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Victoria Nuland lascerà l’amministrazione americana. La numero due di Tony Blinken al Dipartimento di Stato, la donna famosa per il “Fuck the Eu!” pronunciato dopo la crisi ucraina del 2014 e per essere un falco dell’interventismo liberal che rappresenta la versione progressista del movimento neoconservatore, ha annunciato che uscirà dal governo di Joe Biden.

Nuland è stata sottosegretario di Stato per gli affari politici dal 3 maggio 2021 e vicesegretario di Stato ad interim dal 29 luglio 2023 nell’amministrazione Biden. Ora l’interim volge al termine: Nuland, spiega Us News, “era stata candidata a succedere a Wendy Sherman come vice segretario di Stato e aveva ricoperto il ruolo di vice ad interim dal pensionamento di Sherman sette mesi fa, ma ha perso una battaglia interna sul personale amministrativo quando il presidente Joe Biden ha nominato Kurt Campbell come vice al suo posto. Campbell è entrato in carica il mese scorso”, e ora Nuland si trovava di fronte alla possibilità di un ritorno al terzo posto nella gerarchia.

Da qui la decisione di non continuare. Il Dipartimento di Stato di Blinken ha ringraziato calorosamente “Toria” elogiandone la “feroce passione” a partire dall’esordio consolare a Guangzhou quarant’anni fa. Il titolare di Foggy Bottom ha aggiunto ribadendo l’impegno di Nuland su fronti come Sahel, Haiti e Medio Oriente nell’amministrazione in corso. Impegno, a ben guardare, difficile da definire come di successo: Nuland ha ricevuto una risposta secca dai militari golpisti del Niger ad agosto, quando si è recata in visita a Niamey chiedendo il ripristino del governo deposto, mentre in Medio Oriente, poco prima dei massacri di Hamas del 7 ottobre, indicava la normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita come via maestra per risolvere la questione palestinese e contenere l’Iran. Una profezia presto smentita dai fatti.

Nuland ha da sempre promosso come sua visione politica la priorità del contenimento in profondità degli avversari di Washington, soprattutto nello scacchiere euroasiatico. I dossier su cui è più noto il suo impegno sono quelli legati all’Est Europa. Da inviata speciale per l’Ucraina di Barack Obama nel 2014 divenne celebre per il suo “Fuck the Eu” pronunciato in una telefonata con l’ambasciatore Usa in Ucraina, Geoffrey Pyatt, sul tema della risoluzione della crisi.

Nuland in quell’occasione stigmatizzò le reticenze europee a chiudere attivamente un accordo favorevole alla transizione oltre il governo di Viktor Yanukovich a Kiev e suggerí che le Nazioni Unite, piuttosto che l’Unione Europea, avrebbero dovuto essere gli interlocutori ideali per Washington. Seguì poi il celebre insulto diventato simbolo della scarsa considerazione americana del Vecchio Continente sui grandi dossier strategici che Christiane Wirtz, vice portavoce del governo e vice capo dell’ufficio stampa e informazione del governo federale tedesco, stigmatizzò su indicazione della cancelliera tedesca Angela Merkel definendo l’affermazione della diplomatica americana “assolutamente inaccettabile”.

Per “Toria” contava blindare Kiev come partner del blocco atlantico, a qualunque costo: non a caso Nuland è stata nel contesto del sostegno americano a Kiev la figura di riferimento dell’amministrazione Obama per quella che i manifestanti chiamavano “Rivoluzione della Dignità dell’Ucraina” e i russi hanno sempre visto come un golpe, stabilendo prolifici rapporti politici.

La Nuland fino al 2016 ha mediato con Kiev preziose garanzie sui prestiti all’Ucraina , inclusa una garanzia di prestito di 1 miliardo di dollari nel 2014, e l’avvio del sostegno militare. Insieme al segretario di Stato John Kerry e al segretario alla Difesa Ash Carter, ha aperto nel 2015-2016 all’inizio delle spedizioni di armi difensive americane all’Ucraina. Tornata al governo, nel 2022 ha sostenuto l’appoggio americano a Kiev con parole di fuoco verso la Russia e Vladimir Putin.

Oggi a sostituirla nel ruolo che ricopriva ad interim è stato promosso Campbell, che ha servito come coordinatore del Consiglio di sicurezza nazionale per l’Indo-Pacifico dal 2021 al 2024. Segno di nuove priorità geopolitiche. Fatto sta che il mondo della Nuland, quello degli interventisti dem à la Hillary Clinton, non esiste più. E anche Biden, da pragmatico, ha scelto lo specialista nel problema geopolitico più dirimente, l’Asia, al suo posto.

“Ciò che rende Toria davvero eccezionale è la feroce passione che mette nel combattere per ciò in cui crede di più: libertà, democrazia, diritti umani e la capacità duratura dell’America di ispirare e promuovere quei valori in tutto il mondo”, ha scritto Blinken nel suo saluto. “Questi erano i principi che guidavano Toria quando ci incontrammo per la prima volta più di 30 anni fa”, ha aggiunto il Segretario di Stato. Sottolineando implicitamente perché Nuland, a 62 anni, è rimasta fuori dal mondo. Per la figlia del mondo unipolare la complessità della globalizzazione in frantumi è diventata troppo problematica. E ha finito per archiviare anzitempo la sua esperienza di governo. 

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