L’amministrazione Biden prepara la sua entrata in carica e l’ex vicepresidente di Barack Obama sta, passo dopo passo, coprendo tutti i tasselli liberi della sua futura squadra di governo. Biden sta dando una chiara rotta alla sua amministrazione: piuttosto che cercare di rappresentare tutte le anime del Partito Democratico, aprendo varchi alla sinistra interna, com’era prevedibile Biden punta su una squadra omogenea attorno alla linea tradizionale del suo partito, senza figure di “rottura” con l’establishment politico di Washington, anche nell’ottica di un possibile biennio di coabitazione con un Senato a maggioranza repubblicana.

La continuità nel ramo della sicurezza nazionale coincide ampiamente con un nome poco conosciuto a chi non è specialista di affari americani: WestExec. Per la precisione, WestExec è una società di consulenza per materie di sicurezza, difesa, politica estera, cybersecurity e intelligence fondata da ex membri di rango dell’amministrazione Obama che in questi anni ha svolto il ruolo silenzioso di aggregatore e think tank sommerso per il Partito Democratico. Fondata l’11 settembre 2017, pochi mesi dopo l’insediamento di Donald Trump, WestExec prende il nome, ci spiega Repubblica, da West Executive Avenue, “la strada che divide la famosa (per il serial tv) West Wing, l’ala ovest della Casa Bianca, dall’Eisenhower Executive Office Building, il grande palazzo fatto costruire a fine Ottocento dal presidente Ulysses S. Grant”. Una strada che più volte i fondatori della società, insider delle alte sfere del potere americano, hanno attraversato.

Guardando sul sito di WestExec, numerosi nomi spiccano nel team di analisti e studiosi: due generali (l’ex direttore della Nasa Charlie Bolden e l’ex comandante delle forze stanziate in Corea Vincent Brooks), due altissimi ufficiali della United States Navy (l’ammiraglio Bill Moran e il viceammiraglio Jim Maguire), l’ex capo economista della Casa Bianca Jay Shambaugh, l’ambasciatore Daniel Saphiro, assieme a un’ampia schiera di esponenti della comunità dell’intelligence.

Ma a destare maggiore attenzione è il nome dei quattro fondatori e managing partners: Sergio Aguirre, ex capo dello staff dell’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Nitin Chadda, ex senior advisor del segretario alla Difesa e due futuri protagonisti della politica americana. Da un lato il futuro Segretario di Stato Antony Blinken, già numero due di Foggy Bottom durante la seconda amministrazione di Barack Obama. Dall’altro, Michele Flournoy, data pressoché per certa al ruolo di Segretario alla Difesa. Fattispecie che hanno portato Politico a definire la società come “una sala d’attesa per il prossimo governo”.

WestExec è stata la palestra dei democratici per fare rete, creare una squadra coesa e gruppi di pressione interni agli apparati di Washington, mantenere attraverso la rete di consulenze, contratti e accordi sotterranei quell’intimità col potere che avrebbe potuto venire meno dopo l’applicazione dello spoil system da parte dell’amministrazione repubblicana di Donald Trump. La continuità con l’era Obama è una garanzia di fiducia in più per Joe Biden, che da vicepresidente fu protagonista dell’esperienza politica del primo presidente afroamericano della storia degli Usa.

La società è costituita da figure talmente apicali a Washington da non necessitare il loro inserimento nell’elenco dei lobbysti registrati ufficialmente al Congresso. Questo aiuta loro a celare i nomi degli investitori e dei clienti, istituzionali e non, della società. La familiarità con il processo di acquisizione di commesse da parte del settore pubblico e degli apparati della Difesa e della sicurezza nazionale fa il resto. Tra gli sponsor dei lavori di WestExec c’è sicuramente uno dei gruppi di consulenza strategica più importanti al mondo, Boston Consulting, che ha avuto la Flournoy come alto consulente dopo la fine della sua esperienza nella prima amministrazione Obama vedendo i suoi contratti nel settore della Difesa crescere dal valore di 1,6 milioni di dollari del 2013 a quello di oltre 32 milioni nel 2016.

Nel 2018 di WestExec ha parlato The Intercept, che ha rivelato le sue affinità con Jigsaw, il think tank di Google guidato da Jared Cohen (ex funzionario del dipartimento di Stato) e la presenza di David Petraeus, ex comandante della Cia, tra gli investitori. L’affinità con il big tech e le osmotiche sovrapposizioni tra pubblico e privato sembrano essere la norma per i futuri membri dell’amministrazione Biden, come dimostrato inoltre dalla parabola della futura direttrice dell’intelligence e superconsulente di Palantir, la società di data mining di Peter Thiel, Avril Haines, che più volte i membri di WestExec hanno incrociato sulla loro strada nei loro lavori.

Per Biden queste scelte rappresentano certamente una sorta di garanzia sulla fedeltà alla linea politica della futura amministrazione e testimoniano anche una volontà di aprire al confronto con i repubblicani, la maggior parte dei quali parla la stessa lingua delle loro controparti istituzionali e non che gravitano attorno a WestExec. D’altro canto, non si può non sottolineare come nel contesto odierno statunitense sempre più spesso appare evidente come branche intere della sicurezza nazionale siano appaltate all’esterno degli uffici federali. E come gruppi d’influenza, società di nicchia e think tank non siano più solo l’altra camera del potere, ma siano in certi sensi diventati essi stessi il potere. In fin dei conti, WestExec prende proprio il nome dalla strada che separa il cuore del potere americano dal resto della capitale. Un passaggio breve che i suoi dirigenti sanno bene come superare.

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