In Serbia la Lista degli Studenti ha concluso vittoriosamente la sua marcia: il blocco elettorale erede del movimento nato due anni fa dal crollo della pensilina della Stazione di Novi Sad, che causò un’ampia ondata di proteste nel Paese e l’emergere di critiche alla gestione del potere da parte dell’allora presidente Aleksandr Vucic, ha vinto le elezioni parlamentari contro il Partito Progressista Serbo (Sns) d’ispirazione nazionalista dell’ex capo dello Stato, che ha tentato un arrocco per tornare primo ministro. Vucic in serata ha ammesso la sconfitta dopo un’elezione con una partecipazione al voto attorno al 70%.
Quasi il 51,5% i consensi del movimento unitario nato dalle proteste, che a due anni dalla tragedia avvenuta l’1 novembre potrà ora contare su una maggioranza di 139 seggi su 260 contro i 104 del partito di governo, fermatosi al 40,42%. La formazione aveva messo in campo una lunga mobilitazione contro Vucic e i suoi, entrando in sostanziale campagna politica permanente e aprendo diverse brecce verso il governo, arrivando nelle scorse settimane, infine, a presentare una lista di candidati provenienti dalla società civile e dalle professioni favorevoli a un rapporto più bilanciato tra Serbia ed Europa, a una normalizzazione della lotta alla corruzione, a una maggior trasparenza politica.
I volti nuovi
Il capolista è Ilija Srdanovic, cardiologo 56enne e docente presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Novi Sad, tra le prime figure eminenti del Paese a appoggiare le proteste. Assieme a lui un’ampia congregazione di candidati che andavano da rappresentanti delle manifestazioni e delle proteste ecologiste a figure in vista come l’ex governatore della Banca Centrale Serba, l’economista Dejan Soskic, e il presidente dell’Eurolega di pallacanestro, Dejan Bodiroga, campione che ha giocato in passato anche in Italia, a Roma, e nelle ultime settimane è diventato un playmaker politico per l’avvicinamento della Lista degli Studenti al campo della Chiesa ortodossa serba e ai suoi settori che avevano chiesto di considerare la voce degli studenti.
Sns perde il primo voto dalla sua prima apparizione alle urne, nel 2012, e questo archivia in maniera piena l’era Vucic, capo del governo dal 2014 al 2017 e capo dello Stato dal 2017 allo scorso 28 settembre, quando ha annunciato le dimissioni. Un’era segnata da equilibrismo in campo internazionale, riforme pro-mercato, una sostenuta crescita economica ma anche accuse di una stretta sulla libertà di stampa e di una gestione centralistica del potere.
Vucic, come Viktor Orban in Ungheria, perde contro un’opposizione che si coalizza mettendolo nel mirino come rivale da battere. In Serbia, la trasversalità della critica al primo ministro ha portato a ampi patti di desistenza tra la Lista degli Studenti e formazioni di ogni orientamento che, pur di ottenere un cambio della guardia, non hanno presentato candidati. Ora si aprirà la complessa partita della formazione del governo e della risposta alle aspettative di cui la Lista degli Studenti è depositaria. Cambiare la Serbia sarà complesso. Ma è proprio il genere di sfida per cui una marea di elettori ha premiato questa sorprendente novità politica.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

