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L’Attorney general William Barr ha nominato John Durham come Procuratore Speciale. Questo al fine di garantire a Durham, che sta indagando sulle origini del Russiagate, maggiore protezione ed evitare che possa essere licenziato dall’amministrazione Biden. Come riporta il documento citato dall’Associated Press, Barr scrive che Durham è “autorizzato ad indagare su qualsiasi funzionario federale, impiegato o qualsiasi persona o entità che abbia violato la legge riguardo alle attività di intelligence, o contro-intelligence” condotte nel 2016 nei confronti di persone collegate alla campagna di Trump.  “Sebbene mi aspettassi che Durham completasse il suo lavoro entro l’estate del 2020, la pandemia da Covid-19, così come le informazioni aggiuntive che ha scoperto, gli hanno impedito di farlo” ha sottolineato Barr.

Barr blinda “Durham”: ora è procuratore speciale

“Prima delle elezioni presidenziali, ho deciso di nominare il signor Durham come consigliere speciale per fornire a lui e al suo team la certezza che avrebbero potuto completare il loro lavoro, indipendentemente dal risultato delle elezioni”, ha scritto Barr, aggiungendo che ha nominato Durham con “i poteri e l’autorità di un Procuratore speciale” il 19 ottobre.

Di fatto Barr ha “blindato” l’indagine di Durham: la legge, infatti, prevede che i Procuratori Speciali possano essere licenziati solo in alcuni casi specifici e molto rari come cattiva condotta, inadempienza dei doveri, conflitto di interessi o altre violazioni delle politiche del Dipartimento di Giustizia. Secondo la legge, il consulente legale speciale deve produrre un “rapporto confidenziale” e gli viene ordinato di “presentare al Procuratore generale un rapporto finale e i rapporti intermedi che ritiene appropriati in una forma che consenta la diffusione pubblica”. Durham, a seguito della conclusione delle indagini del procuratore speciale Robert Mueller che ha sgonfiato l’ipotesi della “collusione” fra lo staff di Trump e la Russia, è stato incaricato da William Barr di determinare se il Dipartimento di Giustizia, l’Fbi e le autorità dell’intelligence hanno agito in maniera impropria e cospirato contro Donald Trump nel 2016.

L’Italia al centro della controinchiesta sul Russiagate

è l’Italia

Non va dimenticato che le strade della controinchiesta americana sulle origini del Russiagate – da Donald Trump ribattezzata Obamagate – potrebbero infatti coinvolgere Roma. Come? La capitale, infatti, è il luogo del primo incontro fra l’ex advisor di Donald Trump George Papadopoulos e il docente maltese Joseph Mifsud. E come ricordava La Stampa lo scorso febbraio, proprio a Roma, il 3 ottobre 2016, si era svolto un incontro segreto e cruciale tra gli investigatori dell’Fbi e il loro informatore britannico Christopher Steele, autore del famoso rapporto sulle presunte relazioni pericolose fra Trump e il Cremlino. Un dossier che poi si è rivelato essere in larga parte infondato e falso, come lo stesso ex membro dell’agenzia di spionaggio per l’estero della Gran Bretagna ha ammesso in seguito, finanziato peraltro da Fusion Gps, dal Comitato nazionale democratico, dalla Campagna di Hillary Clinton e dal Washington Free Beacon. In buona sostanza, dai nemici di Trump.

Steele, ricorda La Stampa, dopo la carriera nell’intelligence, aveva successivamente fondato una sua agenzia investigativa, la Orbis, e in tale vesta aveva conosciuto Michael Gaeta, assistente legale presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Una volta avviata l’inchiesta Crossfire Hurricane, l’Fbi aveva riaperto il canale con Steele attraverso Gaeta. Quindi il 3 ottobre del 2016 Gaeta aveva invitato l’ex agente dei servizi segreti a Roma, offrendogli 15.000 dollari per scambiare informazioni con tre agenti impegnati nell’indagine su Trump.

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