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Il tanto atteso meeting tra Vladimir Putin e Xi Jinping è avvenuto oggi al margine del summit dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai (Sco) in quel di Samarcanda, il primo dall’invasione russa dell’Ucraina. Quello di Xi in Uzbekistan è il primo viaggio all’estero del presidente cinese in oltre due anni e mezzo. Xi è giunto nella capitale di Tamerlano mentre in patria è alle prese con gravi problemi, primo fra tutti Taiwan, il rallentamento dell’economia e la pandemia di Covid-19, ancora fuori controllo. Il tutto a un mese dal Congresso del Partito comunista, in occasione del quale cercherà di ottenere un terzo mandato alla guida del Paese.

Il vertice di Xi, non di Putin

L’ultima volta che il leader cinese e il presidente russo si erano seduti faccia a faccia, avevano dichiarato trionfalmente l’arrivo di una “nuova era” nelle relazioni internazionali. Tra il boicottaggio diplomatico (occidentale) delle Olimpiadi invernali di Pechino e la crisi incombente in Ucraina, i due giganti asiatici sembravano aver lanciato la loro visione per un nuovo ordine mondiale scevro dalle pastoie occidentali. A differenza, però, di come molti pensano, il vertice di Samarcanda non è una passerella trionfale di Putin, bensì una sovrastruttura di integrazione, lontana dai modelli Nato e Ue, alla quale Pechino lavora da anni e dove Putin giunge da partner di minoranza di Xi.

La Cina ha investito gran parte del suo prestigio nella Sco e non può restare insensibile ad alcuni timori regionali. Mosca non è mai riuscita a guadagnarsi molta trazione fra i suoi membri nello sforzo di ottenere supporto alle sue azioni aggressive. Ad esempio, al vertice del 2008 in Tagikistan, l’allora presidente Dmitri Medvedev tentò senza successo di convincere il gruppo ad approvare le azioni della Russia in Georgia, ma gli altri membri si rifiutarono. La Cina raccolse gran parte dell’opposizione, anche perché il precedente di scorporo di parti di stati sovrani potrebbe, dal punto di vista di Pechino, minare la sua pretesa su Taiwan.

Il botta e risposta tra Xi e Putin

Ma se la Sco non ha un fine militare sebbene si opponga al “blocco” occidentale, Putin ha aperto il vertice spostando immediatamente l’attenzione sul terreno di scontro tra Cina e Stati Uniti, non senza una certa piaggeria: la Russia “condanna le provocazioni degli Stati Uniti nello Stretto di Taiwan“, rispetto alle quali le tensioni tra Pechino e Washington hanno subito un’impennata dopo la visita della speaker della Camera Nancy Pelosi il mese scorso. Ha poi ha aggiunto: “Sosteniamo il principio di una unica Cina”. Il presidente russo rincara la dose, condannando gli orribili “tentativi di creare un mondo unipolare”. Ma soprattutto, Putin ha ringraziato il presidente cinese per la sua “posizione equilibrata” sulla guerra in Ucraina. Dal canto suo, si è detto “fiducioso” del fatto che l’incontro con il suo omologo possa “rafforzare ulteriormente la partnership” tra la Russia e la Cina. E che vada rafforzata l’organizzazione della Sco, usando un perentorio “dobbiamo”, che probabilmente Xi non avrà gradito.

Il compito dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai “è garantire il rafforzamento a tutto tondo della organizzazione come piattaforma per un’interazione costruttiva e costruttiva”, secondo Putin, che ha tenuto a ribadire che costruire il lavoro sui principi di uguaglianza e vantaggio reciproco, rispetto delle reciproche sovranità e rifiuto di interferire negli affari interni ha permesso di trasformare questa organizzazione in un meccanismo efficace per la cooperazione multilaterale in un breve periodo storico”: dare a Xi ciò che è di Xi, insomma.

La Cina è pronta a lavorare con la Russia in qualità di “grandi potenze“, gli risponde Xi. Una dichiarazione cerchiobbottista, che appare in linea con le dichiarazioni di intenti dei mesi scorsi. Va bene condensare gli intenti in una partnership ma il rischio, altissimo, è inimicarsi il resto della Sco: Pechino e la Via della Seta hanno bisogno di pace per il proprio tornaconto e il conflitto in Ucraina ha già scombinato fin troppi piani. Ma soprattutto, Xi è ben attento a non incorrere in sanzioni secondarie che travolgerebbero l’economia cinese.

Putin che chiede, Xi che tace (o quasi)

A guardare la quantità e la qualità delle affermazioni dei due, appare lapalissiano come Putin stia cercando di corteggiare verbalmente come mai prima quello che ritiene il più grande partner nel suo continente: commerciale forse, ma non “in crime“. E al di là del flirt verbale su questioni trite e ritrite come Taiwan, sposta il cuore del discorso sui rapporti commerciali fra le due nazioni: l’interscambio commerciale tra Russia e Cina raggiungerà nuovi livelli record e in futuro supererà i 200 miliardi di dollari, secondo Putin. E lancia una previsione: “I legami sfaccettati tra i nostri paesi si stanno attivamente sviluppando. L’anno scorso, il commercio è aumentato del 35% e ha superato i 140 miliardi di dollari”, ha aggiunto. “Nei primi sette mesi di quest’anno, il volume degli scambi reciproci è aumentato di un altro 25%. Sono convinto che entro la fine dell’anno, raggiungeremo nuovi livelli record e nel prossimo futuro, come concordato, aumenteremo il fatturato commerciale annuo a 200 miliardi di dollari o più”, ha proseguito.

Putin si è spinto più in là con le suggestioni e le richieste: Cina e Mongolia dovrebbero, a suo dire, passare alle   e incoraggiare la cooperazione commerciale. Nella sua visione sarebbe importante, ove possibile, passare a piattaforme di pagamento nazionali, come il sistema di messaggistica della Banca di Russia e il sistema cinese di pagamenti transfrontalieri. Ciò consentirebbe di garantire al meglio gli accordi tra questi Stati.

Un amicizia immutata?

A rassicurare che l’amicizia tra Russia e Cina resti immutata, in un mondo che sta cambiando rapidamente, è sempre Putin (nonostante abbia dichiarato di comprendere le preoccupazioni cinesi sull’Ucraina). E rincara la dose: “La cooperazione russo-cinese può essere considerata un modello. Il tandem in politica estera tra Mosca e Pechino svolge un ruolo chiave nel garantire la stabilità globale e regionale”. Putin, citato dall’agenzia Tass, ha sottolineato che entrambi i Paesi sostengono la formazione di un ordine mondiale giusto, democratico e multipolare basato sul diritto internazionale e sul ruolo centrale delle Nazioni Unite, e non su alcune regole che qualcuno ha escogitato e sta cercando di imporre ad altri. Secondo il presidente russo, i tentativi di creare un mondo unipolare “sono assolutamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli Stati del pianeta”.

Tuttavia, la Cina si è dichiarata pronta a collaborare con la Russia per offrire un forte sostegno reciproco su questioni che riguardano i “rispettivi interessi fondamentali”, ha dichiarato Xi, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Xinhua. Il presidente ha invitato entrambe le parti a rafforzare il coordinamento nell’ambito dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, dei Brics e di altri meccanismi multilaterali per promuovere la solidarietà e la fiducia reciproca tra le parti interessate. Xi ha inoltre affermato che Cina e Russia dovrebbero espandere la cooperazione pragmatica, salvaguardare la sicurezza e gli interessi della regione e preservare gli interessi comuni dei Paesi in via di sviluppo e dei Paesi emergenti.

Xi non sembra mostrare la stessa verve e lo stesso calore. Nella sostanza, le sue risposte sembrano cerimoniali ma non programmatiche: nulla di epocale, nessun colpo di scena sebbene abbia definito Putin un “caro vecchio amico”. La Cina si è chiusa progressivamente al mondo dall’inizio della pandemia. Il viaggio di Xi in Asia centrale è un ritorno in grande spolvero sulla scena mondiale che offre l’opportunità di dimostrare che, nonostante le crescenti tensioni con l’Occidente, la Cina ha ancora amici e partner ed è pronta a riaffermare la sua influenza globale. Durante la sua prima tappa, Xi ha visitato il Kazakistan, dove ha presentato nel 2013 il suo fiore all’occhiello, la Belt and Road Initiative. In un incontro con il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev mercoledì, Xi ha affermato che la Cina vorrebbe collaborare con il Kazakistan per “rimanere pionieri nella cooperazione Belt and Road“.

Ma il passaggio più importante è un altro. Xi ha anche detto a Tokayev che “la Cina sosterrà sempre il Kazakistan nel mantenere l’indipendenza nazionale, la sovranità e l’integrità territoriale”. Un messaggio, nemmeno troppo in codice, a Mosca e Washington allo stesso tempo.

 

 

 

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