Washington cambia passo: l’immigrazione di massa diventa una violazione dei diritti umani

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Politica /

I diritti umani, negli ultimi decenni, hanno alimentato il dibattito relativo alle violazioni scaturite da conflitti e totalitarismi. L’amministrazione Trump, tuttavia, punta il dito contro un’altra causa: i flussi migratori incontrollati. Il dipartimento di Stato, alla fine del 2025, ha annunciato un’iniziativa diretta a tutti i consolati e le ambasciate statunitensi sparsi  nell’emisfero boreale: essi, d’ora in avanti, avranno il compito di raccogliere prove documentali sul caos alimentato dalle migrazioni di massa. Non solo, la direttiva richiama l’attenzione anche sui crimini che si celano dietro alle carovane dal Sud del mondo, come il traffico di esseri umani e di stupefacenti. 

Il segretario di Stato Marco Rubio, in conferenza stampa, ha dichiarato che i flussi migratori nell’ultimo decennio hanno avuto un impatto “profondamente destabilizzante”, non solo per la società nordamericana, ma anche per quella europea e, in minor parte, dell’Indo-Pacifico. Secondo Washington, le nazioni occidentali non si possono limitare a politiche di accoglienza e d’integrazione, senza preoccuparsi delle organizzazioni criminali che stimolerebbero il fenomeno migratorio per ampliare i loro business in tutto il globo. 

I traffici clandestini dietro le migrazioni    

Secondo il rapporto International Migration Stock” dell’Onu, nel 2024 più 300 milioni di persone sono migrate a livello planetario, una cifra raddoppiata rispetto agli anni Novanta quando la Globalizzazione era solo agli albori. Dei 304 milioni indicati nel documento, 61 si sono recati in Nord America provenendo, per la maggior parte, dall’America Latina e dai Caraibi. È proprio l’area geografica da cui migrano coloro che raggiungono gli Stati Uniti a finire sotto la lente d’ingrandimento del dipartimento di Stato Usa. Le migrazioni, per l’amministrazione americana, non sarebbero un fenomeno del tutto spontaneo, bensì foraggiate da cartelli dediti ad attività criminali, ambiziosi di estendere la rete del lavoro forzato, del traffico di esseri umani – in particolare di minori – e di droga all’interno dei confini a stelle e strisce. 

L’impostazione fatta propria da Rubio non pone l’accento solo sulle operazioni losche che avvengono lungo le rotte transnazionali, ma accende anche i riflettori sulle conseguenze con cui devono convivere i cittadini statunitensi. Il j’accuse viene lanciato sulla scia della microcriminalità perpetrata da immigrati irregolari nelle metropoli, della compressione dei salari a fronte di un esercito di manodopera a basso costo, del collasso del sistema di asilo che penalizza chi fugge da teatri di guerra e violenza.

Un quadro netto e univoco che che sposta l’attenzione dal singolo migrante al sistema che lo incoraggia a mettersi in cammino verso il Nord del mondo, divenendo un pesce intrappolato nella rete di chi ha interesse a destabilizzare i Paesi di transito e di arrivo per fare proliferare i propri affari.

Il compito delle ambasciate Usa

Le sedi diplomatiche saranno le nuove sentinelle della “dottrina” delineata dal dipartimento di Stato. Oltre ad occuparsi delle tradizionali relazioni internazionali, le ambasciate americane dovranno redigere dei report periodici riguardanti le attività criminali correlate ai flussi migratori, ma anche le politiche attuate dai Governi locali in materia migratoria. Attenzione , perché c’è di più. L’invito rivolto agli enti diplomatici è quello di analizzare le decisioni adottate dai Paesi  occidentali al fine di verificare se abbiano un approccio troppo lasco alla sicurezza delle loro frontiere. Non a caso, in una nota diramata dal dipartimento si legge: “Gli Stati Uniti esortano i Governi a proteggere i propri confini e a difendere i propri cittadini dalle violazioni dei diritti umani causate dalle migrazioni di massa”. 

Il Governo americano si è già mosso nella direzione sin qui descritta. Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, più di due milioni e mezzo di immigrati irregolari hanno lasciato gli Stati Uniti e negli ultimi mesi del 2025, il dipartimento per la Sicurezza interna aveva offerto 1000 dollari a chi risiedeva illegalmente sul suolo a stelle e strisce, se fosse rimpatriato entro Natale.

Gli Usa, dunque, vogliono affrontare la “crisi globale” innescata dalle rotte migratorie tendendo la mano ai partner occidentali se, a loro volta, sono disponibili a mettere al centro dell’agenda politica la sovranità nazionale, la sicurezza dei confini e la tutela dei cittadini.      

La concezione che i diritti umani possano essere violati in relazione ai flussi migratori apre una nuova fase nel dibattito occidentale, il quale non è certo che generi sintonia tra le due sponde dell’Atlantico, diventando ennesimo oggetto di diatriba tra americani ed europei, o perlomeno con una parte di questi.

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