Il Comitato centrale del Partito Comunista cinese ha proposto di eliminare il limite dei 2 mandati presidenziali imposto nella Costituzione. Lo riferisce l’agenzia Xinhua. Se la mozione verrà approvata, il presidente Xi Jinping potrà restare al potere oltre i due mandati consecutivi di cinque anni. Xi guida la Cina dal 2013. Il secondo quinquennio dovrebbe partire a marzo con l’elezione da parte dell’Assemblea nazionale del popolo e il presidente dovrebbe lasciare l’incarico nel 2023.

Dopo aver terminato, in occasione del Congresso autunnale del Partito Comunista Cinese, il suo mandato di componente del Comitato Permanente del Politburo, l’ex “zar” della campagna anticorruzione di Xi Jinping, Wang Qishan, potrebbe a breve ricevere l’investitura a vicepresidente della Repubblica Popolare. 

A marzo, infatti, saranno rinnovate le cariche istituzionali del Paese e, sebbene in grandi linee esse ricalchino l’architettura del Partito, nel corso degli ultimi congressi sono state separate da quest’ultima, consentendo una continuità nelle stanze di potere anche a chi, come Wang Qishan, ha dovuto rispondere alle consuetudini non scritte che prevedono l’abbandono di qualunque carica di vertice del PCC dopo il compimento del 68esimo anno d’età.

Il 69enne Wang è stato nominato il 29 gennaio scorso tra i 117 deputati che andranno a rappresentare la regione dell’Hunan all’Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento di Pechino. Dato che nella politica cinese è consuetudine che sia gli alti ufficiali del Partito che i leader delle istituzioni ricoprano un seggio parlamentare, l’inclusione dell’ex capo della Commissione per la Disciplina del PCC nella lista apre le porte a numerose congetture sul futuro ruolo di Wang Qishan a Pechino.

Secondo numerose indiscrezioni Xi Jinping starebbe pensando di nominare il suo stretto alleato, la cui campagna anticorruzione sta continuando, investendo numerosi alti papaveri di regime, nel delicatissimo ruolo di vicepresidente, in modo tale da potersi giovare dei suoi consigli nell’elaborazione dell’agenda governativa.

La nomina di Wang Qishan sarebbe un messaggio a Washington

Wang Qishan, orchestrando la durissima campagna anticorruzione, ha portato all’indagine su oltre un milione di membri del Partito, ha disfatto le correnti rivali dei progetti di Xi Jinping ma, secondo numerosi autori, ha anche salvato il PCC da una grave crisi di legittimità, confermandosi nel suo ruolo di specialista delle situazioni di emergenza. In precedenza, come ricorda The Diplomat, Wang aveva gestito la risposta all’epidemia di SARS a Pechino nel 2003, organizzato la marcia di avvicinamento alle Olimpiadi del 2008 e contribuito a sviluppare le consistenti politiche con cui la Cina ha risposto alla crisi finanziaria globale.

Ora, secondo quanto scrivono Don Tse e Larry Ong sul portale di informazione dell’Asia-Pacifico, il nuovo compito speciale che verrebbe affidato a Wang Qishan sarebbe il contenzioso commerciale tra Cina e Stati Uniti. Nominando Wang  vicepresidente, insomma, Xi Jinping potrebbe contare su un esperto tanto della politica d’oltre Pacifico quanto delle dinamiche commerciali tra il suo Paese e gli Stati Uniti, recentemente scosse dai primi dazi consistenti imposti dall’amministrazione Trump. Così facendo, il messaggio a Washington sarebbe inequivocabile: la Cina è pronta a valersi delle sue menti strategiche migliori per tutelare i suoi interessi.

Wang Qishan, l’uomo giusto per trattare con gli Usa

I due autori di The Diplomat hanno citato il soprannome di “pompiere capo” affibbiato da Xi Jinping a Wang Qishan per le sue capacità di problem-solving e scritto: “Negli Anni Ottanta Wang era famoso come formatore di economisti riformisti ed era quotato come uno dei principali, giovani economisti cinesi. Negli Anni Novanta detenne incarichi di rilievo in numerose banche nazionali e affrontò una delle più grandi bancarotte dell’epoca da vicegovernatore di Guangdong”. Noti sono i suoi contatti con l’ex Segretario al Tesoro Henry Paulson, con cui Wang Qishan interagì nelle negoziazioni commerciali USA-Cina dell’era Obama.

Un ufficiale cinese ha dichiarato in un’intervista al Wall Street Journal che Wang, definito “un duro” è l’uomo giusto per guidare le future negoziazioni commerciali tra Usa e Cina. Il Financial Times ha parlato invece di meeting tra Wang Qishan, Xi Jinping e Terry Branstad, ambasciatore statunitense a Pechino, volti a definire un terreno preparatorio per un dialogo volto a scongiurare l’ipotesi di una trade war tra i due Paesi.

Xi Jinping punta dunque nuovamente sul suo braccio destro: la nomina a vicepresidente, prevista per i primi giorni di marzo, proietterebbe Wang Qishan nuovamente nella stanza dei bottoni, al centro della scena, per rappresentare la Cina nel più importante confronto inscritto nell’agenda geopolitica ed economica del Paese, ovvero quello con l’egemone con cui Pechino si accinge sempre di più a competere e dialogare in posizione di piena parità.

 

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