Applicare le tecnologie più moderne a sofisticati e capillari sistemi di controllo sociale. L’esperimento della Cina nella regione dello Xinjiang prosegue senza sosta e presto potrebbe estendersi al resto del Paese. In un futuro non troppo lontano il governo cinese potrà ottenere in tempo reale informazioni riservate su ogni cittadino. Merito anche delle telecamere con riconoscimento facciale, la maggior parte delle quali prodotte da Hikvision, un’azienda statale che si rifornisce negli Stati Uniti. In queste ore Trump sta valutando se bannare simili società cinesi dal mercato statunitense a causa del loro presunto coinvolgimento nella lesione dei diritti umani della minoranza musulmana uigura dello Xinjiang. In realtà Washington mira a molto più in alto: ostacolare il settore hi tech di Pechino.

Il ruolo della China Electronics Technology Corporation

Gli abitanti dello Xinjiang vivono in una sorta di gabbia virtuale. Come ricostruisce in un lungo reportage il New York Times, le autorità hanno a disposizione una tecnica di controllo invasiva e ben dettagliata, una tecnologia sviluppata e venduta dalla China Electronics Technology Corporation. La situazione quotidiana è più o meno questa. Nei loro uffici i poliziotti osservano uno schermo raffigurante la mappa di una qualsiasi città della regione; alcune icone colorate contrassegnano stazioni di polizia, checkpoint e luoghi dove sono avvenuti incidenti recenti. Agli agenti basta un clic del mouse per prelevare video dal vivo da una delle tante telecamere piazzate nelle strade; così chiunque desta sospetto può essere osservato da vicino senza esserne al corrente. Non solo. Dalle immagini dei volti, la polizia è in grado di ricavare informazioni sui sospetti quali indirizzo di casa, legami familiari, i suoi ultimi spostamenti e via dicendo.

Guerra dei dazi 2.0

Da queste parti il controllo è capillare, al punto che nel 2017 il governo ha investito quasi 9 miliardi di dollari in spese per la sicurezza interna: ovvero sei volte in più rispetto il 2012. Lo Xinjinag può essere considerato il laboratorio della Cina in cui Pechino testa le sue ultime tecnologie in materia di sorveglianza. Appigliandosi a questo, gli Stati Uniti hanno cominciato a mettere nel mirino quelle aziende cinesi responsabili di costruire quei sistemi di controllo poi installati dal governo. Il rischio, secondo la Casa Bianca, è che la Cina possa intensificare il proprio autoritarismo non solo in patria ma anche oltre la Muraglia. Anche perché le società costruttrici di telecamere con riconoscimento facciale sono le stesse che fanno affari anche nel resto del mondo.

Il ferreo controllo di Pechino nello Xinjiang

In Cina l’applicazione di tecnologie militari per scopi civili coinvolge molte aziende statali. Lo slogan del nuovo progetto precedentemente descritto è abbastanza inequivocabile: “Se qualcuno esiste, ci saranno tracce. Se ci saranno tracce, ci saranno connessioni e quindi informazioni”. Sempre il New York Times ha scoperto che Pechino è impegnato in una cablatura dell’intero Xinjiang per incrementare a dismisura la sorveglianza in questa regione. La minoranza uigura è sottoposta a un monitoraggio continuo capace di raccogliere enormi quantità di dati.

Violazione dei diritti umani

Come abbiamo raccontato pochi giorni fa, l’azienda cinese Hikvision è finita nell’occhio del ciclone per il suo presunto coinvolgimento diretto nell’implementazione dei nuovi sistemi di controllo nello Xinjiang. Le sue telecamere sono state installate ovunque, anche nelle moschee e nei campi di detenzione dedicati alla rieducazione dei musulmani. La China Electronics Technology Corporation, ideatrice dell’ “Occhio di Dio” sopra descritto, possiede il 42% di Hikvision attraverso sussidiarie.

La app usata dalla polizia

Le tecniche di controllo nello Xinjiang prevedono anche l’utilizzo di una particolare applicazione da parte delle autorità. Ogni poliziotto ha una app realizzata proprio da China Electronics Technology sul proprio smartphone, con sistema operativo Android, con la quale attinge informazioni da un enorme database riguardo ciascun cittadino. L’applicazione è in grado di individuare potenziali criminali in base a eventuali comportamenti sospetti, come un alto numero di viaggi all’estero, una elevata quantità di energia elettrica impiegata e così via. La polizia impiega la app durante i controlli nei tanti checkpoint sparsi per la regione.

Huawei e Hikvision nell’occhio del ciclone

Fra le principali aziende accusate di essere colluse con i piani del governo centrale ci sono, come detto, Hikvision ma anche Huawei. Hikvision, che in una nota ha difeso la propria posizione, ha ricevuto contratti nello Xinjiang per un valore di almeno 290 milioni di dollari. Gli Stati Uniti hanno invece descritto Huawei come “un’altra società cinese impegnata nella corsa all’oro per incrementare la sicurezza nello Xinjiang”. Secondo l’accusa lo scorso anno il colosso di Shenzen ha firmato un accordo con il dipartimento di polizia della regione per aiutare le autorità locali ad analizzare i dati. Anche per questo motivo Washington ha inserito Huawei nella sua entity list.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
Leggi il reportage