Lo scorso 12 ottobre Xi Jinping è volato nella provincia del Guandong, nel Sud della Cina, per iniziare il tour che lo avrebbe condotto a Shenzhen due giorni più tardi. Oggi, come da calendario, il presidente cinese è arrivato in una delle megalopoli più importanti del Paese. La visita di Xi non è casuale; coincide con le celebrazioni del 40esimo anniversario della città designata come la prima Zona economica speciale (Zes) della storia cinese.

Il 26 agosto 1980, la 15esima riunione del Comitato permanente della quinta Assemblea nazionale del popolo, il parlamento nazionale, approvò l’istituzione di zone economiche speciali a Shenzhen, Zhuhai e Shantou, nella provincia del Guangdong, e Xiamen, nella provincia del Fujian. La mossa produsse subito effetti desiderati, visto che negli ultimi quattro decenni Shenzhen è passata dall’essere un piccolo villaggio di pescatori a un modernissimo centro urbano, con una popolazione permanente di oltre 13 milioni di abitanti. Non solo: Shenzhen è diventata la sede di colossi tecnologici come Huawei e Tencent, e potrebbe presto evolversi ancora.

Xi come Deng

Quarant’anni fa l’allora presidente cinese Deng Xiaoping decise di imboccare una nuova strada, la stessa che di lì a qualche decennio avrebbe trasformato la Cina in una superpotenza economica. Quella di Deng, all’epoca, era una scelta azzardata e rischiosa. Nel dicembre 1978 il governo cinese istituì la prima Zes proprio a Shenzhen. Detto altrimenti, Pechino aveva individuato un’area nella quale, grazie a leggi diverse rispetto al resto del Paese, investitori stranieri avrebbero potuto far confluire i propri denari. La mossa funzionò a tal punto che furono aperte altre Zes. La via della riforma e dell’apertura ha consentito all’economia cinese di crescere a dismisura.

Nel 1992 Deng tornò nel Guandong per rilanciare ulteriormente il binomio riforme-apertura. Nel 2012, appena diventato segretario del Partito Comunista cinese, Xi Jinping scelse di effettuare il suo primo viaggio fuori Pechino proprio nel Guandong. In particolare a Shenzhen, l’ex fabbrica del mondo ora simbolo del boom cinese. All’epoca il futuro presidentissimo cinese dichiarò che il governo avrebbe perfezionato l’economia di mercato e che quella strada avrebbe reso il Paese più forte e il popolo più ricco. Tornando al primo viaggio di Xi a Shenzhen, l’allora segretario del Pcc visitò la statua di Deng, sulla collina di Lianhua, piantò un albero e fece tappa presso il quartier generale di Tencent. Sono passati otto anni da quella visita. Oggi Xi Jinping è entrato a Shenzhen nelle vesti di uomo più potente al mondo.

Il futuro di Shenzen

Se in passato il Guandong era in grado di produrre un quinto delle esportazioni totali della Cina, oggi la stessa provincia sta per cambiare definitivamente pelle. Basta realizzare paccottaglia a basso costo da spedire in giro per il mondo. La Cina di Xi punta al mercato interno, all’autarchia e, più in generale, a sviluppare i propri campioni tecnologici nazionali.

Pechino ha infatti annunciato un nuovo piano di riforme per la città, che ha avuto il via libera dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e dal Consiglio di Stato, per “spingere lo sviluppo di alta qualità della Zona economica speciale e creare una città per un grande Paese socialista moderno”. Il piano 2020-2025, darà alle autorità locali un ruolo maggiore negli affari, a livello sociale, ambientale e urbano. Negli anni ’80 toccò a Deng trasformare la Cina; adesso è il turno di Xi Jinping. Che, a quanto pare, ha scelto di percorrere i passi del suo noto predecessore puntando su Shenzhen.

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