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Politica

Vienna, il “nido” delle spie dalla Guerra Fredda alla guerra in Ucraina

L'Austria non punisce lo spionaggio sul proprio territorio a meno che non siano contro il Paese. Questo rende Vienna perfetta per le spie

Dai tempi della Guerra Fredda, Vienna è considerata una delle principali “capitali delle spie”. Al centro dell’Europa, nel suo cuore pulsante mitteleuropeo, capitale di un Paese occidentale ma anche neutrale per costituzione, sede di diversi e fondamentali organizzazioni internazionali (prima fra tutte l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) Vienna si è trasformata ormai da anni in una sorta di piazza dello spionaggio internazionale. L’Austria naturalmente ne è più che consapevole, al pari delle grandi e medie potenze del mondo che convergono nella città che fu sede degli imperatori. Ma questa consapevolezza, dall’inizio della guerra in Ucraina, rischia di essere considerata un difetto e non più un vanto.

Il problema della legge

Lo spiega il Financial Times che, in un recente articolo, ha posto di nuovo l’attenzione sul fatto che al momento Vienna rappresenta un porto franco dei servizi segreti internazionali in cui i russi, in particolar modo, possono agire impunemente anche a scapito degli alleati dello stesso Paese che li ospita. Il motivo, come riporta il quotidiano finanziario, è da ricercare nel fatto che in Austria viene chiuso un occhio per tutte quelle attività di intelligence realizzate da funzionari stranieri finché queste non sono compiute a scapito dello stesso governo o appunto dell’Austria stessa.

L’esecutivo, secondo le fonti sentite dal Ft, fino a questo momento ha fatto in modo di evitare che in parlamento si votasse una leggere per criminalizzare tutte le attività di spionaggio compiute all’interno del Paese. E questo freno sembra essere particolarmente legato a quello riguardante la neutralità dell’Austria: principio su cui le autorità non sembrano voler derogare anche se sotto pressione interna e internazionale.

Strani misteri

Che Vienna, con i suoi palazzi eleganti vestigia del passato imperiale, sia un hub dello spionaggio non è cosa che si sa da quest’anno. Da diversi anni, le inchieste di diversi quotidiani segnalano la sua essenza di crocevia di intelligence e alcuni episodi di cronaca avvenuti nella capitale austriaca hanno alimentato la fama di palcoscenico di questa oscura rivalità tra potenze. Strani incidenti e omicidi hanno attraverso le strade della città lasciandosi dietro messaggi in codice e avvertimenti nei confronti dei nemici. Come raccontava Italia Oggi, anni fa fecero scalpore la morte di Timothy Hampton, esperto nucleare britannico trovato ai piedi del palazzo dove lavorava dopo una caduta dal 17esimo piano dell’edificio. Altra morte sospetta fu quella di Baghaollah Vossough, professore iraniano coinvolto in una strana sparatoria.

Del resto, Vienna, come sede dell’Aiea, dell’Osce, dell’Opec e di altre sedi distaccate di varie organizzazioni internazionali ben si presta a questo inquietante incrocio di attività spionistiche. Sono migliaia i diplomatici accreditati in Austria e che sono sospettati in realtà di essere agenti dei servizi. E una volta caduta la cortina di ferro, l’Unione Sovietica, la Jugoslavia e cambiato il mondo, Vienna è comunque rimasta al centro di negoziati e intrighi. Luogo perfetto dove scambiarsi conoscenze, comprare o vendere informazioni o regolare i conti con chi si considera troppo pericoloso.

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