A Pechino risuonano i primi campanelli di allarme. No, non c’è una guerra militare all’orizzonte, né Donald Trump ha aggiunto ulteriori sanzioni sulle importazioni cinesi. L’evento che ha fatto drizzare le antenne del Partito comunista cinese è accaduto in Europa, dove è arrivata la fumata bianca per le nuove nomine che occuperanno i vertici delle istituzioni più importanti dell’Unione Europea. Christine Lagarde sarà a capo della Banca centrale europea, Charles Michel diventerà presidente del Consiglio Europeo, Joseph Borrell l’Alto rappresentante per la politica estera, David Sassoli il presidente del Parlamento Europeo, infine Ursula von der Leyen alla guida della Commissione Europea. Queste nomine consentono di capire, o per lo meno ipotizzare, come si comporterà Bruxelles, sia in politica interna che estera. La Cina, desiderosa di espandersi nel Vecchio Continente con la Nuova Via della Seta, ha iniziato a fare i suoi conti.

I dubbi della Cina su von der Leyen

I punti interrogativi cinesi più grandi sono sopra Ursula von der Leyen, considerata il “Delfino di Angela Merkel”. Von der Leyen è infatti sulla stessa linea d’onda dell’attuale Cancelliere della Germania, che ha più volte criticato la Cina per le sue politiche economiche e per le ripetute violazioni dei diritti umani. Non certo un bel biglietto da visita per le imprese statali del Dragone pronte a investire in Europa e infatti, a Pechino, è salita una certa preoccupazione, soprattutto tra alcuni funzionari del governo che ne hanno parlato al South China Morning Post restando anonimi. Molto meglio, invece, la nomina di Lagarde a capo della Banca Centrale Europea, che rassicura la Cina per le recenti esternazioni della francese a sostegno della politica di credito nazionale cinese.

Quelle dichiarazioni velenose sulla Cina

Tornando ai dolori pechinesi, la von der Leyen in passato ha paragonato apertamente Pechino a Mosca, arrivando a sostenere che l’Europa dovrebbe avere con la Cina la stessa linea politica adottata con la Russia, cioè sanzioni e pugno duro. Il Delfino di Merkel si è spinta oltre, sostenendo che il sistema politico cinese sarà presto destinato a crollare per la mancanza di libertà personale garantita ai cittadini: “Presto o tardi – sosteneva non molto tempo fa il nuovo volto della Commissione Europea – la popolazione cinese si ribellerà. In Cina il desiderio di libertà crescerà sempre di più”. E ancora, in un’intervista rilasciata lo scorso gennaio alla stampa tedesca: “La Cina attira l’Europa con gentilezza”. Ecco, a Pechino non solo hanno memoria lunga, ma amano anche scrivere e conservare ogni singolo attacco diretto.

La Nuova Via della Seta in Europa è a rischio?

C’è dunque un interrogativo non da poco sulle fresche nomine europee: i volti nuovi applicheranno politiche più dure nei confronti della Cina? Ostacoleranno in qualche modo quei progetti legati alla Nuova Via della Seta che – nei piani di Pechino – dovrebbero sorgere in Europa? La Cina è abituata a ragionare nel lungo periodo quindi, nel caso in cui i rapporti dovessero raffreddarsi, i cinesi sanno che dovranno resistere cinque anni, cioè la durata delle cariche. Secondo alcuni analisti non dovrebbero esserci particolari problemi legati alla Nuova Via della Seta per due ragioni. Primo: perché le più importanti politiche dell’Unione Europea, per essere applicate, necessitano del consenso dei 28 Stati membri. Secondo: la Cina ha fin qui trovato accordi con singoli Paesi anziché con Bruxelles. In ogni caso, attualmente la Cina è il secondo partner commerciale dell’UE, mentre l’Ue è il primo della Cina: rompere questo equilibrio commerciale potrebbe essere sconveniente oltre che pericoloso.