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Politica

“Volevamo cambiare l’Iran ma poi…”. Parla un giornalista della testata che ora invita a uccidere Trump e la Meloni

Hamshahri Teheran è il giornale del Comune di Teheran. Era nato come testata aperta e progressista, poi i pasdaran...
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Hamshahri Teheran, il quotidiano che ha pubblicato la lista dei leader che subiranno la vendetta dell’Iran, è di proprietà del Comune della capitale iraniana. Questa sorta di lista nera messa in prima pagina dal giornale vede anche la premier Giorgia Meloni in tenuta arancione da carcerato insieme ad una lunga serie di leader come Donald Trump, Benjamin Netanyahu, Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer. L’articolo e le foto sono state pubblicate sull’onda emotiva dei funerali della Guida Suprema Ali Khamenei e risponde ad una precisa linea politica. Hamshari riflette infatti gli orientamenti della giunta cittadina di Teheran guidata dal sindaco Alireza Zakani, che appartiene all’ala più conservatrice ed oscurantista del panorama iraniano. La giunta avrebbe il mandato scaduto da tempo, ma per paura di perdere un posto chiave nella nomenclatura iraniana le elezioni sono state rinviate a data da destinarsi.

Il quotidiano iraniano Hamshari ha pubblicato una sorta di ‘lista nera’ con le foto dei presunti responsabili della morte dell’ayatollah Ali Khamenei, tra cui la premier Giorgia Meloni in uniforme arancione da carcerata, nel giorno in cui è stato diffuso il messaggio scritto dal figlio Mojtaba che minaccia ‘vendetta’ contro gli assassini del padre. L’immagine pubblicata da Hamshari, giornale di proprietà del comune di Teheran, mostra tra gli altri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con un bersaglio in fronte.

Il quotidiano parla abitualmente ad un pubblico molto politicizzato e che si rispecchia nel segmento più radicale dell’elettorato della nazione mediorientale. La storia di questo giornale ricorda le fasi che l’Iran ha attraversato negli ultimi decenni. Nato nel dicembre del 1992 per volere di Gholamhossein Karbaschi, al tempo sindaco di Teheran, doveva essere una voce riformista e progressista che potesse parlare soprattutto ai giovani. Stampato a colori e distribuito subito con oltre mezzo milione di copie, stando ai dati del ministero della Cultura, nella seconda metà degli anni Novanta era il quotidiano più letto dalla classe media persiana. Nel 1997 venne accusato di sostenere la candidatura di Mohammad  Khāt’ami alle elezioni presidenziali. I conservatori denunciarono la sua linea politica che venne considerata illegale dalla magistratura, perché in  Iran i giornali che beneficano di sovvenzioni statali non possono schierarsi durante le elezioni. Il fondatore e direttore Karbaschi venne condannato per appropriazione indebita e condannato al carcere.

La vicenda giudiziaria di Gholamhossein Karbaschi è significativa di come funzionino le cose in Iran. La sua voce riformista è stata sempre considerata pericolosa ed ormai è ridotto al silenzio. All’inizio degli anni 2000 aveva fondato un nuovo giornale che si chiamava Ham-Mihan, una pubblicazione riformista costretta  a sospendere le pubblicazioni in due occasioni, la prima nel 2005 e la seconda e definitiva nel 2007. Nel 2026, dopo anni di silenzio Karbaschi ha rilasciato un’intervista accusando i funzionari iraniani di non comprendere la nuova generazione della società della loro nazione.

Ma oggi Hamshahri Teheran è un solido strumento nelle mani dei pasdaran, come racconta Hosseini Ali Rayyan, un giornalista che ha lavorato per anni nel quotidiano vivendone il cambiamento radicale. “Il giornale era nato con un pugno di giovani giornalisti che lavoravano per costruire qualcosa”, racconta Rayyan, “il sindaco di Teheran aveva un progetto di riforme profonde e aveva capito quanti errori erano stati fatti in passato. Volevamo cambiare l’Iran che veniva dalla presidenza oscurantista di Ali Akbar Hashemi Rafsanjani e appoggiare Mohammad Khāt’ami ci sembrava l’unica via da perseguire.”

Una scelta pagata a caro prezzo come continuo a raccontare Rayyan. “Durante la campagna elettorale i pasdaran e i basiji venivano continuamente in redazione a minacciarci e presto le donne che lavoravano con noi furono costrette a rinunciare. Il nostro direttore venne arrestato e quando Khāt’ami diventò presidente non fece nulla per noi, né per il popolo che aveva creduto in lui,  tradendo tutte le promesse. Dopo di lui è diventato presidente Mahmud Ahmadinejad che ha bloccato ogni voce riformista riportando l’Iran indietro di trent’anni. Oggi Hamshahri è una delle voci più dure dei conservatori e viene usato dai pasdaran come arma per attaccare i loro nemici, sia interni che esterni e quello che accade non mi meraviglia minimamente.”




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