Aria di bufera nella Virginia democratica. Ralph Northam, il governatore espresso dagli asinelli, è finito al centro di uno scandalo, per via di uno scatto risalente agli anni del college, conservato nelle bacheche delle aule e, tramite il quale, è possibile notare due persone: una indossa il tipo completo del Ku Klux Klan; la seconda, a mo’ di scherno, ha la faccia dipinta di nero.
Chissà se, accortosi del particolare balzato sulla stampa mondiale, l’istituto scolastico in questione continuerebbe a vantarsi di aver avuto un futuro governatore tra i suoi ex allievi. Questa immagine, per stessa ammissione di Northam, sono a sfondo razzista. Ancora oggi non sappiamo se il governatore sia il ragazzo col cappuccio appuntito del gruppo suprematista o quello coloratosi da afroamericano. Nessuno lo ha ancora specificato.
Il politico ha solo domandato scusa, ma potrebbe essere presto costretto alle dimissioni. L’opposizione e l’opinione pubblica incalzano, mentre il suo vice, nel frattempo, è stato accusato di abusi. Justin Fairfax, come si legge su The Hill, è stato tirato un ballo da una donna per un presunto episodio di violenza sessuale. A saltare, insomma, potrebbe essere l’intera amministrazione democratica.
In Virginia, dove i repubblicani non vincono dal 2004, cioè da quando George W. Bush si portò a casa tutti e tredici i voti elettorali previsti a scapito di John Kerry, sembra potersi riscattare il Gop, che potrebbe regalare a Donald Trump un inaspettato numero di delegati. Sono davvero lontani i tempi in cui Barack Obama contribuiva a scacciare il fantasma del razzismo dal sud degli Stati Uniti, facendo il pieno di consensi. Adesso la storia, e le parti, si sono ribaltate. Ma non è finita qui .
Sì, perché come segnalato pure da Il Foglio, anche la terza carica dello Stato, democratica anche’essa, è stata accusata di razzismo. Il che, pensando a tutte le volte in cui l’attuale chief in commander è stato accostato al suprematismo, ben prima del tragico episodio di Charlottesville, fa quantomeno riflettere. Di rimando possono essere fatti notare i dati sulla crescita economica, che certificano la creazione di 304mila nuovi posti di lavoro, nel solo gennaio del 2019, che le tabelle previsionali non avevano pronosticato.
Magari, tra quelle migliaia di persone, ci sono pure degli afroamericani che la prossima volta si ricorderanno della distanza che sembrerebbe esistere tra la narrativa politica degli asinelli, quella per cui è Trump a essere un razzista, e la concretezza delle gesta di alcuni.