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Politica

Violenze sessuali, omicidi e ricatti: l’India adesso si ribella ai guru

In India imperversa sempre più la piaga delle molestie e degli stupri a danno di donne e bambine, alle volte molto piccole. Secondo i dati dell’ufficio nazionale dei crimini indiano (NCRB), nel 2012 lo stupro è stato il quarto crimine...

In India imperversa sempre più la piaga delle molestie e degli stupri a danno di donne e bambine, alle volte molto piccole. Secondo i dati dell’ufficio nazionale dei crimini indiano (NCRB), nel 2012 lo stupro è stato il quarto crimine più diffuso nel Paese, circa 25mila denunciati, dieci volte più che in Italia, e nel 98% dei casi la vittima conosce il suo aguzzino. In moltissime circostanze le violenze non vengono denunciate, dunque il dato potrebbe essere potenzialmente minimo rispetto alla realtà.

Il problema, in India, stenta a trovare una soluzione, e poco è cambiato da quel 2012, quando a New Delhi si sollevò una imponente protesta popolare contro lo stupro, culminato nell’omicidio, di una studentessa. E, nonostante ciò, nel 2016 i casi di stupro denunciati erano saliti a 40mila.





Mettere in piedi una lotta sembra essere inutile quando lo stupro viene sempre più utilizzato come strumento per affermare il potere e intimidire gli impotenti in India. Ciò non sorprende – molti credono – in una società gerarchica, patriarcale e sempre più polarizzata, in cui l’odio viene usato per dividere le persone e raccogliere voti. L’intreccio tra politica di partito e violenza sessuale ha scoperto un nervo insolitamente sensibile, rivelando qualcosa delle profonde divisioni che continuano a perseguitare l’India moderna.

L’indignazione pubblica ora minaccia di inghiottire Modi, che cercherà la rielezione l’anno prossimo, mentre le dimostrazioni si trasformano in un canale di rabbia crescente per il trattamento riservato alle donne e alle minoranze da parte del Paese.

Con le elezioni generali previste per il prossimo anno, Modi si è mosso rapidamente per porre rimedio a quella percezione negativa tenendo la riunione del gabinetto di emergenza non appena è tornato sabato mattina da una visita ufficiale in Europa. Dopo diversi giorni in cui ha omesso di affrontare pubblicamente la questione, Modi alla fine ha rotto il suo silenzio durante un discorso a Delhi la scorsa settimana, promettendo giustizia per “le nostre figlie”.

Le proteste in tutto il Paese sono state anche provocate dall’arresto di un parlamentare del BJP, il partito di Modi, la scorsa settimana in relazione allo stupro di un adolescente nell’Uttar Pradesh, un popoloso Stato del nord governato dal partito.

Nella giornata di mercoledì 25 aprile, è giunta la notizia della condanna all’ergastolo per il guru spirituale Asaram Bapu, una vera e propria icona religiosa in India, poiché la sua dottrina viene insegnata in oltre 400 ashrams, scuole religiose diffuse in tutto il Paese, che lo pongono in una posizione di grande affezione da parte dei propri seguaci, che affettuosamente lo chiamano “Bapuji”, o “padre”. 

Questa è una sentenza che costituisce sicuramente un precedente importante, per due ragioni principali: si dà effettività ad una nuova legislazione che inasprisce le pene per il reato di stupro, che giunge addirittura alla pena di morte se la vittima è minore di 12 anni. D’altro canto, si apre il “vaso di Pandora” delle clientele politiche e religiose all’interno del Paese: questi “santoni”, infatti, sono in grado di veicolare un grande numero di voti, dunque molti politici, sia a livello locale che nazionale, tollerano una piaga da sacrificare alla causa elettorale.

L’ascesa di personaggi come Asaram Bapu è stata fermata dal polso della giustizia, che ha comunque pronunciato contro questi guru delle sentenze molto punitive, nonostante le proteste di centinaia di migliaia di seguaci, che con omertà nascondono le malefatte di questi finti religiosi. 

Ci si chiede dunque se qualcosa si stia effettivamente muovendo, dopo gli apparenti segnali positivi delle ultime settimane. La buona notizia è che c’è una segnalazione più alta e migliore dello stupro. La cattiva notizia è che un sistema di giustizia criminale fittizia rimane vulnerabile alle pressioni politiche e consente a molti degli imputati di andare alla deriva – solo uno su quattro casi di stupro in India finisce con la condanna.

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