La Camera dei deputati polacca ha approvato una legge che prescrive il divieto di associare la Polonia ai campi di sterminio nazisti. Il provvedimento prevede fino a tre anni di carcere per le attribuzioni di responsabilità alla nazione nei confronti dell’Olocausto. Diviene vietato, insomma, “accusare la Polonia di complicità con i nazisti”. La pena potrà essere estesa  anche a coloro che “deliberatamente ridurranno la responsabilità dei veri colpevoli di questi crimini”. L’approvazione finale di questo testo legislativo spetta ora al Senato e al presidente della Repubblica. Il disegno di legge mirerebbe a evitare che i giovani polacchi possano in qualche modo pensare che la Polonia abbia avuto un ruolo nella gestione di Auschwitz e degli altri campi di concentramento.

Lo Stato di Israele, però, non sembra concordare con la finalità della legge. “La legge non ha senso. Mi oppongo fermamente: la storia non può essere cambiata ed è proibito negare la Shoah” ha immediatamente dichiarato Benjamin Netanyhau. Il rischio paventato, insomma, è quello secondo cui il vero obiettivo del parlamento polacco sia quello di cancellare qualunque traccia di “collaborazionismo” con i nazisti. 

” Questa legge cerca di negare la complicità polacca nell’ Olocausto. L’Olocausto è stato concepito in Germania, ma centinaia di migliaia di ebrei sono stati sterminati senza mai aver incontrato un soldato tedesco”, ha sottolineato su Twitter il leader di Yesh Atid, il partito israeliano centrista fondato nel 2012 dal giornalista Yair Lapid. I detrattori della legge sostengono che vietare l’espressione “campi di sterminio polacchi” neghi la possibilità di dibattere sulla reale gestione della “soluzione finale” operata in Polonia. Anna Azarai, l’ambasciatrice israeliana presso Cracovia, ha ribadito come in Israele siano tutti “disgustati” dalla notizia sulla legge in questione. E ancora, il presidente dello Stato d’Israele Reuven Rivlin ha dichiarato: “Il popolo ebraico, lo Stato di Israele e il mondo intero devono garantire che l’Olocausto sia riconosciuto per i suoi orrori e le atrocità. anche tra il popolo polacco c’erano quelli che aiutarono i nazisti nei loro crimini. Ogni crimine, ogni reato, deve essere condannato. Devono essere esaminati e rivelati”. Israele non pare disponibile a rimuovere dalla memoria storica collettiva le responsabilità dirette nell’Olocausto di parte della popolazione polacca. 

Il testo legislativo è sostenuto da Diritto e Giustizia, il partito di governo conservatore e clericale, fondato nel 2001 dai gemelli Kaczynsky. Come si legge su La Stampa, gli esponenti della formazione governativa rivendicano il fatto che esistesse la pena di morte per i cittadini polacchi sorpresi ad aiutare gli ebrei. Per l’opposizione, tuttavia, questo provvedimento servirebbe soprattutto a “strizzare l’occhio” agli estremisti di destra. Commenti negativi, infine, sono arrivati da Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Israele. I “‘campi della morte polacchi” sarebbero una raffigurazione storica forzata, ma negare l’esistenza di qualunque complicità del popolo polacco con i crimini commessi dai nazisti rappresenterebbe un modo di “costringere” e di “distorcere” le affermazioni di studiosi e storici al riguardo. La ricerca della verità. quindi, verrebbe messa in discussione dell’approvazione definitiva della legge polacca. “Nessuna legge – ha aggiunto il ministro degli esteri israeliano, Emmanuel Nahshon – può cambiare la verità storica e non c’è spazio per istruire le famiglie dei sopravvissuti all’Olocausto che ogni giorno vivono la memoria dei loro cari periti in quell’inferno”. Secondo le statistiche, i campi di sterminio in Polonia servirono ai criminali nazisti per sterminare il 90% degli ebrei polacchi. 

Articolo di Francesco Boezi