Tensione alle stelle tra la Russia e gli Stati Uniti. L’amministrazione Usa fa sapere che sette oligarchi russi considerati “vicini al Cremlino” sono stati sanzionati in risposta ai presunti attacchi di Mosca contro “le democrazie occidentali”, ossia per le interferenze nelle presidenziali (ma non solo). Nella lista delle persone sanzionate figurano in totale 24 persone, tra cui dirigenti di governo, e 14 entità.

Tra i nomi figura anche l’oligarca Oleg Deripaska (vicinissimo a Putin), l’ex genero del presidente, Kirill Shamalov, il senatore Suleiman Kerimov e il capo del gruppo “Renova” Viktor Vekselrberg. In una nota il Dipartimento del Tesoro spiega che le sanzioni sono scattate per le “attività maligne in tutto il mondo”. Viene chiamata in causa anche una banca e una società per il commercio di armi e si punta il faro su alcuni soggetti “compresi quelli che traggono vantaggio dal regime di Putin e che ricoprono un ruolo chiave nel portare avanti le azioni ostili della Russia”.

Il linguaggio ci riporta dritti in piena guerra fredda. Non è una novità assoluta, visto il recente caso “Skrypal”, con l’ex spia russa avvelenata e le accuse mosse in modo compatto (da Londra, Europa e Stati Uniti) contro Mosca. Il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, rincara la dose sottolineando che “il governo russo opera per il beneficio sproporzionato degli oligarchi e delle élite governative”, ed “è impegnato in una serie di attività ostili in tutto il mondo, compresa l’occupazione continuata della Crimea l’istigazione alla violenza nell’Ucraina orientale”.

“Mosca, prosegue il capo del Tesoro, “opera fornendo al regime di Assad materiale e armi con cui vengono bombardati gli stessi civili” siriani “e tentando di sovvertire le democrazie occidentali”. Il riferimento esplicito è ad “attività informatiche ostili“. “Gli oligarchi e le élite russe che traggono vantaggio da questo sistema corrotto non potranno più sottrarsi alle conseguenze delle attività destabilizzanti del loro governo”. La guerra diplomatica tra Washington e Mosca ormai è totale.

L’elenco completo

Nel mirino degli Stati Uniti figurano sette uomini d’affari, 12 società (di loro proprietà) e 17 funzionari governativi. Vediamo qui di seguito tutti i nomi coinvolti. Il miliardario Oleg Deripaska; Igor Rotenberg, figlio del miliardario e amico stretto di Putin Viktor Rotenberg; Viktor Vekselberg (capo del gruppo Renova) e Kirill Shamalov, ex genero di Putin. Tra i funzionari figurano: il ministro degli Interni, Vladimir Kolokoltsev; il capo di Roskomnadzor Aleksandr Zharov; il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev; il deputato Vladislav Reznik; l’aiutante presidenziale Evgheny Shkolov, l’inviato presidenziale per il distretto federale meridionale Vladimir Ustinov; il capo della direzione per la lotta all’estremismo del ministero dell’Interno, Timur Valiulin; il direttore della Guardia Nazionale Viktor Molotov; il governatore della regione di Tula, Aleksei Dyumin; il direttore dell’istituto di ricerca strategica, Mikhail Fradkov; il responsabile presso la presidenza russa della Cooperazione con gli Stati della Cis e con le Repubbliche di Ossezia del sud e Abkhazia, Oleg Govorun; il presidente della Commissione affari internazionali del Consiglio della Federazione (il Senato russo) Konstantin Kosachev e il senatore e imprenditore Suleiman Kerimov. Tra i dirigenti società statali colpiti troviamo: Aleksei Miller, capo del colosso del gas Gazprom; Andrei Kostin, capo della seconda banca russa, Vtb.