È stato un viaggio storico. Non solo perché, per la prima volta in assoluto, un segretario di Stato del Vaticano ha visitato il Vietnam. Ma anche perché la missione appena conclusa di monsignor Paul Richard Gallagher ha il potenziale di inaugurare una nuova stagione nei rapporti tra il rampante Paese asiatico e la Santa Sede.
Lo scorso 9 aprile, in qualità di segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, Gallagher è volato ad Hanoi. Qui ha incontrato il suo omologo vietnamita, Bui Thanh Son, esprimendogli la “gratitudine” del Vaticano per i progressi compiuti nel miglioramento dei rapporti reciproci. E proprio questo, la normalizzazione delle relazioni, è l’obiettivo principale ricercato sia dal Vaticano che dal Vietnam. La visita dell’emissario di Papa Francesco, tra l’altro, ha avuto luogo in un contesto più che propizio, dopo che l’arcivescovo Marek Zalewski è diventato il primo rappresentante vaticano a vivere e ad aprire un ufficio sul territorio vietnamita.
L’agenda di Gallagher è stata densa di impegni. Ha avuto un faccia a faccia con il primo ministro locale, Pham Minh Chinh, incontrato l’intera Conferenza episcopale del Paese, visitato l’Ospedale Nazionale dei Bambini di Hanoi (che dal 2005 collabora con l’Ospedale Bambino Gesù di Roma), tenuto messa nella stessa capitale vietnamita, a Hue, nel Vietnam centrale, e nel centro finanziario di Ho Chi Minh City, a sud.
Una visita storica
Gallagher è il secondo funzionario della segreteria di Stato vaticana in ordine di importanza, e il suo viaggio ad Hanoi non deve essere ignorato. Al contrario, è un segnale che porta con sé almeno tre importanti spunti di riflessione.
Il primo: il Vaticano, nel medio-lungo periodo, ha intenzione di puntare sull’Asia, bacino di milioni e milioni di cristiani. Per farlo, la Santa Sede deve consolidare i rapporti diplomatici con i vari Paesi regionali. Anche con quelli – come Vietnam e Cina – con cui i legami sono ufficialmente interrotti o congelati per motivazioni geopolitiche. La nuova era vaticana, sembra di capire, coinciderà con una distensione a tutto campo che partirà dal continente asiatico e dai suoi protagonisti.
Il secondo: il Vietnam è in continua trasformazione. Secondo l’ultimo Outlook dell’Asian Development Bank nel 2024 la crescita del pil vietnamita è stimata intorno al 6%. Il Paese continua poi ad attirare investimenti esteri: 27,7 miliardi di dollari nel 2022, 36,6 miliardi nel 2023. In un contesto del genere anche la società vietnamita è in continua evoluzione, mentre il governo del Paese continua a dimostrare pragmatismo, realismo e concretezza. Le autorità di Hanoi intendono adesso rafforzare le relazioni internazionali per mostrare al mondo intero gli sviluppi compiuti, tanto in economia quanto in altri ambiti. Anche in quello religioso, visto che stiamo parlando di una nazione multireligiosa che, nel corso degli anni, ha saputo generare una società armoniosa.
Il terzo: La situazione religiosa in Vietnam è sempre più in via di sviluppo. Per la cronaca, il Vietnam è un Paese multireligioso e ha un sistema di credenze estremamente ricco. Attualmente, il 95% della popolazione vietnamita ha una vita religiosa, ci sono 16 religioni con 41 organizzazioni religiose riconosciute e registrate dallo Stato, con oltre 26,5 milioni di seguaci – pari a quasi il 27% della popolazione – più di 58.000 dignitari, 148.000 posizioni, 29.800 strutture, oltre 50.000 strutture di culto, di cui circa 3.000 reliquie associate a strutture di credo religioso. La religione più praticata in Vietnam è il cattolicesimo, e la comunità cattolica vietnamita conta circa 7,2 milioni di fedeli in un Paese di quasi 100 milioni di abitanti.
Lo Stato vietnamita, inoltre, garantisce e crea le condizioni affinché le organizzazioni religiose possano istituire strutture di formazione religiosa e aprire corsi di formazione religiosa. Ad oggi le religioni sono state riconosciute e registrate dallo Stato, con un aumento di 10 religioni e 35 organizzazioni rispetto a prima della promulgazione della legge sulle credenze religiose. Ci sono 1.112 sedi di gruppi che si sono registrate per attività religiose centralizzate, 5.572 persone sono state ordinate ed elette come dignitari e 12.421 persone sono state nominate per l’elezione o l’elezione come funzionari. L’intero Paese conta 62 istituti di formazione religiosa in 36 province e città.
Lo Stato del Vietnam crea le condizioni affinché i prigionieri e i detenuti possano utilizzare le Scritture, esprimere credenze religiose in conformità con le regole dei campi di detenzione e delle prigioni, e ricevere istruzioni su come gestire e utilizzare le Scritture. Per soddisfare la necessità dei prigionieri di attingere alle pubblicazioni religiose, il Vietnam ha stampato e pubblicato 17 titoli di libri relativi alla religione con 4.418 libri da utilizzare nelle biblioteche di 54 carceri sotto il Ministero della Giustizia.
Gli sviluppi diplomatici tra Vaticano e Vietnam
I rapporti tra la Santa Sede e il Vietnam si sono interrotti nel 1975, in seguito alla creazione della Repubblica socialista del Vietnam. A partire dagli anni ’90 le relazioni tra i due Paesi hanno assistito a sviluppi incoraggianti.
Il Vaticano fece il primo passo per riprendere i contatti con il governo comunista quando il cardinale francese Roger Etchegaray, all’epoca presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, visitò il Paese asiatico nel 1989. Successivamente, le delegazioni vaticane iniziarono a effettuare visite annuali in loco per incontrare le autorità governative.
La vera e propria svolta è arrivata però nel 2007. L’allora primo ministro vietnamita, Nguyen Tan Dung, fu il primo leader del Vietnam a visitare il Vaticano, incontrando Papa Benedetto XVI. Nel 2009 prese così vita il Gruppo di lavoro congiunto Vietnam-Santa Sede, un meccanismo di dialogo regolare per migliorare ulteriormente i rapporti diplomatici.
Arriviamo così al presente. Nel luglio 2023, l’ex presidente vietnamita Vo Van Thuong ha visitato il Vaticano e incontrato Papa Francesco. In quell’occasione, Vaticano e Vietnam hanno concordato di nominare il rappresentante permanente della Santa Sede nel Paese asiatico. Thuong ha inoltre invitato il Santo Padre a visitare il Vietnam, una mano tesa che ha intanto portato la visita di Gallagher ad Hanoi.
La strada verso un disgelo definitivo è insomma stata imboccata e potrebbe presto portare a nuovi sviluppi. Dal punto di vista del Vaticano, infatti, migliorare i legami con Hanoi potrebbe avere implicazioni anche nell’avanzamento dei rapporti con la Cina, un altro Paese con il quale la Santa Sede sta cercando di migliorare le relazioni. La strategia asiatica della Santa Sede passa quindi dal Vietnam. E la sensazione è che sia Hanoi che il Vaticano possano presto trovare la formula giusta per intavolare una cooperazione win-win. Che, a quel punto, diventerebbe un modello da riproporre in altri contesti.