Dopo la sfida lanciata dagli Stati Uniti a Cina e Russia per la leadership globale, come affermato dalla nuova National Security Strategy, Vladimir Putin e Xi Jinping rispondono agli Stati Uniti rafforzando il legame fra i loro rispettivi Paesi. Nel suo messaggio di fine anno, con gli auguri ai capi di Stato e di governo di tutto il mondo, il presidente russo, rivolgendosi a Donald Trump, ha invocato “una cooperazione pragmatica orientata verso una prospettiva a lungo termine” che si basi su “uguaglianza e rispetto reciproco come fondamento per lo sviluppo delle relazioni bilaterali”. Pragmatismo che si sostanzia nella volontà di mantenere rapporti incentrati il più possibile sulla collaborazione, ma nella prospettiva di costruire una politica estera che si fondi esclusivamente sugli interessi nazionali. Prospettiva per altro non dissimile da quella prospettata dall’amministrazione Trump, in cui “America first” e “America great” sono chiaramente linee-guida che possono coesistere fino a un certo punto con l’espansione dell’influenza russa nel mondo.

La sfida strategica americana sarà, come detto, rivolta a scardinare la crescita d’influenza di Cina e Russia. Due Paesi che spesso vengono visti come solidi alleati ma che, molto più pragmaticamente, hanno compreso di poter fare blocco in questa movimentata fase di transizione geopolitica in cui gli Usa stanno ricalibrando la loro politica estera. Mosca e Pechino non hanno sempre interessi convergenti, ma sanno che per i prossimi anni il loro rapporto sarà sempre più solido sia per motivi economici che politici. Un matrimonio d’interessi, forse, ma che può dare grandi frutti a entrambi gli Stati, soprattutto nell’ottica di un allontanamento dell’influenza statunitense dal continente asiatico ed europeo e nella difficile sfida sul fronte africano.   Proprio per questo motivo, con la fine del 2017 e l’inizio del 2018, non sono mancate dichiarazioni di grande stima tra Putin e Xi, in cui si è voluta rimarcare la solidità della collaborazione su più fronti costruita in questi ultimi anni fra i due giganti eurasiatici. Come ricordato da Putin nel discorso di fine anno, nell’appena concluso 2017 le relazioni tra Russia e Cina hanno registrato una “crescita sostanziale” in vari campi, da quello commerciale, umanitario, scientifico, tecnologico e culturale. “Mosca e Pechino cooperano ampiamente negli affari globali e contribuiscono notevolmente alle soluzioni degli attuali problemi internazionali”. E lo stesso presidente russo ha confermato la sua “disponibilità a cooperare ulteriormente per ampliare la partnership basata sulla fiducia e l’interazione strategica tra Russia e Cina”. Una risposta molto netta rispetto al guanto di sfida statunitense sulle criticità del prossimo futuro in cui Russia e Cina sono sempre inserite come avversari in ogni scenario globale.

Anche da Pechino, con la fine dell’anno e i messaggi rivolti al mondo, il presidente cinese ha voluto sottolineare il consolidamento del legame con la Russia e volontà di proseguire nei prossimi anni sula strada della crescita dei rapporti bilaterali. Nel messaggio di fine anno, Xi, estendendo i suoi saluti e auguri al presidente Putin e al popolo russo, ha confermato la volontà del suo governo “di promuovere il coordinamento strategico internazionale con la Russia e di lavorare per nuovi frutti nello sviluppo di legami bilaterali” come riportano le agenzie cinesi. Il leader cinese, fresco di nuovo mandato dopo il XIX Congresso del Partito comunista, ha detto che il 2018 e il 2019 saranno anni di grande cooperazione e interscambi tra i due paesi anche a livello locale e che gli eventi “contribuiranno a far crescere la popolarità dell’idea che le due parti condividano una lunga e forte amicizia e la ricerca di comune sviluppo e prosperità”.

Questo consolidamento delle relazioni poggia su solide basi di natura economica e politica. Non significa, come detto, che Cina e Russia abbiano per forza sempre interessi comuni: si parla sempre di due superpotenze che, inevitabilmente, devono anche “strappare” qualcosa all’altro per interessi nazionali (si pensi per esempio al rapporto con l’India della Russia rispetto a quello che Pechino mantiene con Nuova Delhi). Tuttavia, in questa fase storica, le sfide comuni sono decisamente più importanti di quelle che dividono. Mosca e Pechino sono perfettamente consapevoli che, per riuscire a riempire il vuoto lasciato dagli Stati Uniti, devono cooperare, perché, in un certo modo, si completano. E anche dal punto di vista economico, se la Cina sa di non poter rinunciare agli idrocarburi russi, agli appoggi diplomatici e alle conoscenze in campo militare, dall’altro la Russia sa che non può fare ameno dei miliardi cinesi, dei suoi investimenti e del suo mercato. Se a questi interessi comuni si aggiunge l’obiettivo di penetrare nella scricchiolante sfera d’influenza statunitense, è del tutto evidente che nei prossimi anni, orso e dragone non potranno che condividere le loro strategie. E la Corea del Nord e la Siria potrebbero già essere i primi esempi di questa sinergia sino-russa.