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Visegrád fa rima con sovranismo, tranne in Slovacchia. Poche sorprese nel voto europeo nei Paesi del Gruppo di Visègrad, di cui fanno parte, oltre alla Slovacchia, Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca. Il primo ad esultare, nella serata di ieri, quando sono circolati i primi exit poll, è stato il premier magiaro Viktor Orbán, alleato del vicepremier italiano Matteo Salvini. Il suo partito, Fidesz, ha ottenuto il 52,14% dei voti staccando di netto la coalizione di sinistra ferma al 16,26%. I liberali di Momentum sono terzi con il 9,92% delle preferenze, mentre i socialisti si fermano al 6,68% appena sopra i nazionalisti di Jobbik (6,44%).

Fidesz si è assicurato 13 seggi da 21 seggi disponibili e il partito del presidente ungherese ha migliorato il risultato di 4 punti percentuali, rispetto alle elezioni Europee di cinque anni fa. Un vero trionfo per Orbán, che ha impostato la sua campagna elettorale proclamando la sua linea dura contro l’immigrazione, come confermano le sue prime parole a margine della vittoria: “Ringrazio coloro che hanno deciso che l’Ungheria deve rimanere ungherese e che l’Europa deve restare europea” ha detto dal palco di Budapest. Il primo ministro ha sottolineato che gli ungheresi credono che sia necessario un netto cambiamento a Bruxelles, “con leader che devono rappresentare i popoli europei” rispettando “le nazioni europee” e che devono essere orgogliosi “di rappresentare una cultura cristiana vecchia di due millenni”.

Polonia, trionfano i conservatori

In Polonia, il partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS/Ecr) di Jaroslaw Kaczynski vince le elezioni con una percentuale dei consensi che dovrebbe assestarsi attorno al 43,1%, davanti alla Coalizione europea, ferma al 38,4%. La coalizione è composta dai centristi di Piattaforma civica (Po) di Donald Tsuk, dal Partito popolare polacco, l’Alleanza della sinistra democratica e i Verdi.

Segue il nuovo partito di centrosinistra Wiosna (Primavera) con il 6,7% dei voti (3 seggi). Emerge dalle stime sulla base degli exit poll, pubblicate dal Parlamento europeo. Kukiz’15, gli alleati del M5S, col 4,10% non riescono invece a superare la soglia di sbarramento, fissata al 5% in Polonia. Come spiega Politico, se i risultati verranno confermati, il partito ultraconservatore di Kacynski, che appartiene al gruppo dei conservatori e dei riformisti europei, avrà 24 seggi nel Parlamento europeo. La maggior parte dei 22 seggi della Coalizione europea andrà al Partito popolare europeo, ma circa cinque parlamentari andranno ai Socialisti e ai Democratici. Wiosna, che è stata corteggiata dal socialisti, ne prenderà tre, così come Konfederacja.

L’affluenza è stata del 43% – la più alta per un’elezione europea da quando la Polonia ha aderito all’Ue nel 2004. È un segno di come la feroce battaglia tra PiS e l’opposizione per il controllo del Paese abbia galvanizzato gli elettori nel contesto europeo. Jarosław Kaczyński, leader di PiS, ha celebrato la vittoria: “Oggi è un giorno molto importante”, ha detto ai supporter festanti, aggiungendo: “Dobbiamo ricordare che la battaglia decisiva per il futuro del nostro Paese si svolgerà quest’autunno e dobbiamo vincere anche lì”. Delusione in casa della Coalizione europea che si aspettava una vittoria.

L’ondata euroscettica si conferma in Repubblica Ceca

Come riporta Agenzia Nova, Ano, il partito del primo ministro ceco, Andrej Babiš, ha vinto le elezioni per il Parlamento europeo e conquista sei seggi. Il principale partito di governo, Ano 2011, totalizza il 21,18%. Alle sue spalle si piazza il Partito democratico civico (Ods) al 14,54%. Seguono il Partito pirata al 13,95, la coalizione di Tradizione responsabilità prosperità 09 (Top 09) e Sindaci e indipendenti (Stan) all’11,65%, Libertà e democrazia diretta (Spd) al 9,14, l’Unione cristiana e democratica (Kdu-Csl) al 7,24 e il Partito comunista di Boemia e Moravia (Kscm) al 6,94%. Sotto la soglia di sbarramento del 4 per cento, seppur di poco, si trova il Partito socialdemocratico ceco (Cssd), partner di governo di Ano, che si ferma al 3,95. Il Csu informa che l’affluenza è stata del 28,7%. Andrej Babiš ha esultato su twitter: “Grazie a tutti quelli che ci hanno scelto”.

Slovacchia, vincono i liberali ma avanzano gli ultranazionalisti

In controtendenza rispetto agli alleati del Gruppo di Visègrad, c’è la Slovacchia dove, secondo i dati diffusi dal quotidiano Dennik, il partito liberale di centrosinistra di Progressive Slovakia (Ps) della neo-presidente Zuzana Čaputová avrebbe vinto le europee con il 20,1% dei consensi. Sconfitto il partito “Direzione – Socialdemocrazia” dell’ex presidente Robert Fico fermo al 15,7% contro il 24% di cinque anni fa. Nonostante la vittoria dei liberali va considerata la netta affermazione del Partito Popolare Slovacchia Nostra di estrema destra, dichiaratamente euroscettico e anti-Nato e che si propone di “cambiare il sistema parlamentare attuale in un sistema di democrazia diretta”.

Fatta eccezione per Bratislava, il filo-conduttore dei Paesi di Visegrád è il sovranismo. Negli ex Paesi sovietici, infatti, il nazionalismo è un sentimento così forte che prevarica su tutto il resto poiché nessun cittadino di questo blocco può accettare che la propria nazione, a poco meno di trent’anni dalla fine dell’Unione Sovietica, ceda la propria sovranità all’eurocrate di turno. I tratti comuni sono il rigore di bilancio, il contrasto all’immigrazione, la difesa dei valori cristiani contro la minaccia rappresentata dall’Islam Politico. Un blocco di Paesi che si conferma essere più fedele a Washington, che non a Bruxelles.

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