È soltanto l’ultimo capitolo di uno scontro, quello fra Stati Uniti ed Unione europea, che si fa sempre più duro e articolato, oltre che complesso. Come riporta Foreign Policy, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha dato ordine alle banche americane di ignorare le nuove direttive dell’Ue in materia di antiriciclaggio. Questo perché mercoledì scorso la Commissione europea, braccio esecutivo dell’Europa, ha pubblicato la lista nera dei 23 Paesi che considera carenti nel contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.
Una blacklist stilata per mettere un freno agli scandali sui soldi sporchi e sul riciclaggio di denaro che hanno coinvolto alcune tra le più importanti banche europee, come la Deutsche Bank. Ciò che ha fatto indispettire il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti è che il rapporto di 35 pagine redatto dalla Commissione europea include diversi territori americani come le Samoa americane, Guam, Porto Rico e le Isole Vergini – accostati ad alcuni Paesi “nemici” degli Usa come Corea del Nord, Iran e Siria. La relazione indirizza le banche dell’Ue ad applicare “misure di diligence rafforzate” quando trattano con i Paesi e i territori presenti nell’elenco.
“Azione senza precedenti”: l’ira di Washington
“L’azione dell’Ue è senza precedenti”, ha sottolineato a Foreign Policy Jennifer Fowler, consulente presso la società di consulenza del gruppo Brunswick ed ex funzionario del Dipartimento del Tesoro americano. Durissima la reazione di Washington: “Oggi la Commissione europea ha emesso un elenco di giurisdizioni presumibilmente ad alto rischio “che presentano significative minacce” al sistema finanziario dell’Unione europea a causa di carenze strategiche nei loro regimi di lotta contro il riciclaggio di denaro e la lotta al terrorismo” osserva in una nota il Dipartimento del Tesoro.
“Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha notevoli preoccupazioni riguardo alla sostanza dell’elenco e al processo imperfetto con cui è stato sviluppato” sottolinea. Secondo Washington, il metodo con cui è stata stilata la blacklist “non include un esame sufficientemente approfondito necessario per condurre una valutazione relativa a una questione così grave e consequenziale. Inoltre, sempre secondo gli Stati Uniti, sarebbe in aperto contrasto Financial Action Task Force (on Money Laundering) (Faft).
E ancora: “Il Dipartimento del Tesoro respinge l’inclusione delle Samoa Americane, Guam, Porto Rico e delle Isole Vergini statunitensi nell’elenco. Gli impegni e le azioni degli Stati Uniti nell’attuazione degli standard Faft si estendono a tutti i territori degli Stati Uniti”.
Lo scontro fra Washington e Bruxelles
In precedenza, la lista nera dell’Ue rispecchiava quella stilata dal già citato Financial Action Task Force, l’organizzazione internazionale che stabilisce le norme che regolano il controllo del finanziamento del terrorismo e del riciclaggio di denaro. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono membri della task force. Ora, dopo le pressioni fatte dal Parlamento europeo, la blacklist della Commissione europea è stata estesa a 23 Paesi, compresi i territori appartenenti agli Stati Uniti.
“Avevamo bisogno di essere molto più severi e molto più esigenti rispetto alla lista precedente”, ha detto Ana Gomes, un membro portoghese del Parlamento europeo sentito da Fp. Lo scorso novembre, l’ennesimo scandalo legato all’inchiesta dei Panama Papers ha coinvolto una banca europea, la Deutsche Bank: gli inquirenti, come spiega IlGiornale sono convinti che Deutsche “abbia aiutato alcuni clienti a creare società off-shore nei paradisi fiscali” allo scopo, appunto, di lavare il denaro sporco.
L’ennesima tegola giudiziaria arriva nel momento in cui l’istituto di Francoforte affronta indagini relative al suo ruolo nel riciclaggio di denaro presso la filiale estone della Danske Bank. Secondo gli inquirenti, oltre 230 miliardi di dollari, prevalentemente di provenienza russa, sarebbero transitati dalla filiale estone dell’istituto danese per un circuito che girava dal colosso di Francoforte (ma anche da JP Morgan e Bank of America) per uscirne immacolati. Circa 150 miliardi di dollari sarebbero passati da Db.