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Politica

Xi Jinping annuncia nuove riforme: “Un grande esperimento economico”

Presenziando all’edizione annuale del Boao Forum for Asia (BFA), vera e propria “Davos cinese”, il Presidente della Repubblica Popolare Xi Jinping ha annunciato importanti misure di riforma economica che dovrebbero contribuire ad aprire il sistema del Paese e a ampliare...

Presenziando all’edizione annuale del Boao Forum for Asia (BFA), vera e propria “Davos cinese”, il Presidente della Repubblica Popolare Xi Jinping ha annunciato importanti misure di riforma economica che dovrebbero contribuire ad aprire il sistema del Paese e a ampliare gli spazi di manovra per gli agenti nei perimetri fissati dai decisori politici di Pechino.

Nel corso del BFA, che ha visto ospiti numerosi delegati asiatici interessati ai grandi sviluppi della Belt and Road Initiative, il momento principale è stato proprio l’intervento del potentissimo Presidente, che ha parlato nella giornata del 10 aprile. Come riportato da Charlotte Gao di The Diplomat, Xi Jinping ha indicato le direttrici su cui si innesteranno i “piani d’apertura”: nuove leggi sui brevetti, restrizioni alle limitazioni dell’operatività di operatori bancari e assicurativi stranieri, abbassamento di numerosi dazi all’importazione e progressiva apertura a player non cinesi in settori manifatturieri come quello automobilistico e la cantieristica navale.





L’apertura al mercato e il ruolo dominante dello Stato

La progressiva apertura cinese agli investimenti provenienti dal resto del mondo non è che il riflesso di una presenza costante sui mercati internazionali che ha contribuito a sviluppare la “via cinese alla globalizzazione” e parte di una  strategia a lungo termine mediante cui la Cina abbandonerà il suo ruolo tradizionale incentrato sulla produzione di beni venduti a poco prezzo. 

Business Insider ha riportato le parole di Raymond Yeungchief economist di ANZ in Cina, molto significative a tal proposito: “I policymaker cinesi sanno che il Paese sta perdendo la sua competitività sui costi. La Cina non vuole più essere focalizzata sui prodotti tessili, sui giocattoli o sui servizi di assemblaggio di telefoni cellulari”, ha scritto l’economista. Piuttosto, il presidente Xi sta posizionando la Cina in modo che si avvicini a svolgere nell’economia mondiale un ruolo più simile a quello ricoperto attualmente dagli Stati Uniti – mediante l’offerta della “saggezza cinese e di un approccio cinese alla risoluzione dei problemi affrontati dall’umanità”.

Yeung ha un’idea chiara del potenziale insito nell’ideologia politico-economica di Xi Jinping, di recente diventata religione civile dello Stato dopo l’inserimento del pensiero del Presidente nello statuto del Partito comunista e lo sdoganamento della legge che abolisce il limite di due mandati alla guida del Paese: “Da un lato Xi pone l’enfasi sulla leadership del Partito in tutti gli aspetti dell’economia. Dall’altro promuove il libero scambio e si impegna a usare i mercati come principale mezzo di allocazione delle risorse. La creazione di un’economia di mercato controllata dallo Stato costituisce probabilmente il più grande esperimento economico mai condotto nella storia moderna”.

La Cina punta a prendere Trump in contropiede?

La decisione di aprire i mercati interni ai capitali stranieri e di avviare una nuova fase di progressiva liberalizzazione non è da intendere come un cedimento cinese alle pressioni commerciali esercitate dagli Stati Uniti di Donald Trump, fatto peraltro ribadito dal Quotidiano del Popolo. Anzi, si può dire che Xi Jinping punti piuttosto a prendere in contropiede l’amico-rivale di Washington implementando un set di riforme utili, in primo luogo, a evolvere il soft power della Cina nell’economia mondiale e a ridurre il grado di indispensabilità degli Stati Uniti, in maniera simile a quanto successo in campo petrolifero.

Inoltre, è indubbio che la Cina abbia fame di capitali, necessari per i suoi grandi progetti industriali ed infrastrutturali, ma al tempo stesso intende regolare con gradualità le aperture di mercato in virtù della coerenza col principio del primato della politica.

Xi Jinping porta a compimento la transizione nel rapporto tra economia e leadership del Partito che ha conosciuto il momento di massima frizione ai tempi delle proteste di Piazza Tienanmen del 1989: come scritto da Jacobinl’apertura di mercato decisa da Deng Xiaoping ha a lungo “speronato” le istituzioni cinesi, che ora però sono riuscite a irreggimentare il capitalismo interno complici anche le durissime battaglie interne condotte da Xi Jinping e facilitate dal rafforzamento del potenziale accentratore dello Stato (lotta alla corruzione e chiusura delle “imprese zombie” innanzitutto). Con le nuove riforme, Xi Jinping celebra il trionfo della sua linea: sarà il Partito a dettare, mese dopo mese, il tasso di apertura che la Repubblica Popolare concederà agli operatori economici ansiosi di atterrare sul suolo cinese.

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