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In Vietnam, To Lam punta a concentrare le leve dello Stato: tra anticorruzione, crescita economica e competizione strategica tra Stati Uniti e Cina. Il Congresso del Partito comunista vietnamita si profila come un passaggio decisivo nella trasformazione dell’equilibrio di potere ad Hanoi. La possibile ascesa di To Lam a una posizione dominante, con il cumulo di incarichi politici e istituzionali, segnerebbe un cambio di paradigma rispetto alla tradizionale gestione collegiale che ha caratterizzato per decenni il sistema vietnamita. Non si tratta solo di un riassetto interno, ma di una ridefinizione del rapporto tra partito, Stato e apparati di sicurezza, in un Paese che combina autoritarismo politico, apertura economica e crescente rilevanza regionale.

La strategia del controllo

To Lam ha costruito la propria legittimità su una campagna anticorruzione ampia e incisiva, che ha colpito migliaia di funzionari e riorganizzato interi livelli dell’amministrazione pubblica. La riduzione di ministeri, agenzie e posti di lavoro statali non è soltanto una misura di efficienza: è un’operazione di potere, che consente di ridisegnare le catene di comando e rafforzare il controllo centrale.
La lotta alla corruzione funziona così su due piani: ripulire l’apparato e, allo stesso tempo, neutralizzare potenziali centri di resistenza politica.

Crescita, tecnologia e ambizione industriale

Il Vietnam si muove in una fase delicata della propria traiettoria di sviluppo. Dopo anni di crescita sostenuta, il Paese ambisce a compiere il salto verso uno status di economia a reddito medio-alto, riducendo la dipendenza dal semplice assemblaggio manifatturiero. Il discorso di To Lam insiste su scienza, tecnologia, innovazione e trasformazione digitale come nuovi motori della crescita. È il tentativo di spostare il Vietnam lungo la catena del valore globale, trasformandolo da piattaforma produttiva a nodo tecnologico e industriale più avanzato.

Resilienza commerciale e pressione esterna

Nonostante i dazi statunitensi imposti dall’amministrazione Trump, il Vietnam ha mostrato una sorprendente capacità di adattamento, mantenendo un ritmo di crescita tra i più alti in Asia. Tuttavia, questa resilienza espone un dilemma strategico: gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati di esportazione, mentre la Cina resta un fornitore cruciale e un vicino ingombrante.
Trovare un equilibrio tra queste due potenze significa, per Hanoi, difendere autonomia economica e stabilità politica senza schierarsi in modo irreversibile.

Il Vietnam tra le grandi potenze

Il rafforzamento del potere di To Lam avviene in un contesto internazionale sempre più competitivo. Il Vietnam è diventato un tassello importante nelle strategie indo-pacifiche, corteggiato da Washington come alternativa produttiva alla Cina e osservato con attenzione da Pechino come spazio di influenza regionale.
Una leadership più centralizzata può offrire maggiore coerenza strategica, ma comporta anche rischi: meno pluralismo interno, maggiore dipendenza dalle scelte di un singolo leader e maggiore esposizione agli errori di calcolo politico. Il profilo di To Lam, proveniente dagli apparati della sicurezza, suggerisce una crescente centralità delle strutture di controllo interno. In un sistema a partito unico, il rafforzamento del ruolo dei servizi e delle forze dell’ordine indica la volontà di prevenire instabilità, proteste sociali e conflitti politici latenti. La stabilità interna diventa così una priorità strategica, considerata essenziale per garantire crescita economica, attrazione di investimenti e credibilità internazionale.

Il rischio dell’uomo forte

Se To Lam riuscisse a concentrare nelle proprie mani i principali incarichi, si aprirebbe una fase inedita per il Vietnam contemporaneo. Da un lato, un potere più accentrato potrebbe accelerare riforme, decisioni economiche e indirizzi strategici. Dall’altro, potrebbe indebolire i meccanismi di bilanciamento interni al partito, aumentando il rischio di rigidità politica e di personalizzazione del potere.

Tra disciplina interna e ambizione globale

Il Vietnam si trova davanti a una scelta implicita: rafforzare il controllo politico per sostenere la crescita e l’ascesa internazionale, oppure preservare un equilibrio più collegiale per ridurre i rischi di concentrazione del potere. La parabola di To Lam racconta una tensione più ampia, che riguarda molti regimi autoritari in fase di modernizzazione: come combinare stabilità, sviluppo economico e proiezione geopolitica senza trasformare l’efficienza in vulnerabilità politica.

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