Sguardo crucciato, baffi foltissimi, parlantina decisa. John Bolton, già consigliere per la Sicurezza Nazionale ai tempi del primo mandato di Donald Trump, è tornato a parlare di tantissime cose nel corso di un’intervista rilasciata all’Economist.
In realtà, la lunga chiaccherata con David Rennie, caporedattore della sezione geopolitica del celebre settimanale, si è trasformata per il super Falco statunitense in un’occasione per attaccare Trump, demolire la sua politica estera e, soprattutto, denunciare fantomatici complotti che potrebbero compromettere le azioni diplomatiche del tycoon.
Bolton, che da vecchio “reganiano” di ferro è diventato uno dei più accaniti critici dell’attuale presidente Usa, non sarebbe nuovo a intralci di questo tipo. Pare, per esempio, che l’ex alto funzionario della Casa Bianca abbia fatto di tutto per far saltare un eventuale accordo di pace – o quanto meno di distensione – tra Trump e il leader nordcoreano Kim Jong Un, nei giorni in cui i due si stavano incontrando ad Hanoi.
Adesso, tra un problema giudiziario e l’altro – lo scorso ottobre i procuratori federali lo hanno incriminato per una pessima gestione di documenti classificati – Bolton sembrerebbe essere ritornato dall’ombra per mettere in difficoltà Trump.
Il nuovo sgambetto di Bolton a Trump
Bolton ha spiegato, senza usare mezzi termini, che a suo avviso la rivoluzione in politica estera di Trump si starebbe esaurendo. Il contesto globale è perfetto per accompagnare le nefaste previsioni dell’ex consigliere: mentre veniva intervistato, infatti, stavano iniziando a circolare voci in merito al piano di pace tra Usa e Russia per l’Ucraina, che includerebbe concessioni territoriali a Mosca e altri punti controversi.
Bolton ha colto la palla al balzo: “Trump ha a lungo pensato che lui e Vladimir Putin fossero amici. Se l’Ucraina fosse costretta a questo (piano ndr), non porterebbe una pace duratura. Darebbe un po’ di respiro alla Russia e, a tempo debito, assisteremmo alla terza invasione dell’Ucraina”.
E ancora: se Trump cercasse di imporre “una vera e propria svendita dell’Ucraina, come potrebbe essere questo piano di pace, ciò provocherebbe una forte opposizione a Capitol Hill”. E sul Venezuela? “Se (Trump ndr) credesse davvero nelle sfere di influenza, Nicolás Maduro se ne sarebbe andato da tempo”, ha aggiunto, auspicando – e ritenendo – un ritorno imminente a una politica estera repubblicana più convenzionale.
“La cosa peggiore che i nostri amici stranieri potrebbero fare è presumere che gli Stati Uniti si comporteranno per sempre come con Trump in carica”, ha proseguito Bolton.

Taiwan e la Cina
Ma è sul fronte Taiwan che negli ultimi giorni – e non solo all’Economist – Bolton ha sparato più cartucce. L’ex consigliere di Trump ritiene che Xi Jinping possa bloccare l’isola (e non invaderla militarmente) e che, di conseguenza, gli isolazionisti del Partito Repubblicano – prevalenti nell’amministrazione trumpiana – possano abbandonarla al suo destino.
Tra le altre affermazioni, Bolton ritiene che l’attuale inquilino della Casa Bianca non abbia una politica coerente per trattare con la Cina; contesta le rassicurazioni di Trump in merito al fatto che Xi non lanci alcuna offensiva contro Taipei a causa della potenza militare statunitense; sostiene l’adesione della Corea del Sud al Quad e vorrebbe che Seoul e Tokyo siano coinvolte in un accordo “simile all’Aukus” per contribuire a rafforzare la deterrenza anti cinese in Asia.
La ciliegina sulla torta? Secondo Bolton, Trump sarebbe disposto a svendere Taiwan in cambio di un accordo commerciale con Pechino. Non sappiamo se affermazioni del genere troveranno un riscontro effettivo anche nella realtà (oltre che su alcuni media). Certo è che idee del genere hanno un obiettivo: quello di mettere pressione sull’amministrazione statunitense. Impegnata a risolvere il rebus cinese e a trattare con Xi.


