Uniti, nessuno dei due paesi può trasformare l’altro secondo i propri desideri”, ha quindi proseguito il presidente cinese elencando “le quattro linee rosse della Cina che non possono essere messe in discussione”: la questione di Taiwan, la democrazia, i diritti umani e il diritto allo sviluppo. Gli uomini di Trump prendano appunti…