VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI

Una riforma fiscale voluta dal governo di Viktor Orban ha spinto migliaia di ungheresi a scendere in piazza a Budapest, per più giorni e ad occupare un ponte nel centro cittadino. Il provvedimento contestato impedirà ad una parte delle piccole imprese del Paese di accedere ad un regime fiscale semplificato e poco oneroso che, sino ad oggi, era invece disponibile. Peter Marki-Zay, alla guida dell’opposizione sconfitta da Orban alle elezioni di aprile, ha dichiarato che, come riportato da Radio Free Europe, che “le promesse di Fidesz (il partito del primo ministro) sono bugie” mentre molti dimostranti hanno intonato slogan contro il premier come “ne abbiamo avuto abbastanza!” oppure “Fidesz è corrotta!”.

I media hanno parlato di quanto accaduto evidenziando i problemi economici dell’Ungheria e lo scarso rispetto dei principi democratici in loco. Non è stato però sottolineato come Orban sia appena stato rieletto per un terzo mandato consecutivo e come l’opposizione sembri più abile nell’organizzare manifestazioni di piazza che nel conseguire successi alle urne.

Le debolezze dell’opposizione ungherese

Uniti per l’Ungheria (UFH) è una coalizione di sei partiti formata per sconfiggere Fidesz e porre fine, come evidenziato dal sito College Green Group, “alla dittatura” creata da Orban che ha allontanato il Paese dall’Unione Europea per trasformarlo in “filorusso”. La coerenza della coalizione si è limitata a questo mentre in altri ambiti le convinzioni sono state inconsistenti. L’opposizione, formata dai progressisti della Coalizione Democratica (DK), dall’ex destra radicale di Jobbik, dai liberali del Movimento Momentum, dai socialisti dell’MSZP, dai verdi dell’ LMP e da Parbeszed, è stata attraversata da spaccature e discussioni interne.

Le critiche si sono riversate anche su Peter Marki-Zay, che ha faticato non poco per tenerla unita. Anna Donath, leader del Movimento Momentum, lo ha criticato per aver perso tempo prezioso durante la campagna mentre Peter Zarand, a capo della squadra di Marki-Zay, ha riferito al Financial Times che Jobbik e la Coalizione Democratica non lo hanno sostenuto abbastanza “impegnandosi nei propri seggi e sui social media, senza prendere parte alla campagna elettorale nazionale”. Marki-Zay ha pagato la sua inesperienza (era sindaco della sua città natale) lanciando messaggi strumentalizzati da Fidesz.

Uno scenario preoccupante

Katalin Cseh, parlamentare europea di Momentum, ha dichiarato al portale EURACTIV che “a meno che non ci sia un improbabile cambiamento radicale della legge elettorale, dovremo affrontare le prossime elezioni generali come una coalizione” aggiungendo che “quello che conta di più è il tipo di messaggio che questa coalizione intende lanciare”. Secondo la Cseh “le libertà individuali ed una forte preferenza per l’Europa sono il meglio a cui si possa aspirare per l’Ungheria anche se la propaganda ed il sistema oligarchico tentano di eliminare la libertà di discussione”.

Le parole della Cseh evidenziano uno dei problemi di base dell’Ungheria che, secondo l’organizzazione Freedom House, è una nazione parzialmente libera. Le opposizioni affrontano ostacoli e restrizioni che ne inibiscono la forza elettorale. Tra questi ci sono il dominio esercitato da Fidesz sullo scenario politico, l’accesso ineguale ai media, le campagne di odio ed un ambiente alterato dalla capacità della coalizione al potere di mobilitare le risorse dello Stato. Fidesz ha utilizzato il proprio potere per marginalizzare le opposizioni ed impedirgli di rappresentare una minaccia. Si tratta di uno scenario che pesa come un macigno sulle possibilità di successo della coalizione.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.