Il diciannovesimo Congresso del Partito comunista cinese ha incoronato Xi Jinping come leader indiscusso della nuova era cinese che si sta aprendo in questi giorni. A conferma dell’importanza storica che sta assumendo il cosiddetto “principe rosso”, è il fatto che i 2300 delegati del Partito, riuniti per celebrarne il Congresso, hanno deciso di includere il “pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” nella Costituzione del partito. La notizia ha ovviamente una portata storica eccezionale.  Con questo gesto, tra l’altro avvenuto per acclamazione unanime e per alzata di mano, il leader cinese è di fatto elevato nel Pantheon deli grandi leader comunisti della Cina. Solo Mao Zedong e Deng Xiaoping hanno avuto un ruolo così importante e certificato dal Congresso stesso.

Jiang Zemin e Hu Jintao, i due predecessori al vertice del Partito, avevano elaborato teorie molto dettagliate riguardo allo sviluppo della Cina e il suo ruolo nel mondo. Ed erano anche state incluse nello statuto del partito, ma questa volta c’è una novità molto più rilevante: c’è il nome di Xi Jinping. Un’incoronazione laica che ha manifestato l’enorme influenza politica e culturale che il leader cinese ha accumulato nel tempo e che il Congresso non ha potuto fare altro che dichiarare, nonostante i presunti tentativi di complotto ai suoi danni.

È stato lo stesso Xi Jinping a concludere il Congresso sottolineando che i cambiamenti della Costituzione del Partito e le decisioni assunte dai delegati rappresentano “una missione storica per il Partito comunista della Cina in una nuova era”. L’obiettivo della Cina di Xi Jinping è quasi messianico: completare il progetto di una società moderna e “moderatamente prospera”, lotta senza quartiere alle disuguaglianze e contro la corruzione. Questi cardini del pensiero di Xi sono oggi non solo parte integrante della Cina del presente, ma sono la stella polare verso cui indirizzare il futuro stesso di Pechino che si apre al mondo con la certezza di non rinnegare il socialismo e il pensiero di Marx né la via cinese a queste dottrine. Se esiste una via cinese alla globalizzazione e se esiste una via cinese al socialismo, oggi è nata anche una via di Xi Jinping alla Cina stessa. 

I cambiamenti sono “una guida per l’azione” ha spiegato il presidente. “La Cina sta mostrando la sua bellezza sul palco e i nuovi leader sono pieni di energia”, ha sottolineato Xi Jinping, promettendo che “questa nuova era sarà piena di fiducia” e che “dobbiamo essere coraggiosi e appassionati”. Il segretario generale del Partito ha voluto quindi manifestare non soltanto ai quasi 3mila delegati, ma anche al mondo che assisteva al Congresso, che la Cina ha avviato l’inizio di una nuova era e che lui ne è non solo l’artefice ma anche l’architrave su cui poggia la nuova struttura. Se il futuro del mondo non potrà fare a meno della Cina, ebbene la Cina non potrà essere altro che quella di Xi Jinping, il quale ormai è definitivamente entrato tra i grandi nomi che hanno cambiato la Cina e che vogliono renderla da potenza a superpotenza. 

Per fare questo, Xi non ha solo bisogno di un riconoscimento internazionale, che ormai ha ricevuto grazie alla sua politica moderata ma decisa e che trova nella Nuova Via della Seta il riflesso di questa uscita della Cina dal guscio asiatico. Ora ha bisogno anche di un forte riconoscimento interno che faccia in modo che il popolo cinese e in particolare il Partito siano perfettamente consapevoli che si trovano di fronte a un nuovo Mao, a una nuova guida, non rivoluzionaria ma che fa parte della classe dirigente. Così il congresso ha anche scelto il nuovo Comitato Centrale e la nuova Commissione Disciplinare del Partito, l’organo che indaga sui funzionari sospettati di corruzione. Un gruppo operativo di fondamentale importanza che per Xi è un pilastro del futuro della Cina. La nuova via di Xi per Pechino non è infatti soltanto un progetto economico e geopolitico, ma è anche di forte cambiamento interno. 

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