Nell’accesa dialettica tra Cina e Stati Uniti la relazione personale tra Donald Trump e Xi Jinping ha assunto una notevole rilevanza. La rivalità tra le maggiori potenze economiche e geopolitiche del pianeta si declina anche attraverso il rapporto che unisce i due capi di Stato di Pechino e Washington, che alla sfida sino-statunitense intendono imporre il loro marchio personale.

Dalla visita non ufficiale di Xi al residence di Mar-a-Lago dell’aprile 2017 al sontuoso viaggio di Stato di Trump in Cina dello scorso novembre tra i due leader si è creata una chimica notevole, che ha portato alla costituzione di un filo diretto tra la Casa Bianca e Pechino ma non ha certamente frenato lo sdoganamento della rivalità tra i due Paesi. I due leader non hanno mancato di rilevare le criticità del rapporto, come ha fatto di recente Xi Jinping accusando Trump di avere una mentalità “da Guerra Fredda” in seguito al rafforzamento delle misure statunitensi contro il surplus commerciale cinese, ma la loro relazione appare destinata a essere centrale nei rapporti sino-americani dei prossimi anni.

Le diverse parabole di Trump e Xi

A rendere peculiare la relazione Trump-Xi, e sorprendente il loro notevole feeling personale, è la differenza dei rispettivi percorsi personali che li ha portati a essere protagonisti delle dinamiche mondiali. Da un lato, un tycoon del settore immobiliare formatosi nella New York rampante degli Anni Settanta e Ottanta, protagonista del jet set statunitense entrato in maniera travolgente in politica e eletto Presidente sulla scia delle critiche all’establishment di Washington, del sussulto dell’America profonda e di prese di posizione fortemente opposte a quelle dei fautori della globalizzazione. 

Dall’altro Xi Jinping, formatosi negli apparati del Partito comunista cinese, amministratore locale passato dalla città di Shangai al Politburo, quindi alla guida del partito e del Paese nel 2012, consacrato dominus dell’Impero di Mezzo dopo aver convinto il Congresso del Partito dell’autunno scorso a confermarlo alla guida e aver avviato l’iter per la rimozione del limite di mandati alla Presidenza della Repubblica. Primo leader capace di proiettare l’influenza della Cina oltre l’ambito economico, Xi Jinping è stato paragonato al presidente statunitense Theodore Roosevelt dall’analista Graham Allison per la sua capacità di impostare una “grande strategia” per il Paese, nel suo caso la Belt and Road Initiative (Bri).

Trump invidia l’egemonia di Xi Jinping

Nella relazione personale con il leader cinese, Trump appare fondamentalmente animato da una sorta di complesso di inferiorità latente. Lo sfoggio retorico con cui il Presidente statunitense si rivolge alla Cina tradisce un’incertezza di fondo da parte di Trump, che sinora è riuscito a colpire molto più nella dialettica che sul piano effettivo il grande problema del surplus commerciale cinese verso gli Usa, questione di fatto non risolvibile a patto che Washington non decida di abdicare al suo status imperiale.

Trump, di fatto, invidia la sostanziale egemonia che Xi Jinping è riuscito a costruire nel sistema di potere cinese. Il Partito è rafforzato nella sua presa sul Paese, gli apparati burocratici e militari sono in continuo consolidamento, le forze armate profondamente modernizzate vigilano sui futuri sviluppi della “Nuova via della seta”. Tale egemonia ha comportato anche dure lotte come quella che Xi ha imposto per annichilire la corruzione interna agli apparati regionali del Partito e alle forze armate, e ha di fatto portato il Presidente-Segretario a uno status di influenza sul complesso del potere superiore a quello detenuto, ai tempi, da Mao Zedong.

Lo stesso non si può dire di Trump, che fatica a trasformare il Partito Repubblicano in una formazione controllabile e vede la sua amministrazione dilaniata dagli scontri tra lo “Stato profondo” e gli uomini del Presidente. Un punto di contatto tra Trump e la burocrazia deputata alla gestione dell’apparato imperiale di Washington, paradossalmente, è proprio la percezione della Cina come rivale strategico numero uno. Mentre Pechino rincorre Washington e Trump si ispira al suo omologo cinese, nella capitale a stelle e strisce la necessità di un rollback dell’influenza cinese è avvertita come necessaria. La rivalità è destinata, dunque, a durare: sta alla relazione personale Trump-Xi l’obbligo di regolarla e renderla gestibile in maniera molto più fluida.

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